Giornata della Cultura: “Un successo importante per far conoscere il nostro patrimonio”

Un’esperienza positiva, quella di questo settembre, e molti programmi da sviluppare. La Giornata Europea della Cultura ebraica, che ha visto città capofila Milano e Mantova, sedi delle Comunità ebraiche lombarde ha fatto segnare presenze oltre quota 44 mila. Per il consigliere Ucei delegato alla Giornata Yoram Ortona (nella foto mentre interviene nel corso dell’appuntamento nella sinagoga di Milano) è tempo di bilanci.

Allora Consigliere Ortona, ci puoi fare un bilancio di fine Giornata?
Mi pare sia stato un bilancio più che positivo, sia dal punto di vista
delle presenze che si sono registrate su scala nazionale, sia soprattutto
sugli obiettivi raggiunti: far conoscere una parte della cultura ebraica,
in questo caso la componente musicale, le nostre sinagoghe, i musei, i cimiteri, il nostro modo di essere ebrei.

Soddisfatto della quantità dei visitatori e della qualità delle attività organizzate nelle diverse località?
Assolutamente sì, poiché le presenze registrate, come ho detto prima sono state superiori rispetto alla scorsa edizione e ciò vuol dire solo una cosa : che la cultura ebraica in senso lato è apprezzata dal pubblico, dalla gente, la quale è molto attratta dal mondo ebraico in generale e da quello ebraico-italiano in particolare.
Ma sono anche consapevole che c’è ancora molto da fare. E’ necessario il coinvolgimento di più persone e l’appoggio delle Istituzioni ebraiche e di quelle locali.

Come è andata l’esperienza di quest’anno: consigliere UCEI delegato alla Giornata,
e la tua città-Milano- a capofila delle manifestazioni?

Sicuramente ha contribuito al buon risultato il fatto che Milano fosse città capofila,
e di questo ne sono felice, se non altro per averla proposta, e dopo aver ricevuto il
consenso della Comunità di Milano ed infine l’approvazione da parte della
giunta dell’Ucei.
Un secondo fatto determinante è stato l’appoggio del Comune di Milano, nella
persona di Manfredi Palmeri, Presidente del Consiglio comunale, che è venuto
incontro alle nostre istanze, quali per esempio quella di concederci il Teatro Dal Verme,
oltre al supporto fondamentale per la conferenza stampa svoltasi nella cornice di
Palazzo Marino.
Non esagero quando affermo che a Milano abbiamo avuto un vero successo sia di pubblico – abbiamo praticamente raddoppiato le presenze, rispetto alle tremila della passata edizione – che per il programma: gli eventi organizzati dall’Assessorato alla Cultura nell’ambito dei concerti eseguiti al Teatro dal Verme, le conferenze pomeridiane, (che ho seguito da vicino attraverso la conduzione), le visite guidate. Un plauso va sicuramente fatto all’assessore Sara Modena, a tutti i suoi collaboratori, al Presidente Soued e naturalmente a tutto il consiglio.
Anche l’altra città capofila, Mantova, ha ottenuto un ottimo risultato con 1800 presenze. Per una comunità così piccola è di sicuro motivo di grande soddisfazione.

Un impegno gravoso, ma anche gratificante quindi?
Sicuramente è stato un impegno gravoso, ma non solo per me, che naturalmente come Consigliere UCEI delegato alla Giornata ero in prima fila, ma l’impegno è stato anche quello di tante persone, di volontari e dei professionali in primo luogo, che anche quest’anno hanno dato un fondamentale apporto.
Voglio ricordare la struttura del Dipartimento Informazione e Relazioni Esterne dell’UCEI, con il suo direttore Emanuele Ascarelli e Sira Fatucci, coordinatrice per la Giornata, nonché l’Ufficio stampa che ha fatto un ottimo lavoro.
A conclusione dell’evento ho ascoltato i pareri della gente, dei dirigenti comunitari
tutti estremamente soddisfatti, e di questo non posso altro che ritenermi altrettanto soddisfatto.

Ci sono state novità di rilievo rispetto alle altre edizioni?
Non direi, anche perché prima di assumere quest’incarico all’interno dell’Ucei, ho
partecipato attivamente come consigliere della mia comunità negli anni passati a questa
giornata, e quindi confrontando le passate edizioni, posso affermare che non ci sono state delle novità sostanziali. Si può sempre migliorare, certamente, ma direi comunque che vi è stato un ampio consenso agli sforzi e al lavoro svolto da tutti quanti indistintamente e che il modello fin qui costruito e al quale ci si ispira si è, ancora una volta, dimostrato vincente.

Come è andato quest’anno il rapporto con l’Europa?
Dai primi dati, ancora incompleti ,a livello europeo risultano circa 125.000 presenze, delle quali più di 50.000 nella sola Spagna, segno che nella penisola iberica si sta risvegliando una coscienza che porta le persone all’interesse di una delle più antiche e gloriose comunità ebraiche del mediterraneo. E’ un bene prezioso per lo sviluppo anche democratico del vecchio continente.

Che previsioni fai per i prossimi anni?
Per conformazione mentale non metto mai i carri davanti ai buoi, e quindi è difficile
fare delle previsioni anche perché sono strettamente legate all’evoluzione stessa delle
nostre Comunità. Una cosa è certa: la cultura in senso lato fa parte del nostro sentire, del nostro modo di essere, è ciò che fa progredire un popolo, in questo caso si parla del popolo ebraico che ha dato tanto all’Europa e all’occidente in termini appunto culturali
e non solo.
La Giornata Europea della Cultura Ebraica è un importante riconoscimento, e penso
sia giusto e doveroso sostenerla.

E’ il secondo anno che sei delegato alla Giornata Europea
Si e mi auguro di continuare fino alla fine del mio mandato, avendo chiaro in mente l’obiettivo e le finalità: oltre, come ho già detto, fare di questa giornata un’opportunità per l’intero l’ebraismo italiano di aprire e far scoprire la nostra realtà, le nostre radici, anche aprire un rapporto di dialogo con la cittadinanza del nostro paese.
E’ anche con questo tipo di manifestazioni che si combatte, a mio modesto parere, il pregiudizio e l’antisemitismo, non certo rinchiudendosi in se stessi, o peggio assimilandosi, ma cercando di essere orgogliosi della nostra identità ebraica.
Ho sempre pensato che l’attaccamento alle proprie radici culturali e religiose, e l’apertura
verso il mondo esterno, abbinata all‘amore che portiamo verso Israele, siano i migliori ingredienti per vivere il nostro ebraismo.

Che emozioni ti ha dato questa Giornata?
L’emozione più grande è stata quando con ancora nell’aria le vibrazioni del suono dello shofar suonato in modo commovente da Rav Colombo, ho dato ufficialmente inizio all’apertura della Giornata e ho invitato sulla tevà le varie Autorità presenti e il Rabbino capo Alfonso Arbib. Nell’introdurre la Giornata ho sentito la responsabilità e la consapevolezza del mio ruolo. La Comunità Ebraica di Milano, in questo caso, così come nel resto della Giornata, ha dato una lezione di stile, di organizzazione, e in definitiva anche prova di grande riconoscenza a tutte le personalità e ai cittadini che hanno voluto condividere con noi questo avvenimento.

Cosa pensi del “risveglio del sud” rispetto alle manifestazioni per la Giornata?
Sicuramente è un dato di fatto, e nella sostanza è il fatto nuovo, in quanto la riscoperta
di alcune località del sud d’Italia, quali sedi di comunità ebraiche del passato come
Bova Marina, e appunto Trani che sarà città capofila per il prossimo anno, e l’adesione di località interessate all’ebraismo, sono la testimonianza stessa di quanto questo fenomeno sia ormai presente e direi in via di espansione. La riprova è stata data il 4 settembre, alla presenza del Presidente Gattegna a Bari. Il grande interesse e successo dell’iniziativa ci incoraggia a seguire da vicino questa opportunità che il sud ci offre.

Una battuta sul prossimo anno….
Non conosciamo ancora il tema specifico,che sarà definito a livello europeo, ma sarà sicuramente una edizione importantissima quella che si celebrerà il prossimo anno e
che avrà come città capofila in Italia Trani, località della Puglia, prospiciente il mar mediterraneo, con la sua storia, i suoi sapori e i suoi profumi. Sarà sicuramente un emozione fortissima.

S. F.