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Pagine Ebraiche al Salone di Torino
Primo Levi e la natura: “Amore unilaterale”

leviferrero

Ultimi appuntamenti al Salone di Torino dedicati a Primo Levi, sotto l’etichetta Festa mobile, Questo è un uomo. In sala Granata al Padiglione del Lingotto è Ernesto Ferrero, presidente del Centro Internazionale Studi dedicato al “Poliedro Levi”, a dar voce allo “Zoo di Primo Levi” in veste di curatore per Einaudi della raccolta Ranocchi sulla luna e altri animali.
Ferrero racconta e legge le pagine che lo scrittore ha dedicato agli animali, con la curiosità di uno sguardo ammirato e divertito, mai sentimentale o antropomorfo. “L’interesse per il mondo animale fa parte dei suoi interessi enciclopedici e della sua curiosità onnivora”, spiega Ferrero. “Tutto vedeva e tutto approfondiva, anche se poi minimizzava il suo sapere, in un certo senso lo occultava”. Più che di interesse, bisogna parlare di passione o come scrive Levi “amore unilaterale per la natura in blocco” perché metafore di tutti i vizi e di tutte le virtù degli uomini.
L’immersione nel mondo naturale inizia da pagine autobiografiche che descrivono i mesi estivi che Primo trascorreva nelle campagne piemontesi: l’osservare un pipistrello, un grillo talpa, “mostriciattolo pingue ripugnate”, la forma delle libellule “perfette macchine da guerra”, addirittura una sanguisuga “aggraziata nel suo nuoto ondulante”, incuriosivano il giovane Primo e lo tenevano lontano “dall’abominio sadico dei compiti delle vacanze”. E poi i verdi scarabei, le formiche e i girini, e la loro affascinante metamorfosi: “la muta dei girini, un mistero come una nascita e una morte” o meglio definita da Levi alla stregua di una “brusca e brutale pubertà”.
Lo sguardo dell’analitico scrittore si rivolge poi agli animali domestici: “Sono come noi, ma senza coperchio”, scrive Levi, che osserva per trarre ispirazione in quanto “metafore ed iperboli pronte all’uso”, alla ricerca di una loro maggiore comprensione, di un linguaggio con cui potersi interfacciare. È la volta del ragno che, meticoloso, costruisce “una tela raggiata, simmetrica e conferme a un rigido modello”, descrivendone i riti di corteggiamento e accoppiamento fino a toccare i confini tra “la cronaca nera e l’opera buffa”. Diverso per i grilli in amore: si tratta di un “duetto paziente e casto” un corteggiamento per via musicale che si basa su un’esatta sintonia acustica. E poi ancora l’intervista del giornalista ad una talpa, che ha rinunciato alla vista in cambio di un udito più potente di quello umano “su scala logaritmica”. Per chiudere con i versi dedicati all’ostrica che dialoga con l’uomo “io cementata al mio scoglio”.

Alice Fubini

(13 maggio 2019)