Qui Torino – Bidussa, la Memoria dopo i testimoni

Intorno al Giorno della Memoria si sono concentrate questioni spinose che meritano un’attenta riflessione, tra queste la forma in cui poter costruire una Memoria collettiva e in che modo sia possibile sollecitare una riflessione pubblica sulla Shoah. Nel libro Dopo l’ultimo testimone di David Bidussa, storico sociale delle idee, presentato questa mattina dall’autore, affiancato dallo storico Claudio Vercelli, al Salone Nazionale del Libro di Torino, viene posta in evidenza proprio la crisi che coinvolge negli ultimi anni le celebrazione del Giorno della Memoria.
Se da una parte le problematiche legate a questa crisi si esemplificano nella trasmissione della conoscenza del genocidio ebraico delegato ai testimoni diretti, che via via tendono a scomparire, d’altra parte la Shoah si presenta non come evento storico, ma come dato etico-spirituale, come elemento intangibile e astratto.
Se è vero che il contenuto di questa giornata si è definitivamente esaurito è pur vero che una delle ragioni è l’aver voluto per motivi di convenienza focalizzare l’attenzione sulla tragedia specifica degli ebrei, senza pensare che il Giorno della Memoria potesse essere un’occasione di riflessione pubblica non solo sull’antisemitismo, bensì sul razzismo in tutte le sue declinazioni. In altri termini si è cercato di anteporre il dovere della Memoria rispetto a una conoscenza critica della toria dando adito a uno squilibrio nel rapporto tra la memoria e la storia stessa. Il pericolo viene dal possibile rovesciamento e dalla messa in discussione delle voci testimoniali, della loro valenza e veridicità.
“Noi non dobbiamo – afferma Bidussa – pensare alla dimensione “dopo l’ultimo testimone”come un’ipotesi che lentamente si costruisce nel tempo, con cui dovremo confrontarci fra un certo numero di anni, perché da molti anni ci siamo già. Non è un fatto fisico, non dipende se fisicamente sono ancora vivi dei testimoni, dipende invece da cosa noi pretendiamo dalla storia, cosa vogliamo che ci racconti”.
Riguardo all’indagine storica e all’insegnamento della storia Claudio Vercelli ha spiegato che della storia stessa, se ne parla in maniera molto disordinata, soprattutto oggi che il presente risulta poco o nulla comprensibile: “Quando si hanno timori che spesso non si riescono neppure a definire, – afferma Vercelli – il guardare al passato può essere un tentativo di darsi una ragione sul presente. Il problema di insegnare storia è solo un interrogativo di natura disciplinare, La vera questione è quella legata al come ci collochiamo noi, non rispetto a ciò che è avvenuto, ma a ciò che deve ancora avvenire ricostruendo dal passato un possibile modello per il futuro.
Ma se il momento è già arrivato, se siamo già in una fase post-testimoniale, come faremo a raccontare da oggi ciò che è accaduto? Quando, come spiega David Bidussa, rimarremo soli a raccontare l’orrore della Shoah e non basterà più dire “Mai più! “? Dovremo avere a disposizione gli strumenti della storia, il riordino e la selezione delle fonti testimoniali nell’ottica di trascendere la ritualità che svilisce oggi il Giorno della Memoria, nella prospettiva di nobilitare nuovamente le voci dei testimoni e la realtà storica legata ai fatti.
“La nostra memoria storica – dice David Bidussa – è molto diversa dalla storia reale, noi dobbiamo rapportarci a un passato non per distruggerlo o ridicolizzarlo, ma per capire che se quel passato ce lo raccontiamo in un certo modo perché così l’abbiamo introiettato nella nostra testa, abbiamo ora il dovere di rimetterlo in discussione.”

M.C.