“25 Aprile, secondo Risorgimento”
“La festa del 25 Aprile ci stimola a riflettere come il nostro Paese seppe risorgere dopo la tragedia della seconda guerra mondiale. Un vero secondo Risorgimento in un Paese materialmente distrutto e gettato nello scompiglio dal regime fascista nemico e da quello monarchico”.
Le parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella segnano la vigilia delle festa della Liberazione, anche quest’anno caratterizzata da momenti di tensione, da strumentalizzazioni politiche e da una aperta provocazione di stampo fascista, opera di alcuni tifosi della Lazio in trasferta a Milano.
È sui fatti di Piazzale Loreto, ultimo di una serie di episodi che vedono mondo ultrà ed estrema destra a braccetto, che si concentra l’attenzione di molti. L’invito in generale è a non sottovalutare quanto accaduto, opera di pochi ma specchio di un inquietante scenario che va consolidandosi anche lontano dalle curve.
Si legge ad esempio sul Corriere: “Quella mini-parata in piazza, proprio perché maturata in un ambito para-calcistico, diventa l’esempio plastico di quel che può comportare una concezione della storia ridotta a derby; la conseguenza visibile e scioccante di schieramenti e ideologie declassate a tifo, prese a pretesto per marcare una presenza e proclamare identità che, pur di affermarsi, rinnegano la memoria collettiva di un Paese”.
Sulla vicenda interviene anche Andrea Monti, direttore della Gazzetta dello Sport, che in un editoriale scrive: “Si può tentare di sdrammatizzare la vicenda considerando la montagna di beceraggini di cui il tifo malato è produttore inesauribile. Minimizzarla no. Ciò che spaventa non è il fantasma remoto di un nuovo fascismo da stadio, bensì la faciloneria con cui la politica e la società ne mutuano lo stato d’animo e talvolta il linguaggio”.
Braccia tese e cori lugubri. Così, racconta Repubblica partendo dall’episodio milanese, “la galassia nera ha rialzato la testa”. In un articolo in cui si documentano le iniziative neofasciste in programma in tutta Italia per il 25 Aprile si legge: “Come le squadre di Mussolini marciavano per marcare il territorio, così i nipotini del duce si infilano nel varco aperto dai sovranisti di governo e lo riempiono della loro propaganda revisionista”.
Intervistata dal Corriere, la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati afferma: “Il 25 Aprile è una data simbolica che evoca e racchiude i valori fondanti del nostro Paese ed esalta pilastri immateriali su cui è stata eretta la nostra Repubblica: libertà, pace e democrazia. Celebrarlo oggi significa continuare a ricordare l’orgoglio e lo spirito di sacrificio di un popolo che ribellandosi contro i totalitarismi ha trovato la forza di farsi nazione”.
Mentre il presidente della Camera Roberto Fico al Fatto Quotidiano dice: “Il 25 Aprile è fondamentale, perché ci racconta le basi su cui si fonda la nostra democrazia. Io rappresento le istituzioni di un’Italia antifascista, democratica e repubblicana”.
Il corteo nazionale si terrà come di consueto a Milano. Ma anche a Roma, tra le tante città sotto i riflettori, sono previste presenze significative e in particolare alle iniziative che ricorderanno il contributo degli ebrei italiani e della Brigata ebraica alla Liberazione. Anche quest’anno le insegne del corpo di volontari giunti dall’allora Palestina mandataria, più volte oggetto di orribili insulti, non sfileranno insieme al corteo dell’Anpi. È comunque previsto nel pomeriggio un ricordo comune in Campidoglio. “Io spero che già oggi le distanze vengano colmate e ci sia un momento di condivisione” dice Fabrizio De Sanctis, presidente dell’Anpi Roma, le cui parole vengono riportate da Repubblica.
Sempre a proposito del 25 Aprile, in un interessante intervento sulla Stampa lo storico Amedeo Osti Guerrazzi mette in guardia contro la proliferazione di testi revisionisti che puntano a riscrivere la storia. “Il metodo di questi scritti revisionisti – spiega – è sempre lo stesso, e ricorda molto quello dei negazionisti dell’Olocausto: ci si attacca a un episodio particolare, a uno sbaglio, a un crimine commesso da un partigiano per attaccare in toto l’intero movimento”.
In libreria “Ciò che possiamo fare”, di Lella Costa, dedicato alla figura di Edith Stein. “La santa ribelle che sognava un’altra Europa” titola il Corriere, che al libro pubblicato da Solferino dedica una pagina nella Cultura. La conversione al cattolicesimo di Edith, nata ebrea e uccisa ad Auschwitz, viene descritta come una svolta rivoluzionaria.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(25 aprile 2019)