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Da Maoz Tzur ad Hava Narima,
una luce nel segno della musica

Una meravigliosa luce ha diradato l’oscurità al Museo della Padova Ebraica. La sala affollata, più di cento persone, ad assistere al terzo concerto di Chanukkah. Un appuntamento oramai irrinunciabile nella programmazione del Museo.
Si sono esibiti gli Shirè Miqdash, un gruppo di musicisti professionisti che da dieci anni condividono con il rabbino capo di Padova rav Adolfo Locci, con passione e sentimento, il progetto di presentare e far conoscere i canti della liturgia sinagogale, soprattutto quella italiana, accompagnati da strumenti d’orchestra. Erano presenti Domenico Barbiero e Francesco Piovan (contrabbasso), Elena Bellon (arpa), Steno Boesso (fagotto), Gregorio Carraro (oboe; flauto contralto), Andrea Dainese (flauto traverso), Fabrizio Durlo (piano e arrangiatore), Chiara Parrini (violino), Alessandro Piovan (percussioni), Rachele Reschiglian e Guido Rigatti (violoncello). Gli Shirè Miqdash hanno già pubblicato due cd: il primo, “Da Roma a Padova…”, è una raccolta di svariati canti liturgici di Roma e Padova; il secondo, “…E diverranno un unico essere”, raccoglie diversi canti della liturgia del matrimonio ebraico.
Nel concerto sono state proposte melodie legate alla festa di Channukkah dai liturgici “Hannerot” e “Maoz Tzur” (nella versione veneziana tratta dai Salmi di Benedetto Marcello) al più laico “Hava Narima” scritto da Levine Kipnis nel 1936, sulle note del See, the Conqu’ring Hero Comes brano corale tratto dal Giuda Maccabeo di Georg Friedrich Händel. Di grande effetto poi le esecuzioni del Salmo 128, del Barekhù e del Kaddish di Salomone Rossi.
Alla musica e al canto si sono alternati otto interventi di un ospite d’eccezione: il giornalista di Sky Francesco Castelnuovo. Diversi i punti toccati dal giornalista, che ha intrattenuto il pubblico con letture e spiegazioni sulla festa: dal miracolo dell’olio, alla simbologia del candelabro a otto braccia; dalla data della festa (25 di Kislew), alle allusioni presenti nella Torà riguardo al numero 25. Per finire, la simbologia dei 36 lumi che si accendono durante gli otto giorni di Chanukkah, che rappresentano le 36 ore in cui ha brillato la luce primordiale della Creazione prima che il Signore la nascondesse e la riservasse per i giusti nel mondo a venire.
Si sono accesi simbolicamente, una per ogni brano/pensiero, quegli otto lumi della festa che permettono di poter godere, almeno per otto giorni, della luce del primo giorno della creazione.
Rav Locci, che ha anche curato i contenuti della presentazione, ci ha saputo stupire con la sua meravigliosa voce e al termine del concerto, nel suo ringraziamento finale, ha invitato ognuno dei presenti a tenere accesa la propria luce. Comportamento necessario e fondamentale per contrastare il buio, soprattutto quello che inibisce le menti. Per essere tante piccole luci che, ci auguriamo, si faranno strada per diradare l’oscurità.

Simonetta Lazzaretto

(25 Dicembre 2019)