Setirot – Dediche e ingiustizie
Che il nostro paese sia uno di quelli che in Europa (occidentale) più non ha fatto i conti con il proprio passato è forse una mia ossessione: ne ho scritto spesso anche qui, partendo ogni volta da uno spunto differente. Lo faccio di nuovo, perché sono certo che questo immenso buco nero stia dietro ancora oggi a parecchie mancanze e ingiustizie profonde, oltre che a innumerevoli ritardi culturali e non soltanto.
Tanto per capirci. Noi ci infognamo in idiote polemiche circa la opportunità o meno di dedicare una via a Giorgio Almirante. Sì, lui, firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, dal 1938 al 1942 segretario del comitato di redazione della rivista antisemita e razzista La difesa della razza, dopo l’8 settembre passato alla Repubblica Sociale Italiana e arruolatosi nella Guardia Nazionale Repubblicana con il grado di capomanipolo, equivalente a tenente, fino a diventare il 30 aprile ’44 capo gabinetto del Ministero della Cultura Popolare.
Ma su!, che scandalo è dedicare una via a un fucilatore di patrioti, uomini e donne che hanno combattuto e sono morti per la nostra libertà? Fucilatore perché è sua la firma in calce a un bando in cui si ribadiva che «… tutti coloro che non si saranno presentati (all’arruolamento. NdR) saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena».
Interessante leggere che mentre in Italia si “discute” su questo tema che non meriterebbe neppure un minuto di attenzione, in Germania cosa fanno? Il festival internazionale del cinema di Berlino, investito da un gigantesco scandalo, cancella l’intitolazione dell’Orso d’argento ad Alfred Bauer (che del festival fu il primo direttore, deceduto nel 1986) dopo che Die Zeit rivela un paio di ignominiose cosucce su Bauer medesimo: alto funzionario della burocrazia del cinema nazista, membro del partito nazional socialista e delle SA, fidato collaboratore di Joseph Goebbels.
Stefano Jesurum