Controvento – Il mecenatismo oggi
Il mecenatismo culturale è un universo sommerso. Basti qualche cifra. In Europa ci sono ben 147.000 Fondazioni, che erogano annualmente circa 60 miliardi di euro (fonte: Foundation Center, Donors and Foundations Networks in Europe). A queste, si aggiunge la filantropia individuale in forte crescita in tutto il mondo.
In Italia la filantropia muove 9,1 miliardi di euro all’anno in elargizioni, di cui 7,2 miliardi da donazioni individuali e 1,88 miliardi da fondazioni e imprese (fonte: Changes, 2018).
La “regina” di questo settore è Elisa Bortoluzzi Dubach, originaria di Varese ma sposata con uno svizzero e residente a Zugo. Da più di 25 anni è il trait-d’union fra i maggiori protagonisti della scena filantropica internazionale, le istituzioni pubbliche e i privati. Una professione innovativa che ha creato dal nulla con impegno, entusiasmo e costanza, e che l’ha portata a insegnare in università e istituzioni prestigiose in Svizzera, Italia, Germania e a svolgere attività internazionale di consulenza per aziende, governi, amministrazioni e soprattutto mecenati desiderosi di creare Fondazioni o di migliorare le prestazioni di quelle già esistenti. E anche, nel tempo libero che non si capisce quando è, a collaborare a giornali e riviste del settore e a scrivere libri.
Sorriso contagioso, volontà di ferro, Elisa è un vulcano di creatività, coniugata con conoscenza enciclopedica e rigore svizzero, al servizio di un settore, quello della filantropia, che sta vivendo negli ultimi anni una trasformazione epocale: ovvero il passaggio dalla gestione famigliare e privatistica a una gestione basata su modelli organizzativi professionali attenti alle ricadute degli investimenti , e che impiega personale specializzato e retribuito per la selezione e la gestione delle attività. Si è insomma capito che la generosità non è più solo uno slancio individuale, ma, almeno quando si parla di grandi patrimoni, deve essere affrontata con spirito imprenditoriale. Le cene di gala e i thé con pasticcini sono insomma un retaggio del passato remoto.
Per divulgare questi criteri, Elisa organizza convegni ed eventi in cui riunisce mecenati e artisti per uno scambio costruttivo di esperienze e di idee.
Il prossimo, “Sinfonie di intenti: passioni, visioni e progetti di mecenatismo culturale”, avrà luogo presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano il 18 ottobre 2019. Mecenati illustri come Diana Bracco, presidente della omonima Fondazione, Francois Geinoz, presidente di proFonds, l’Associazione mantello delle fondazioni svizzere di pubblica utilità, Peter Spinner, presidente della Fondazione Animato per giovani musicista, Hans-Albert Courtiel, fondatore e presidente della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra, Cristina Owen –Jones, Goodwill Ambassador dell’Unesco, Fernanda Giulini, grande collezionista di strumenti musicali antichi, socio fondatore di Milano per la Scala e presidente dell’Ente per le ville versiliane, si incontreranno con musicisti e dirigenti del Conservatorio per riflettere su come si possa impostare un rapporto di successo facendo coincidere la visione e la motivazione dei donatori con le necessità delle istituzioni. E analizzando le sfide che un fenomeno antico come il mecenatismo musicale (che consentì a compositori come Bach, Mozart, Cajkovskij di vivere e lavorare) deve affrontare nel contesto contemporaneo, sollecitando un dialogo attivo tra benefattori e beneficiari ed esplorando strategie e paradigmi di intervento (per informazioni e iscrizioni: qui).
Elisa, qualche consiglio per chi vuole rivolgersi a un Fondazione per promuovere la propria attività.
“È importante costruire un rapporto di fiducia e per far questo ci vuole tempo, pazienza e cura del dettaglio. Prima di avviare il contatto bisogna comprendere le motivazioni che inducono il mecenate a sostenere un progetto, le sue esperienze, emozioni, stati d’animo e soprattutto lo scopo della sua attività filantropica: un’analisi accurata del suo ambiente e della sua rete di relazioni permette di formulare richieste che meglio corrispondono ai suoi desideri. Ci vuole insomma un attento lavoro di approfondimento e pianificazione prima di formulare una qualsivoglia richiesta, anche piccola. E questo spesso non viene preso in considerazione. Si bussa disordinatamente a tutte le porte, invece che concentrarsi su quelle giuste. Un altro suggerimento, che sembra banale ma non lo è affatto, è quello di dimostrare gratitudine verso il mecenate anche una volta chiuso il progetto. Troppo spesso si incassano i soldi e ci si dimentica persino di dire grazie”.
E a chi vuole assicurarsi ricadute positive dei propri investimenti in beneficenza, che cosa suggerisci?
“1. Definire le proprie aspettative in modo chiaro, sia in termini di sviluppo del progetto sia in termini di ritorno.
2. Portare nella partnership non solo il denaro, ma tutti quegli aspetti di carattere manageriale che spesso mancano a chi fa volontariato e sono invece indispensabili per raggiungere il successo.
3. Sviluppare strategie condivise che includano tutti gli attori coinvolti, giornalisti inclusi.
Tutto questo fa del mecenatismo una partnership collaborativa nell’interesse di chi dona, di chi riceve e soprattutto della riuscita del progetto”.
Viviana Kasam