Teshuvà

sara valentina di palmaUna mishnà racconta che durante l’anno ci sono quattro occasioni in cui il Signore giudica il mondo: a Pesach per il prodotto dei cereali, a Shavuot per la frutta dell’albero, a Rosh HaShanà per tutti gli esseri viventi, ed infine a Sukkot per l’acqua piovana (Talmud Bavlì, Trattato di Rosh HaShanà, 16a). Tra le creature, dunque, anche l’uomo viene giudicato a Rosh HaShanà, sebbene ci sia tempo fino a Kippur perché ne sia decretata la pena – o secondo altre interpretazioni per attenuarla. Come premio ai genitori facenti funzione di autisti per portare i figli al Talmud Torà, all’uscita arrivano le domande insidiose, a trabocchetto, dei bambini: perché abbiamo ascoltato lo shofar stando prima a sedere e poi in piedi? Ma nei dieci giorni che abbiamo tra Rosh HaShanà e Kippur, è più difficile chiedere perdono agli uomini o a Kadosh BaruchHu? E, chi perdona più facilmente, l’uomo o il Signore?
Poi, con la magnanimità di chi elargisce conoscenza, spiegano: in questi giorni è particolarmente importante fare teshuvà, che viene tradotto come pentimento ma è errato, perché chi si pente si sente in colpa e chi fa teshuvà no. Dovremmo invece dire ‘ritorno’ ovvero ritorno al Signore, a come ci ha creato a Sua immagine prima che peccassimo. (Per l’uomo, dice il Talmud, il Signore è vicino nei dieci giorni tra Rosh HaShanà e Kippur: Rosh HaShanà 18a). Si tratta di un ritorno, immagino allora, prima che al Creatore, a se stessi, a come siamo stati creati, alla nostra unicità e alla ricerca del nostro contributo per il Tikkun Olam.
Si consuma invece lunga l’attesa per conoscere le risposte ai quesiti iniziali: ovviamente, è più difficile che l’uomo perdoni l’uomo, mentre HaShem che ci ha creati e ci ama, di fronte al nostro ritorno, perdona. E ci abbraccia da un lato con la mano destra del chesed (e per questo, altra spiegazione del Rav su loro richiesta, è con la mano destra che copriamo gli occhi iniziando a recitare lo Shemà), dall’altro con la sinistra della ghevurà. Perché amare richiede anche pazienza, accettazione del dispiacere per i comportamenti sbagliati, e fiducia nel ravvedimento.
Non ci hanno raccontato però perché si ascolta lo shofar di Rosh HaShanà stando prima in piedi e poi a sedere. Sarà per la prossima puntata.

Sara Valentina Di Palma

(3 ottobre 2019)