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Il Labour divorato dai veleni dell’antisemitismo

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Il problema dell’antisemitismo nel partito laburista britannico non è solo legato alle posizioni controverse del leader Jeremy Corbyn. È un problema diffuso, che coinvolge l’intero partito in cui si respira un’atmosfera tossica. Non è un caso se nel maggio scorso la Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani (EHCR) del Regno Unito abbia deciso di aprire un’indagine formale per stabilire se il Labour “ha illegalmente discriminato, molestato o perseguitato persone per il fatto di essere ebree”. In attesa dei risultati dell’indagine – a cui il partito ha detto di voler collaborare pienamente – a scuotere l’ambiente della sinistra britannica è l’autorevole programma della Bbc Panorama: in un’inchiesta dal titolo “Il Labour è antisemita?”, in cui si alternano testimonianze di membri ebrei del Labour e di otto ex dipendenti del Dipartimento reclami e controversie del partito, emerge un quadro inquietante, fatto di episodi di antisemitismo e di ingerenze dall’alto – dall’ufficio di Corbyn – per evitare che alcuni dei responsabili venissero puniti.
“Per più di tre anni, la comunità ebraica e gli attivisti antirazzisti di ogni provenienza hanno implorato la leadership del Partito Laburista di adottare un approccio di tolleranza zero nei confronti dell’antisemitismo. Durante questo periodo si è detto molto, ma si è fatto poco. – le parole del rabbino capo di Gran Bretagna Ephraim Mirvis – Ascoltare le rivelazioni di otto persone coraggiose a Panorama della BBC, sul disprezzo con cui la dirigenza del partito laburista affronta il problema dell’antisemitismo, deve essere un momento di svolta in questa agonizzante saga. Non si tratta più dell’incapacità della leadership di affrontare il flagello dell’antisemitismo, ma della sua diretta complicità”. Rav Mirvis è tornato così a chiedere al partito d’opposizione di intervenire seriamente nei confronti del problema dell’antisemitismo interno, per lo più legato alla delegittimazione d’Israele e alla retorica antisionista. Ancor più dura la denuncia del Board of Deputies of British Jews che punta il dito anche contro il tentativo della leadership laburista di nascondere il problema. “Piuttosto che tentare di applicare accordi immorali di non divulgazione e fare patetici tentativi di incolpare tutti tranne se stessi, il partito dovrebbe agire per eliminare questa terribile macchia. – scrive l’organizzazione rappresentativa degli ebrei d’oltremanica – Fondamentalmente, le loro deboli scuse sono smentite dai risultati, con i trasgressori lasciati andare senza punizioni o con punizioni lievi, come è stato evidente nei recenti casi di Chris Williamson e Peter Willsman, persone considerate alleate di Corbyn”. Williamson e Willsman sono al momento sospesi proprio per questioni legate all’antisemitismo ma la loro situazione non è ancora stata definita mentre, denuncia l’ente ebraico, l’espulsione di Alastair Campbell – ex portavoce di Tony Blair che aveva criticato espressamente Corbyn e compagni – è stata immediata. “Viste le continue e evidenti carenze nei processi disciplinari, è difficile sfuggire alla conclusione che Jeremy Corbyn, Seumas Milne e Jennie Formby sono personalmente responsabili di aver trasformato un grande partito antirazzista in una pozzo di antisemitismo”.
Alle stesse conclusioni del Board of Deputies arriva l’analisi di Anshel Pfeffer su Haaretz, secondo cui: “quello che l’episodio di Panorama ha mostrato è che il Partito Laburista pre-Corbyn era un movimento seriamente antirazzista, composto da funzionari fondamentalmente per bene. Sotto il culto corbinista che sostiene di essere ‘antirazzista’, è diventata un’entità diversa”. “Ciò che ha lasciato senza fiato nell’ora di trasmissione – scrive Pfeffer – non sono stati i dettagli delle ormai note associazioni di Corbyn con negazionisti della Shoah e complottisti antisemiti; è stata l’angoscia provocata agli stessi funzionari di partito dalla marea di odio anti-ebraico che ha travolto il partito dopo la sua salita al potere”. Secondo Pfeffer l’arrivo di Corbyn nel 2015 ha di fatto cambiato la natura del Labour, facendolo diventare un luogo dove si respira “un’atmosfera tossica”, come denunciava un report interno – rimasto inascoltato – e firmato da Shami Chakrabarti nel 2016.
In aprile il Sunday Times ha riferito che i laburisti hanno ricevuto 863 denunce per antisemitismo contro i membri del partito, compresi consiglieri. Più della metà dei casi sarebbero rimasti irrisolti, afferma il quotidiano, che spiega di aver avuto accesso a email riservate sul caso. Nell’articolo si spiega che una trentina di persone sono state espulse mentre membri del partito che online hanno dichiarato che “gli ebrei sono il problema” o fatto saluti nazisti non sono stati nemmeno sospesi.
Allora, come dopo il programma della Bbc, Corbyn e i vertici a lui vicini hanno negato ogni accusa, affermando di essere determinati a sradicare questo “cancro sociale” dal movimento e dalla società. Il partito ha dichiarato di aver raddoppiato il numero di persone dedicate al trattamento dei reclami e che gli episodi di antisemitismo sarebbero stati trattati quattro volte più velocemente da quando Jennie Formby – accusata dai funzionari intervistati da Panorama di essere la prima ad ostracizzare il loro lavoro – è diventata segretario generale nel marzo 2018. Nel comunicato si sminuiscono le denunce degli ex dipendenti e viene affermato che Corbyn avrebbe affrontato proattivamente l’antisemitismo all’interno del partito in varie comunicazioni dirette: “È semplicemente falso dire che c’era un numero significativo di contrasti su ciò che costituisce antisemitismo”.
La frattura interna si sta però allargando: dopo l’abbandono di una decina di parlamentari – tra cui alcuni ebrei – proprio per l’atteggiamento di Corbyn nei confronti delle discriminazioni e della posizione sulla Brexit, altre voci si stanno aggiungendo nel settore dei critici. Una trentina di persone – tra cui diversi funzionari laburisti – in queste ore, raccontano i quotidiani britannici, hanno deciso di testimoniare davanti alla Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani per denunciare l’antisemitismo interno. Il tutto scatenato dall’inchiesta giornalistica della Bbc, in cui uno dei funzionari ha detto di essere arrivato a pensare al suicidio per il clima di intimidazione e ostracismo nel team del Dipartimento reclami e controversie. Ben Westerman – l’unico membro del team ebreo – ha raccontato che mentre indagava su un caso a Liverpool, gli era stato chiesto, da dove venisse. “Non capivo e mi hanno chiesto: Vieni da Israele?”.
“Un partito seriamente intenzionato a combattere l’antisemitismo tra le sue file, sarebbe lieto di ricevere aiuto. – scrive il Jewish Chronicle – Un partito che dovesse scegliere di rimanere antisemita lascerebbe gli antisemiti al loro posto e attaccherebbe chi cerca di affrontarli. In altre parole, si comporterebbe esattamente come si è comportato il partito laburista. Il che ci porta, ancora una volta, alla questione di quei laburisti che non sono antisemiti”. Secondo il Chronicle chi, come ad esempio il sindaco di Londra Sadiq Khan – che ha espresso la propria solidarietà al mondo ebraico dopo le denunce di Panorama – dovrebbe lasciare il partito perché oramai corrotto sin dalle basi. “Nessun antirazzista può rimanere in buona coscienza in un partito guidato da un antisemita che si circonda di odiatori ebrei, per non parlare di mettere al potere queste persone”.

Daniel Reichel @dreichelmoked