Sfogliando i giornali, voci a confronto

Una sola notizia domina nella rassegna di oggi: il discorso tenuto dal presidente della camera Gianfranco Fini alla festa dei giovani del suo partito, in cui ha preso le distanze dalle esternazioni nostalgiche dei suoi compagni di partito (o “colonnelli”, come li chiama la stampa) Alemanno e La Russa, che hanno fatto scandalo nei giorni scorsi. Fini ha dichiarato che la destra dev’essere antifascista, che deve fare suoi i valori della giustizia e della libertà, che il fascismo è stato sempre una dittatura e quindi un male, che durante Salò “i repubblichini avevano torto e i resistenti ragione”. I giovani di AN, a quanto pare, non hanno apprezzato. La vedova di Almirante, Storace e qualche giornalista nostalgico hanno polemizzato. Napolitano, Veltroni, la maggioranza degli storici e in genere il mondo fra il centro e la sinistra hanno approvato. Il presidente dell’Ucei Gattegna ha apprezzato il discorso come un atto da statista. Berlusconi ha taciuto. Alemanno e La Russa hanno fatto sapere, con qualche freddezza di essere da sempre allineati alla svolta di Fiuggi. Trovate la cronaca dell’episodio e delle polemiche su tutti i giornali, in particolare Messaggero (Claudia Terracina) Avvenire (Danilo Paolini) Libero (Margherita Movarelli) Manifesto (Gianpasquale Santomassimo) Tempo (Nicola Imberti).
L’apprezzamento è doveroso, ma è difficile entusiasmarsi per il gesto di Fini. Dal 25 aprile sono passati ormai oltre sessantatre anni. Il fascismo, con i suoi riti grotteschi e la sua ottusa violenza, appare oggi a tutti remoto e privo di senso ancor prima che criminale. Affermare solennemente che fu una dittatura e che era giusto resistervi, che le leggi razziali non furono frutto di una “seduzione” di Hitler, come sostiene ancora Arrigo Petacco sul Tempo, ma la logica conseguenza dell’orientamento del regime (si veda sull’Avanti l’articolo di Aldo Chiarle con l’elenco dei firmatari del manifesto fascista per la razza del ’38: aderì tutta la classe dirigente dell’Italia di allora, con pochissime eccezioni) – è semplice “buon senso”, come scrive Il Manifesto. Fini ovviamente non ha fatto una scoperta storiografica, né ha compiuto un gesto eroico; semplicemente ha continuato la politica che persegue da quindici anni di tirar fuori se stesso e se possibile il suo partito dal ghetto di un’identità dispersa nelle secche della storia. E’ difficile dire se Alemanno e La Russa credano davvero che c’era del buono nel fascismo e lo rimpiangano – in questo caso ci sarebbe da dubitare della loro lucidità – o piuttosto strizzando l’occhio al passato coltivino un orticello politico nostalgico insidiato dalla concorrenza della destra estrema e afflitto dal timore di essere sommerso nel grande mare del futuro partito unico berlusconiano. Ipotesi entrambe perdenti. In ogni caso, come ha concluso Riccardo Pacifici, dopo le dichiarazioni di Fini “l’incidente è chiuso”.
Né vale la pena di aprirne un altro per la grottesca partecipazione del nazista Priebke alla giuria di Miss Italia, di cui parla con scandalo qualche giornale, per esempio Liberazione e L’Unità. Gli organizzatori del concorso, in grande calo di ascolti televisivi, hanno cercato di creare un caso mediatico reclutando il vecchio SS . E’ un esempio di patologia televisiva, che mostra anche tutta la falsità dell’atteggiamento “dignitoso” ostentato al processo dall’assassino delle Fosse Ardeatine: l’ufficiale che obbedisce agli ordini senza discutere, abbandonata la pistola si è messo “seriamente” a giudicare le forme di signorine del tutto inconsapevoli del suo passato… Inutile dire che delle competenze estetiche di Priebke, come degli aspetti del fascismo che “non erano male” (qualcuno ha scritto il solito elenco: le paludi bonificate, i treni in orario, il concordato…) o delle convinzioni patriottiche dei repubblichini di Salò non vale neanche la pena di discutere: il senso di quel passato è evidente e non ha senso discuterne.
Cercando nella rassegna qualche altra notizia, però si trova poco: ci si imbatte nel solito boicottaggio sportivo degli iraniani, che alle para-olimpiadi di Pechino si sono di nuovo rifiutate di affrontare gli atleti israeliani (La Stampa e Il Corriere), ma prima anche gli americani. In una breve del Manifesto si trova anche la buona notizia visita in Israele di una delegazione di sindaci fra cui quello di Torino, Sergio Chiamparino. Vale anche la pena infine di leggere la ragionata e definitiva stroncatura che Aldo Busi sul Sole dedica al pamphlet di Ariel Toaff “L’ebraismo virtuale” che pretende di “castigare gli ebrei e ancor più i non ebrei filosemiti”.

Ugo Volli