…femminile

Il femminile disturba perché è ciò che si apre e fa posto in sé per essere fecondato da un altro esterno a sé. Ora, il fondamentalista di ogni religione pretende che nessuno possa o debba contaminarlo, che la sua tradizione è pura da ogni influenza straniera e perfino da ogni contestualizzazione. Mette in guardia contro la mescolanza o l’eccessiva prossimità con l’infedele, lo straniero o l’eretico. Nell’ebraismo, per esempio, dice: non vivere troppo come i non-ebrei, resta fedele al modello dei tuoi avi, non ti lasciare contaminare dagli altri. Purtuttavia, talvolta, dice questo indossando abiti neri ispirati a quelli della Polonia del XVII secolo, cantando melodie sinagogali che di fatto riprendono melodie ucraine del XVIII o inni tedeschi del XIX secolo, invocando Maimonide, il cui pensiero è influenzato dalla filosofia aristotelica, o organizzando una cena annuale che nella gestualità mima un simposio greco-romano…
Nessuna tradizione è esente da “contaminazioni”, ossia da fertilizzazioni. Vale per l’ebraismo come per ogni altra cultura. La storia dell’ebraismo si è nutrita di altre culture che ha saputo metabolizzare in una sua maniera particolare e trasformare per farle sue. Ogni identità è porosa e osmotica finché è viva. E’ così che una tradizione può creare del nuovo e restare pertinente. Ha semplicemente il dovere di essere una matrice a partire dalla quale potranno svilupparsi generazioni che si percepiranno in continuità con le precedenti, apportando nel contempo dell’inedito nel mondo.
In rapporto a ciò, il fondamentalismo è un rifiuto dell’espansione, che pretende che il testo abbia già detto tutto e che solo le interpretazioni passate siano valide. In pratica si tratterebbe solo di ripetere ciò che è già stato detto. Ma la sola eternità di un testo sacro è la sua forza di “crescere e moltiplicare”, ossia di assicurare il suo rinnovamento di senso in una fecondità di lettura. Colui che, per fatica o pigrizia, e perfino per idolatria del proprio maestro, ripetesse ciò che altri hanno detto senza tentare di vedere più chiaro da sé, porterebbe pregiudizio a quella forza.

(Dal volume pubblicato da Giuntina nel 2017 “Come i rabbini fanno i bambini. Sessualità, trasmissione, identità nell’ebraismo”, della rabbina Delphine Horvilleur, che esercita la propria funzione nel Movimento ebraico liberale di Francia)

Giorgio Berruto

(7 febbraio 2019)