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Ebrei italiani nel Levante

voghCompletato nell’aprile 1948, a poche settimane dalla nascita dello Stato di Israele, il volume di Attilio Milano “Storia degli ebrei italiani nel Levante” (ed. originale Rassegna Mensile di Israel 1948, ora ripubblicato dalla Fondazione CDEC e dalla Comunità ebraica di Venezia per i tipi de “ilprato”, 2019) ha un’esplicita e voluta impronta nazionale. “Per cominciare – scrive Francesca Trivellato nella prefazione – Milano scelse come parola chiave del titolo Levante, non Palestina. Inoltre, dedica ben dieci degli undici capitoli del libro non solo a Salonicco e Costantinopoli, le capitali dell’ebraismo nel mondo ottomano, ma anche a Beirut, Damasco, ovviamente Safed e molti altri centri minori dell’odierno Medio Oriente. Solo al termine di questa ampissima carrellata Milano si sofferma sulla figura di Theodor Herzl, che per altro ritrae come un punto di svolta più che la culminazione di un processo auspicato se non inevitabile”.
Prima di dedicarsi a una più estesa storia degli ebrei italiani che vedrà poi la luce nel 1963 per la casa editrice Einaudi, Attilio Milano decise di tentare una possibile definizione di “ebrei italiani” a partire da uno sguardo nel medesimo tempo esterno e interno. L’esilio dalla terra italiana cui era stato costretto dopo l’emanazione delle leggi razziste del 1938 lo aveva condotto alla scelta convinta del ritorno in Terra d’Israele. E tuttavia proprio da quella lontananza sorgeva forte la necessità interiore di definire prima di tutto se stesso – e poi gli ebrei che nel corso del tempo dalla Penisola italiana avevano scelto la strada dell’oriente – come ebrei italiani. Italiani, quindi, perché si trovano al di fuori dello spazio geografico di origine e sono portatori di tradizioni religiose, musicalità, visioni culturali, lingue differenti da quelle che trovano nelle terre del Levante che li ospitano.
“L’emigrazione – scrive ancora Trivellato – come prisma identitario. Il punto di partenza implicito di questo saggio pionieristico e poco noto è la comprovata ipotesi secondo cui solo lo spostarsi geografico fa scoprire radici caratteristiche comuni di gruppi e sottogruppi”.
Su queste premesse Attilio Milano costruisce un piccolo gioiello storiografico, che se certamente risente della distanza cronologica sul piano dell’aggiornamento delle ricerche e delle metodologie, agli editori è parso meritevole di essere riproposto al pubblico per numerosi motivi. Innanzitutto la straordinaria capacità di sintesi, che permette di presentare al lettore digiuno di nozioni storiche un panorama completo sulla presenza degli ebrei provenienti dall’Italia e insediati nelle terre del Mediterraneo orientale a partire dal ‘200. In secondo luogo la capacità dell’Autore di valorizzare le diverse anime regionali, sociali e culturali dell’ebraismo italiano nella storia, offrendo un panorama plurale che – se guardato dall’osservatore contemporaneo – non può che aiutare a riflettere da una solida prospettiva storica sul pluralismo delle esperienze umane che si intrecciano nella nostra realtà presente.
Il volume di Attilio Milano è il primo della nuova collana editoriale “Scale Matte” che propone al lettore italiano la riscoperta di testi “nascosti”, che ci aiutano a riflettere sulle vicende dell’ebraismo italiano, valorizzandole e attualizzandole in un gioco di specchi che ci rimanda all’oggi, partendo anche da lontano.

Gadi Luzzatto Voghera, Direttore Fondazione CDEC

(7 giugno 2019)