Impegnarsi per un ebraismo vivo, la sfida di Riccardo Pacifici

“Vogliamo occuparci dell’ebraismo vivo, dei problemi e delle esigenze reali delle persone per costruire una Comunità davvero aperta alle esigenze dei suoi iscritti”. Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, ripercorre con il consueto calore i conseguimenti di questi primi sei mesi di presidenza. L’apertura a Ostia di una sede provvisoria del Beth Hakeneset; l’inaugurazione a Purim della nuova Sinagoga Or Yehudà; la creazione di un giardino per i bambini davanti ai Batei Hakeneset Tripolino e Bet Shalom, dedicato alla memoria di David ed Elisabetta Vivanti, due ragazzi, fratello e sorella, deceduti in un incidente stradale. E poi la nascita di una società per gestire la vendita della carne kasher, la prossima riapertura in via del Tempio 1 della prestigiosa libreria Menorah e tanto altro ancora. Ma in questo primo bilancio, a pochi giorni da Rosh haShanà, il presidente romano non nasconde le difficoltà e le ombre: dalla recessione che va colpendo con durezza tante persone della Comunità ebraica allo scenario politico dove negli ultimi mesi la dialettica fascismo-antifascismo si è fatta sempre più stringente.
A metà aprile, una settimana dopo la tua elezione, nell’imminenza delle consultazioni politiche e amministrative hai condannato gli atteggiamenti nostalgici nei confronti del fascismo. “Il nostro ruolo – avevi detto – è quello di esprimere valori, sentimenti e, in questo caso, anche emozioni, visto che le ferite del nazifascismo a 70 anni dalle leggi razziali non sono affatto sopite e pesano ancora tra chi le ha subite, tra chi è stato portato nei campi anche grazie alle meticolose azioni dei collaborazionisti fascisti con i nazisti”. Qual è oggi la tua posizione?
Quelli che stiamo vivendo sono momenti “complicati”, sotto il profilo politico. Ma se
qualcuno immagina che le dirigenze comunitarie siano disposte a svendere le proprie naturali vocazioni antifasciste in cambio del solo sostegno ad Israele, commetterebbe un terribile errore. A questo proposito mi piace ricordare quanto affermava il mio predecessore Leone Paserman, a cui rivolgo un sentito ringraziamento per gli otto anni in cui ha guidato magistralmente la Comunità romana. Paserman, parafrasando le affermazioni di Ben Gurion durante la lotta di liberazione dell’Europa dal nazismo, ripeteva spesso nei suoi pubblici interventi: “non svenderemo le nostre battaglie antifasciste per il sostegno alle ragioni d’Israele, non svenderemo le ragioni d’Israele per le battaglie antifasciste”. E’ una posizione su cui concordo.
La questione antifascista assume una particolare rilevanza, alla luce dei 70 anni delle leggi razziali in Italia.
Senz’altro. A questo proposito vorrei ricordare che il Presidente della Repubblica ha accolto la richiesta del Consiglio della Comunità ebraica di Roma di rendergli omaggio al Quirinale in segno di gratitudine dei suoi puntuali interventi a favore d’Israele e in ricordo della memoria della Shoah nonché per commemorare con lui i 70 anni delle leggi razziste e festeggiare i 60 anni della nostra Costituzione. (L’incontro ha avuto luogo venerdì, con il Rabbino capo Riccardo Di Segni e il presidente dell’Ucei Renzo Gattegna ndr).
Quali obiettivi ti poni per il tuo mandato?
Le sfide che ci attendono i prossimi anni sono tante: alcune difficili, altre più entusiasmanti. L’angoscia mia personale e quella della Giunta della Comunità ebraica di Roma è legata al dramma di un costante impoverimento dei nostri iscritti. Non mi riferisco ai “soliti e cronici casi sociali”, di cui si occupa egregiamente la Deputazione. Ma alle nuove sacche di povertà che colpiscono le fasce di solito indicate come media borghesia, che oggi risulta afflitta dalla recessione e dalla crisi del commercio. Espulsa nel migliore dei casi dal mercato del lavoro, si ritrova piena di debiti, soprattutto nei confronti delle banche. I pignoramenti le vendite all’asta delle mura degli esercizi commerciali e delle abitazioni sono questioni che ci vedono ormai coinvolti settimanalmente attraverso la “Dror”, il nostro sportello prevenzione usura di via Arenula.

Quale può essere in questa situazione il ruolo della Comunità ebraica?
Questi nuovi “poveri” vivono una condizione di estrema difficoltà in famiglia, con problemi di depressione, vergogna sociale, nei casi più estremi divorzi, ma non sono alla ricerca d’assistenza ed elemosina. Chiedono invece dignità attraverso un lavoro, anche se più umile e modesto di quello sempre esercitato.
Per questo mi appello al buon senso e alla solidarietà di tutti in una sorta di “emergenza comunitaria” che ci deve vendere tutti mobilitati, nessuno escluso. Serve certamente la “zedakà”, mai come in questi giorni. Ma anche la possibilità di offrire e intercettare lavoro tra le nostre conoscenze. A tale scopo abbiamo istituito un’email dedicata: emergenzalavoro@romaebraica.it.
E le sfide entusiasmanti?
Tra le notizie che ci aprono il cuore vorrei ricordare l’inaugurazione, con il nuovo anno,
della sede provvisoria del Bet Hakeneset in funzione per tutti i moadim ad Ostia al villaggio dei Pescatori. E’ un modo per essere vicini con un vero e proprio Centro comunitario ai circa 400 nostri iscritti che abitano in quell’area e al tempo stesso una sorta di “ritorno alle origini”, dopo oltre 2 mila anni, nel luogo dove sorgeva il Beth Hakeneset costruito prima della distruzione del Secondo Tempio. E’ un progetto che si sta realizzando attraverso l’esperienza emozionante di alcuni volontari riuniti in un comitato costituito proprio per riavvicinare gli ebrei lontani geograficamente e spiritualmente dalla propria comunità.
E’ vero che le mitzvot si fanno con discrezione, ma non riesco a sottrarmi dal ringraziare pubblicamente questi volontari, a cominciare da Rav Ariel Di Porto, Alberto Di Consiglio, Sara Naman, Raul Bedussa, Loretta Kaion, Giorgio Fuà e Pino Dell’Ariccia. Al Beth Hakeneset di Ostia se ne aggiunge un altro, “Or Yehudà”, inaugurato a Purim in via Tripolitania, di cui ci sentiamo fieri. Voglio inoltre segnalare che su iniziativa privata si è aperto un altro tempio a via Portuense. Di recente abbiamo poi inaugurato un giardino stupendo ad uso dei bambini davanti alle uscite dei Batei hakeneset, Tripolino e Bet Shalom, alla memoria di David ed Elisabetta Vivanti z.l., un progetto interamente finanziato dall’Ospedale Israelitico.
C’è poi la questione della carne kasher, un tema molto sentito dalla Comunità.
Pochi giorni fa abbiamo costituito la Kasher srl che gestirà, senza finalità di lucro, la
vendita di carne surgelata kasher. Era un’esigenza e una promessa che dovevano mantenere e che siamo orgogliosi di realizzare. Tra poche settimane saranno pubblicizzati i luoghi dove si potrà acquistarla.
Un’altra tappa importante è la prossima riapertura della libreria Menorah, che dopo 23 anni d’attività aveva chiuso a fine luglio.
La sua chiusura è stata una grave perdita per la nostra comunità e per tutta la città. Per questo, dopo ampia discussione nel Consiglio della Comunità e con voto unanime, abbiamo deciso di riaprirla nella vecchia sede di via del Tempio 1. Gli studenti delle scuole ebraiche potranno comprarvi a prezzi calmierati i libri di testo scolastici e materiale di cartoleria e vi si troveranno tefillot, talledot e tefillin. Ma soprattutto la struttura sarà dotata di sala lettura e studio con maestri e rabbanim e fungerà da centro informazioni per i turisti. Tutto questo si realizzerà grazie anche alla notevole donazione del capitale di libri da parte di Maurizio e Fiammetta Tagliacozzo, fondatori della libreria Menorah. Direi che anche questo è un segno tangibile della nostra volontà strategica di occuparci prima di tutto del cosiddetto “ebraismo vivo”.
Quale augurio ti senti di esprimere in questi giorni di festività?
Vorrei rivolgerlo ai due soldati israeliani ancora prigionieri nelle mani dei terroristi del
fanatismo arabo. Ron Arad, se ancora in vita, da oltre vent’anni non festeggia i moadim a casa e Gilad Shalit è al suo terzo anno. Che le nostre preghiere arrivino ai loro cuori e
possano entrambi tornare vivi e sani nelle loro famiglie.

r.m.