Orizzonti – Praga, ricordando Jan Palach e l’innocenza perduta
“Perché l’estrema destra italiana ha organizzato a Verona un evento per Jan Palach? Ce lo chiediamo tutti qui a Praga. Lui si rivolterà nella tomba, non era affatto di destra, era anti-sovietico”. Roman siede con gli amici del movimento “Pulse of Europe” a un tavolino del caffè Kavarna Mlynska, birre ceche, luci color miele, “il covo dell’opposizione’; come lo chiamano i giovani avventori: un fermo immagine che trasuda Novecento affacciato sull’irruento fiume Vltava. Il momento, per chi, come questi quarantenni, ci crede profondamente, è solenne: tra poche ore porteranno nell’immensa piazza San Venceslao candele e vessilli europei per commemorare il 50° anniversario del sacrificio del più iconico dei loro connazionali, la torcia umana sulla cui inequivocabile eredità si accapigliano oggi libertari, anti-comunisti, globalisti e neo-nazionalisti. Il fotogramma successivo segna la data di mercoledì 19 gennaio 2019, freddo glaciale, cielo plumbeo, la piazza su cui si moltiplicano le insegne dei brand internazionali sconosciuti mezzo secolo fa che, elastica, assorbe tensioni, nostalgie, le lacrime stanche della vecchia guardia coetanea di Vaclav Havel e quelle delle nuove generazioni distanti tanto dai padri cimentatisi con troppe incertezze nella transizione democratica quanto dal presente di un Paese schierato con il sovranismo di Visegrad. «L’Unione Europea ci ha salvati dal passato ma al momento non è molto popolare e quelli come noi si riuniscono quasi fossero dei sovversivi, il pensiero dominante non guarda a Bruxelles come la casa comune ma come il nuovo potere esterno che minaccia l’autonomia patria imponendoci tasse e magari anche migranti» nota l’operaio cinquantenne Tomasz immerso nella folla intabarrata che sfila lungo il percorso compiuto da Jan Palach prima di accasciarsi a terra davanti al Museo Nazionale, laddove oggi c’è un piccolo memoriale con una croce incassata nel marciapiede. Dai berretti calzati sugli occhi spuntano molti capelli bianchi ma si vedono anche dei giovani e sono quelli che, più degli altri, si fermano a leggere le didascalie in ceco della mostra fotografica all’aperto sulla Storia recente, la primavera di Praga, la protesta degli studenti Jan Palach e Jan Zajic, i funerali celebrati il 25 gennaio 1969 alla presenza muta di centinaia di migliaia di persone, i carri armati del Patto di Varsavia e le cronache degli arresti di massa susseguitisi a singhiozzo fino alla rivoluzione di velluto del 1989, ancora qui, in San Venceslao. Sono passati cinquant’anni e la Repubblica Ceca, scommettendo sui vincitori morali della sfida con l’Urss per abbandonarli troppo presto a favore delle nuove sirene putiniane, ha perso l’innocenza una seconda volta. Roman, Tomasz e Jiri sono colpiti dalla presenza degli attivisti dell’associazione “EuropaNow” arrivati dall’Italia con le bandiere blu a dodici stelle per omaggiare “un eroe europeo”. Ascoltano il portavoce Maurizio D’Amore spiegare che «con il nazionalismo risorgente è importante testimoniare a Praga come Jan Palach non sia solo un’icona ceca, perché il patto su cui si fonda l’UE affonda le sue radici nella memoria delle tragiche esperienze del XX secolo e nella lotta al totalitarismo». Jiri annuisce, dice la generazione precedente ha sbagliato nell’accorpare persone che condividevano solo la comune fede antisovietica senza costruire un patto sociale più ampio. «Cosa possiamo fare adesso per non scendere dal treno preso al volo dopo il1989?», chiede chi si ferma incuriosito da queste bandiere gialle e blu in mezzo al mare di quelle ceche. “EuropaNow” segue un percorso ideale e fisico che, accompagnando anche il tour europeo della rock band Subsonica, ha fatto tappa a Parigi, Berlino, Bruxelles, Dublino, nei prossimi mesi sarà a Danzica, Londra, Ventimiglia. Roman e i suoi compagni impiegati, ricercatori universitari, lavoratori di classe medio bassa, partirebbero se ne avessero le possibilità economiche. Gli stipendi nella Praga senza l’euro sono poco più della metà di quelli europei
Francesca Paci, Stampa Origami, 7 febbraio 2019