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“La scorta siamo noi”

rassegnaHa fatto il giro del mondo la notizia della scorta assegnata a Liliana Segre. Così come le prime immagini della sua libertà tutelata, per le strade di Milano, oggi su molte prime pagine. “La scorta siamo noi” titola Repubblica, secondo cui la senatrice a vita sarebbe tentata di rinunciare alla guida della Commissione contro l’odio da lei proposta e approvata in Senato. “I familiari, l’assistente della senatrice a vita, in queste ore stanno cercando di persuaderla che non si può fare a meno del valore simbolico della sua presenza. Che questo passo indietro – si legge – significherebbe darla vita agli altri, agli haters”. Diversi quotidiani segnalano i dati condivisi ad ottobre dell’Osservatorio Antisemitismo del Cdec, che registrano circa 200 attacchi quotidiani su web e social alla Testimone. Repubblica propone anche un’inchiesta, intitolata: “Dagli ultrà al web, le radici del nuovo antisemitismo”. Il Corriere fa un titolo sulla reazione del Centro Wiesenthal, secondo cui la scorta “non fa onore al vostro Paese”. In evidenza sui giornali anche il no del capogruppo leghista a Pescara al conferimento della cittadinanza onoraria per “mancanza di legami con il territorio”.
 
“La prima parola che mi viene è triste. Lo trovo triste. Poi molto preoccupante. Dimostra il grado di follia in cui vive il nostro Paese, precipitato in un baratro assoluto. Non vorrei dire ancora di non ritorno…”. È quanto afferma la Presidente UCEI Noemi Di Segni in una intervista con il Corriere. Segre, sottolinea Di Segni, “è un ago che punzecchia la nostra coscienza collettiva ma, per usare questa metafora, in quella cruna si riversa il peggio del peggio”. La Presidente dell’Unione torna anche su un altro argomento lacerante: l’astensione del centrodestra nell’aula di Palazzo Madama. “È passata l’idea – afferma – che la Commissione fosse una sorta di tribunale, con un contenuto finale già deciso. Falso; ovviamente. La Commissione proporrà audizioni, riflessioni, studi, indagini sull’antisemitismo per comprendere un fenomeno spaventosamente crescente. Poi eventualmente avanzerà proposte di legge. Purtroppo tutto si è spostato sul piano di una dialettica partitica, quasi Liliana Segre fosse una parte della sinistra. Una strumentalizzazione intollerabile”. Difficile capire come, su certi valori, sia possibile spaccarsi. “Perché – il messaggio della Presidente Di Segni – o l’Italia è democratica o non lo è, o è antifascista o non lo è”. 
La notizia della scorta è il fatto del giorno anche su quotidiani meno scontati, come la Gazzetta dello Sport. Sottolinea Di Segni, in una riflessione condivisa con il giornale sportivo: “Sento stringersi attorno a Liliana un moto di solidarietà significativo. In parallelo al mare magnum delle facili parole di disprezzo, vi è un’Italia che desidera affermare responsabilità e impegno”.

Intervistato da Repubblica, Luciano Belli Paci, uno dei figli della senatrice a vita, commenta: “Cerchiamo di incoraggiarla, assisterla, aiutarla per permetterle di andare avanti. Insomma, siamo lacerati fra le due spinte: quella più personale di dirle di stare a casa tranquilla e di non esporsi, e il desiderio di dirle di andare avanti perché è importante quello che fa”. Per quanto riguarda la reazione della madre all’introduzione della scorta, il figlio afferma: “È una donna forte. Ma non ha voglia di parlarne. Ha commentato più volte che quelli che la odiano le fanno pena, che sono dei poveracci se hanno tempo da perdere minacciando una novantenne”. 
“Mi state dicendo che nell’Italia del 2019 una sopravvissuta all’Olocausto deve essere protetta dalla polizia? Una brutta malattia si è diffusa in Europa, una malattia epidemica”. Questa la considerazione di Halina Birenbaum, sopravvissuta alla Shoah polacca, interpellata da La Stampa

Repubblica intervista anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. “Se le autorità hanno ritenuto opportuno dare una scorta alla Segre – il suo commento – significa che ce n’è bisogno. Ma mi permetto di far notare che sono molti i rappresentanti della comunità ebraica sotto scorta. Non è il primo caso né in Italia né in Europa. Questo, ovviamente, fa più rumore. C’è un problema oggettivo di sicurezza per gli ebrei che vivono nel nostro Paese. Il primo pericolo è il fondamentalismo islamico”. A proposito dell’astensione in Senato invece afferma: “Il non aver condiviso in toto i contenuti della commissione Segre non equivale a dire che è giusto sostenere l’antisemitismo: è assurdo pure pensarlo”. 

Così Michele Serra, in un editoriale sul quotidiano diretto da Verdelli: “Una signora milanese di 89 anni, deportata nei lager come milioni di ebrei d’Europa e scampata, insieme a pochi, allo sterminio, deve girare scortata da due carabinieri perché subissata di insulti e minacce online. Succede in Italia il sette di novembre dell’anno 2019. La notizia non consente di drammatizzare né di minimizzare. Ha una sua definitiva e terrificante eloquenza. È la conferma ‘ufficiale’ che settantacinque anni dopo i campi di sterminio la voce dei carnefici ancora si leva contro le vittime”. 
Mentre Pierluigi Battista, sul Corriere, scrive: “Non e solo una testimone degli orrori del passato, è una donna che sa spiegare i motivi che hanno portato alla tragedia dell’Olocausto, illustrare i pericoli che la società moderna corre ignorando il passato, o dimenticandolo, o giustificandolo, o ridimensionandolo”. 
Come spesso accade anche oggi Libero riesce a distinguersi. “Polemiche per la scorta alla Segre” il titolo scelto per dare la notizia.

“Una sopravvissuta di 89 anni sotto scorta simboleggia il pericolo che corrono le comunità ebraiche ancora oggi in Europa” dice l’ambasciatore israeliano Dror Eydar al Corriere. “Triste che serva la scorta”: è il commento presidente della Comunità ebraica di Milano Milo Hasbani, le cui parole sono riportate da La Stampa. “Tutti i vertici della nostra comunità sono scortati: il Paese ha fallito”: questa l’opinione di Ruben Della Rocca, vicepresidente della Comunità ebraica di Roma, segnalata da Repubblica. Su Repubblica Roma la lettera di una giovane ebrea romana, Benedetta Spizzichino.

Su Avvenire il professor Massimo Giuliani presenta Qiddushìn (Matrimonio), il nuovo trattato del Talmud tradotto in italiano a cura del rav Riccardo Di Segni e da ieri in libreria. “A partire dal contesto storico dell’antico Medio Oriente e dei sistemi giuridici come quello neo-babilonese e romano – spiega il professore – i maestri di Israele hanno ‘santificato’ un momento fondamentale dell’esistenza umana: hanno analizzato e discusso vetuste norme di diritto tribale trasformandole, poco alla volta, in un vero e proprio ‘diritto matrimoniale’ grazie al quale la donna passa da ‘oggetto’ di acquisto da parte del marito a ‘soggetto’ libero e consenziente”. 

7 del Corriere propone un reportage dalla “terra dei fuochi palestinese”. “Ogni anno – si legge – da Israele arrivano 40 mila tonnellate di rifiuti tecnologici. Gran parte finisce nei villaggi palestinesi dove vengono smembrati con l’obiettivo di recuperare i metalli. L’aria è inquinata, il terreno impregnato di liquami e la gente comincia ad ammalarsi”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(8 novembre 2019)