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Gantz e la sfida a Netanyahu

rassegnaPersonaggio del giorno, l’ex capo di Stato maggiore d’Israele Benny Gantz, considerato dopo la sua discesa nell’arena politica, il più temibile avversario per il Premier Benjamin Netanyahu alle elezioni del 9 aprile. Gantz è intervenuto per la prima volta pubblicamente ieri, annunciando qualcosa del suo programma e attaccando proprio Netanyahu. “Non potrà più governare se sarà incriminato”, le parole di Gantz ricordate da La Stampa, che sottolinea come il generale punti “ai voti dell’elettorato del Likud a disagio con la svolta conservatrice degli ultimi anni e inquieto per gli scandali che assediano il primo ministro”. Il Corriere sottolinea come “i sondaggi dicono che Gantz possiede il potenziale per insediare Netanyahu (38 punti di gradimento contro i 41 del premier) ma la sua formazione resta per ora a 14 seggi pronosticati, ben oltre la metà di quelli attribuiti al Likud”. Gantz, riporta Repubblica, conferma che cercherà accordi con i vicini “così come fecero il patriota Begin e il patriota Rabin”. Ma Israele dovrà negoziare da una posizione di forza perché “nel Medio Oriente non c’è pietà per i deboli”.

L’Iran non è una minaccia, dice l’intelligence Usa. Il direttore della National Intelligence Usa Dan Coats ha affermato che l’Iran non sta “conducendo in questo momento alcuna attività per sviluppare l’arma atomica” mentre la Corea del Nord difficilmente “rinuncerà alle sue testate nucleari”. “È un doppio colpo a Donald Trump – scrive La Stampa – che a giugno, dopo l’incontro con Kim Jong-un a Singapore, aveva detto che Pyongyang non era più ‘una minaccia nucleare’ e aveva puntato invece i riflettori su Teheran, accusata di voler continuare di nascosto il suo programma, nonostante l’intesa firmata nel 2015 con gli Usa e l’Europa”. Sulla Nord Corea, Gina Haspel, direttrice della Cia, nominata dallo stesso Trump, ha aggiunto: “I nordcoreani sono impegnati a sviluppare un missile con testata nucleare a lungo raggio che sarebbe una minaccia diretta agli Usa”, scrive il Corriere, spiegando che i report dell’intelligence contraddicono il presidente Usa anche sulla questione Isis ovvero affermando che non è stato debellato e continua a costituire una minaccia.

Memoria. “Se qualcuno poteva fare finta di non sapere, oggi ha meno alibi di ieri. Questo rende ancora più violento e insopportabile il negazionismo. E ancora più oltraggioso l’antisemitismo, le svastiche, il razzismo da stadio, la spensieratezza farabutta con la quale qualcuno ancora gioca politicamente con i simboli del nazifascismo, che sono i simboli della deportazione e della morte”, la riflessione di Michele Serra nella sua amaca di oggi (Repubblica). A proposito di Memoria, Furio Colombo risponde sul Corriere a un lettore con un’idea un po’ distorta del Giorno della Memoria. Repubblica Torino intervista invece Ute Lemper, che con Songs of eternity porta a Torino e Cuneo le melodie composte nei ghetti e Lager nazifascisti.

Sea Watch, storia senza fine. “Sì all’assistenza, no allo sbarco” della Sea Watch. La Corte di Strasburgo ha chiesto all’Italia di “prendere il prima possibile tutte le misure necessarie per assicurare ai ricorrenti cure mediche adeguate, cibo e acqua”. La Corte non ha però accolto la richiesta dell’ong di ordinare all’Italia lo sbarco (Repubblica). La politica italiana è divisa e il Corriere Bologna riporta il dibattito nato attorno alle parole di Alessandra Carbonaro, deputata Cinque Stelle che cita Primo Levi sui social per chiedere che si faccia sbarcare la nave: “Considerate se questo è un uomo. Fate scendere questi esseri umani”, scrive Carbonaro.

Roma, sgomberare i neofascisti di CasaPound. L’assemblea capitolina ha avviato l’iter per mettere fine all’occupazione da parte di CasaPound di uno stabile della città. Ad innescare il provvedimento, una mozione del Pd, approvata in aula a maggioranza con l’appoggio del Movimento Cinque Stelle. Si chiede al sindaco Raggi di “intervenire presso il ministero degli Interni, il prefetto e il questore” affinché lo stabile sia immediatamente sgomberato. Secondo il Corriere il ministro degli Interni Matteo Salvini frena sullo sgombero, affermando che il palazzo occupato da CasaPound non è tra le priorità al momento. A incalzare il leader della Lega, Roberta Lombardi, consigliera M5S alla Regione Lazio, “Ti presenterai anche lì con la ruspa?”.

Pisa, il silenzio violato. Vergognoso gesto del consigliere comunale di Pisa, Manuel Laurora, eletto come indipendente nelle liste della Lega, che non si è alzato al minuto di silenzio in memoria delle vittime delle Shoah. Dopo la denuncia da parte delle opposizioni, Laurora è stato espulso dall’aula “per comportamento altamente lesivo della reputazione delle istituzioni”. “Segnalerò – ha detto il sindaco Conti – ai vertici nazionali del partito, la condotta di Laurora, anche se non è un iscritto della Lega ma nelle sue liste è stato eletto: gesti simili non possono essere tollerati dentro le istituzioni” (Repubblica Firenze).

AfD, partito marcio. Da un report compilato da un’agenzia di intelligence tedesca – riporta il Foglio – risulta che fra i membri e i funzionari del partito di estrema destra AfD “circolano ‘indicazioni concrete’ per una politica diretta contro l’ordine democratico, così come le teorie antisemite di una cospirazione mondiale ebraica, e gli allarmi sui rischi per la purezza etnica della Germania lanciati, questi, dallo stesso leader del partito Alexander Gauland”.

Milano, l’incontro di Gariwo. Cardiologa bosniaca, nipote del maresciallo Tito, Svetlana Broz è tra i Giusti del Giardino di Milano per il suo impegno a favore della riconciliazione nell’ex Jugoslavia. Oggi, riporta il Corriere, sarà a Milano, ospite dell’incontro di Gariwo La memoria dei Giusti per riscoprire l’anima dell’Europa, nell’ambito delle celebrazioni per il Giorno della Memoria (Teatro Pime, via Mosè Bianchi 94, dalle 9.30 alle 12.30).

Palestinesi senza governo. Il governo palestinese guidato dal primo ministro Rami Hamdallah ha rassegnato le dimissioni, come aveva chiesto da qualche giorno il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen. “La mossa del presidente – scrive Repubblica – è stata decisa per mettere ancora di più nell’angolo politicamente il movimento di Hamas, che controlla la Striscia di Gaza. Il presidente ha detto che vuole formare un nuovo governo rappresentativo dei vari gruppi che compongono l’Organizzazione perla Liberazione della Palestina, il raggruppamento politico di cui Hamas non fa parte”.

Daniel Reichel