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Il virus e i gesti d’intolleranza

rassegna“In questi giorni, il comportamento verso i cinesi in Italia è irrazionale e offensivo: difficile dire quale delle due cose sia più grave. Come sappiamo – come dovremmo sapere – la trasmissione del virus è legata a luoghi e contatti: non a un’etnia”, denuncia in prima pagina sul Corriere della Sera Beppe Severgnini, facendo riferimento agli atti di intolleranza contro la comunità cinese in relazione alla psicosi da coronavirus. “È giusto essere cauti, adottare comportamenti sensati, sostenere le autorità sanitarie. – scrive Severgnini – È invece sbagliato trattare con crudeltà le persone. Siamo ai confini del razzismo sanitario. Mettiamoci nei panni di un bambino cinese nato e cresciuto in Italia: vedere i compagni che non ti vogliono in classe dev’essere terribile. Non accade solo nelle scuole”. Su Repubblica, la testimonianza di Francesco Wu, consigliere della Confcommercio di Milano: “Il mio Paese d’adozione mi sta dando una grande delusione. Per chi come me ha lottato per la buona convivenza, questo clima è spaventoso: gli haters sui social e la gente che insulta per strada – afferma Wu – sono il frutto anche dell’irresponsabilità dei politici e della stampa che influenzano l’opinione pubblica. Da giorni i miei connazionali qui in Italia sono vittime di atti di razzismo. Siamo preoccupati. Tanti come me si sentono perfettamente integrati, ma in questi giorni vedono che, alla prima difficoltà, l’Italia gira le spalle”. A Torino il sindaco Appendino si è recata in un ristorante cinese a mangiare, lanciando l’appello ad essere “razionali. Basta razzismo” (Repubblica Torino).

George Steiner (1929-2020). George Steiner, tra i più influenti critici letterari del Novecento, è scomparso ieri a novant’anni. Nato nel 1929 nei pressi di Parigi, veniva da una famiglia viennese coltissima e poliglotta, secondo le migliori tradizioni dell’ambiente ebraico mitteleuropeo. Il Corriere pubblica oggi un’ampia intervista a Steiner, in cui lui sottolinea il suo amore per l’Europa. “Si proclamava ebreo diasporista, – scrive su Repubblica Wlodek Goldkorn – negava cioè la centralità dello Stato ebraico e dell’esperienza sionista nel vissuto del proprio popolo. Era molto critico nei confronti della politica e dello stesso uso di violenza da parte dello Stato d’Israele. Ripeteva che la sua patria fosse ovunque ci sia una macchina da scrivere. Ebraismo insomma come testo, invenzione e interpretazione. Per lui la vera patria, se ne aveva una, era l’Europa, con la sua architettura e i suoi modi di vita”.

Il Novecento e le distorsioni. Yad Vashem si è scusato per le “imprecisioni” e i fatti “parziali” presentati al World Holocaust Forum di Gerusalemme del 23 gennaio scorso, dopo essere stato criticato per aver enfatizzato troppo il ruolo della Russia nel porre fine alla guerra ed aver evitato informazioni sgradite a Mosca. La lettera è pubblicata oggi integralmente su Haaretz, il primo quotidiano a muovere critiche sull’evento, mentre a rilanciare la notizia in Italia è il Corriere. Il quotidiano italiano riferisce anche della lettura politica del caso fornita da Haaretz: “il premier Benjamin Netanyahu ha voluto onorare l’amico Putin e così la cerimonia per ricordare i 75 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz si è trasformata in una celebrazione della Russia”.

150 anni di Roma capitale. “Il 3 febbraio del 1871 Roma è stata indicata come sede delle principali Istituzioni del neonato Stato unitario. La città, straordinaria per storia e per valori culturali e religiosi, si è così posta al servizio di tutti”. Lo ha detto la sindaca Virginia Raggi nel suo discorso per i 150 anni di Roma capitale, dando il via all’anno di celebrazioni al Teatro dell’Opera, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sul Corriere Roma si riporta, tra le altre cose, il discorso letto a teatro di Bergoglio: “Nel discorso – scrive il quotidiano – si ritrova il dolore per i nove mesi di occupazione nazista nella Seconda guerra mondiale, per la ‘Shoah vissuta a Roma dalla comunità ebraica, quando la Chiesa fu spazio di asilo per i perseguitati, tra Chiesa e popolo ebraico esiste una imperitura fraternità’”.

Banalità dell’idiozia. Sul Corriere Goffredo Buccini riflette sui casi dei graffiti antisemiti e filonazisti apparsi in alcune località italiane in questi giorni e sui dai Eurispes (di cui torna a parlare anche Libero) sul numero di italiani che nega la Shoah (15,6%). “Temiamo siano soprattutto giovani, figli e nipoti di un revisionismo relativista che proprio negli ultimi lustri ha trovato inaudito spazio nella pubblicistica e nel discorso politico. – scrive Buccini – Ma non distinguere pesi ed episodi non aiuta. Enfatizzare sui giornali e soprattutto nei telegiornali scritte e disegni ignobili attribuisce ad essi, senza volerlo, quasi la statura di una vera opera perversa, del Male in azione, appunto, anziché collocarli nella loro dimensione di borborigmo mentale”. Sempre sul Corriere Dacia Maraini prende spunto da uno dei vergognosi atti di vandalismo contro le pietre d’inciampo (non è indicato quale) per riflettere sulle teorie della razza, sulla loro evoluzione nel corso della storia. “Oggi, in tempi di mercato e memoria corta, il perverso razzismo biologico torna a farsi vivo e ci mettiamo le mani nei capelli”, scrive Maraini.

Spari contro campo Rom. Almeno cinque colpi di pistola contro una casa del campo Rom di Cuneo, in frazione Cerialdo. È accaduto l’altra notte, ma nessuno è rimasto ferito. Sono stati gli stessi residenti del campo, scrive Repubblica, a chiamare il 112. Secondo i primi accertamenti, i proiettili si sono conficcati nel muro e hanno spaccato una finestra sulla strada e una sul retro del salotto dopo essere rimbalzati sul soffitto.

Israele, digitale unico futuro per la sanità. “Con l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dell’aspettava di vita e la mancanza di medici, l’assistenza sanitaria pubblica è destinata a soccombere, con quel che ne consegue. Se non si vuole un sistema iniquo, inefficiente e costoso come quello americano, che ha trasformato in merce la salute delle persone, bisogna per forza abbracciare le nuove tecnologie”. Lo spiega a Repubblica Salute Esti Shelly, capo della divisione Digital Health del ministero della Salute d’Israele.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked