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Governo d’unità nazionale,
l’ipotesi per Israele

rassegnaIl destino politico di Israele al centro dell’attenzione dei quotidiani italiani. Tutti i giornali dedicano infatti oggi ampio spazio e analisi al risultato elettorale israeliano e sottolineano la situazione di stallo con il partito di Benny Gantz, Kachol Lavan, avanti di un seggio rispetto al Likud del Premier Benjamin Netanyahu, 33 seggi a 32. Nessuno dei due partiti ha la maggioranza e ora, come scrivono tra gli altri Repubblica e Corriere della Sera, l’ipotesi più probabile è un governo di unità nazionale con Likud e Kachol Lavan assieme e con l’incognita Netanyahu: Gantz aveva posto il veto a un esecutivo con il Premier ma il Likud non sembra intenzionato ad abbandonarlo.

Netanyahu al tramonto? “Se si trattava di un referendum su Netanyahu, ed è stato un referendum su Netanyahu, ebbene: Netanyahu ha perso”, l’analisi del demografo Sergio Della Pergola, che, intervistato da Avvenire, sottolinea come il leader del Likud esca ridimensionato dalle urne da cui sperava di ottenere una maggioranza per guidare il paese. Netanyahu – che secondo l’emittente israeliana Kan non avrebbe scartato l’idea di un ritorno alle urne – è effettivamente preoccupato del suo futuro e lo dimostra la scelta di cancellare la visita all’Assemblea generale dell’Onu a New York prevista per la prossima settimana. E anche l’atteso bilaterale con Donald Trump. “È emergenza totale”, scrive La Stampa. “Tramonto di un capo: Israele non lo vuole più ma non sa farne a meno”, scrive Aldo Cazzullo in un lungo editoriale sul Corriere in cui sottolinea le divisioni interne all’elettorato tra chi sostiene Netanyahu e chi vuole rimandarlo a casa (ne parla anche Bernardo Valli su Repubblica). Il leader del Likud, secondo Anshel Pfeffer (Repubblica)– che di Netanyahu ha scritto una biografia -, sarà costretto a scendere a compromessi per rimanere in sella e l’erosione del suo potere è dovuto ad alcuni fattori: “Diversi gruppi hanno spostato le loro preferenze: piccoli gruppi, ma sufficienti a far scivolare l’ago della bilancia. – afferma Pfeffer – Penso ai laici di destra: stanchi delle concessioni agli ultraortodossi, lo hanno abbandonato in favore di Lieberman. O agli arabi, che sono andati alle urne più numerosi che ad aprile. Ha perso pochi seggi, ma questo ha creato un vuoto incolmabile”. Secondo l’ex direttore di Haaretz Dov Alfon – intervistato dal Fatto – anche il Likud considera Netanyahu un problema ma nessuno ha la forza di scalzarlo. Il Foglio predice per l’attuale premier israeliano invece un destino simile a quello di Ben Gurion: “David Ben Gurion dopo dieci anni di potere, al top della popolarità, fu costretto a cedere la guida. E ha finito i suoi giorni nel deserto. Bibi farà lo stesso?”, afferma Amnon Lord, ex direttore del giornale Makor Rishon al quotidiano.

La scommessa vinta di Lieberman. In Israele come in Italia l’uomo dato come vero vincitore di questa tornata elettorale è Avigdor Lieberman, capo del partito Yisrael Beitenu, che ha raddoppiato i seggi alla Knesset puntando sul voto laico. “Con la Knesset ancora in stallo, punta a un governo a tre: lui, Gantz e il Likud. – spiega La Stampa, facendo un profilo di Lieberman – Un ‘governo nazionale liberale ed allargato’, senza i religiosi. Insiste sull’arruolamento degli ortodossi, su una legge che imponga trasporti pubblici durante lo Shabbat, sui matrimoni civili. È l’ago della bilancia”. “Il lupo sovietico che ha travolto il suo ‘creatore’”, la definizione che ne dà il Corriere.

Le prove dell’attacco iraniano contro i sauditi. Il bombardamento della raffineria Aramco di Abqaiq “è stato un attacco iraniano”, classificato come “atto di guerra”. Ad affermarlo, il segretario di Stato americano Mike Pompeo. Parole che sembrano aprire a un possibile scontro sul terreno. Finora però, spiega La Stampa, il presidente Trump si è limitato ad annunciare nuove sanzioni. “Se dovremo fare qualcosa, la faremo senza esitazione. Abbiamo molte opzioni, inclusa quella finale”, le parole di Trump, riferendosi alla guerra.

Primo Levi a Torino. “Rileggere Primo Levi per salvare la democrazia”, è l’invito sulle pagine del Corriere Torino di Ernesto Ferrero, presidente del Centro internazionale di Studi Primo Levi di Torino. Quest’anno, ricorda il quotidiano, cade il centenario dalla nascita del grande scrittore (a cui Pagine Ebraiche ha dedicato il dossier di settembre) e il Centro Studi a lui dedicato “ha deciso di lanciare un appello, non solo alle istituzioni ma ai cittadini, per cercare di trovare insieme uno spazio aperto al pubblico per poter rileggere le sue opere, riascoltare la sua voce, osservare da vicino gli strumenti e i materiali di lavoro, compreso un vecchio Macintosh su cui scriveva” (Corriere Torino e La Stampa Torino).

Milano, appuntamento al Memoriale. Repubblica Milano presenta la rassegna “Pensieri di libertà – Memoria del passato, immaginazione del presente”, organizzato al Memoriale della Shoah della città. Primo appuntamento, la presentazione del libro di Walter Barberis Storia senza perdono (oggi alle 18.30).

Iran fuori dal tatami. L’Iran è stato sospeso dalla federazione internazionale del judo perché ai Mondiali di Tokyo aveva impartito l’ordine a Saeid Mollaei (81 kg), prima dell’incontro col campione olimpico Khasan Khalmurzaev, di non gareggiare per evitare il rischio di affrontare poi in finale l’israeliano Sagi Muki. Mollaei non ha obbedito (Gazzetta dello Sport).

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked