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Venti Venti

cavaglionIl 2002 era un anno palindromo, dava il capogiro a guardarlo. Nel gioco dei numeri (e del calendario) che piaceva a Svevo, osserviamo che il 2020 è iterativo come lo era il 1919, anno di nascita di chi nell’anno che ora volge al termine ha compiuto o avrebbe compiuto cent’anni. Venti venti, in inglese suona come un invito a resistere, a tener duro di fronte alle asprezze della vita. Tempo di coincidenze. Chanukkah e Natale, in quest’inverno per me triste, coincidono. Tempo di feste, anche di bilanci, come sempre in dicembre. I miei avi, in queste ore, erano soliti scambiarsi auguri di “buon anno commerciale”. “Stanchi di tanto mercatare” (Saba) mettevano ordine alle carte e cercavano di far quadrare i conti. Con l’aiuto di un caro amico ho rinfrescato due miei vecchi scritti autobiografici provando a fare un po’ di conti anch’io con il passato, con i miei avi, con il mio fedifrago mercatare. Ne è venuto fuori un testo reattivo come vorrei che fosse il Venti Venti. Viene accolto oggi nella casa di sAm, che quando scendo dal treno di Ticketless con affetto sempre mi accoglie e mi riscalda.

Alberto Cavaglion

(25 dicembre 2019)