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La normativa ebraica

momiglianoLa memoria dei disastri determinati dalle leggi razziste anche sul piano accademico, che in epoca recente trova ampio rilievo, potrebbe forse trovare un ulteriore significativo campo di espressione attraverso l’incentivo ad aprire uno squarcio di conoscenza del diritto ebraico, particolarmente nei campi di più stretta attinenza con i problemi di concreta attualità. È un peccato che del più ampio spazio normativo che contraddistingue l’insegnamento della Bibbia, i 613 precetti che la tradizione ebraica individua nella Torà, la nostra conoscenza – e a maggior ragione quanto rappresentiamo al mondo non ebraico – per lo più si limiti di fatto ai precetti di carattere rituale, specificatamente religiosi, come il Sabato e i giorni festivi, o l’alimentazione kasher, o si estenda a pochi comandamenti di carattere sociale e morale, per lo più quelli maggiormente noti anche dall’etica razionale. Rimane trascurato, se non del tutto ignorato, l’enorme sviluppo che ha avuto la normativa ebraica in tanti altri ambiti, a cominciare dalla parte del codice Shulchan Aruch (R. Yosef Caro, sec 16°) denominata Choshen Mishpat, “Pettorale del Giudizio”, con riferimento, tra l’altro, a relazioni commerciali e contrattuali di vario genere, danni e responsabilità civili, rapporti di lavoro, diritti di produzione. Si tratta di argomenti di assoluta attualità, che sono oggetto di continuo approfondimento negli studi rabbinici, in relazione e confronto con le normative e la prassi vigente, particolarmente nei paesi del mondo occidentale e in Israele. Riconoscere la piena vitalità del mondo ebraico significa anche conoscere come problemi attinenti ai più diversi aspetti del mondo economico e del lavoro siano stati – e siano ancora affrontati – studiando ed elaborando antichi testi rabbinici nel confronto con la realtà in continua evoluzione.

Rav Giuseppe Momigliano

(12 giugno 2019)