La fiaccolata della memoria, un cammino silenzioso per ricordare l’ottobre del 1943
Venti minuti, il tempo concesso alle famiglie ebraiche deportate nel Portico d’Ottavia, sede dell’antico ghetto ebraico, per raccogliere gli effetti personali indispensabili e lasciare le proprie case il 16 ottobre 1943.
Venti minuti per ripercorrere a ritroso il cammino che percorsero quei milleventiquattro ebrei, uomini, donne, bambini e anziani, della comunità ebraica di Roma quel sabato mattina.
“La fiaccolata silenziosa”, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Comunità ebraica di Roma, che si è ripetuta per la quindicesima volta questo ottobre, ha lasciato il cuore di Trastevere, dopo un piccolo, commosso intervento del parroco di Santa Maria in Trastevere, mons. Matteo Zuppi, e ha seguito il percorso della memoria, a ritroso lungo l’itinerario che fecero gli oltre mille ebrei romani deportati ad Auschwitz.
Via della Lungaretta, Piazza in Piscinula, Ponte Sisto, l’Isola Tiberina per poi giungere in Piazzale 16 Ottobre 1943, nel cuore del vecchio ghetto da cui partirono.
In testa al corteo personalità politiche e religiose il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna e il Presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, oltre ad altre autorità e gente comune che impugnava torce ardenti.
Centinaia di persone e sul sottofondo, lungo tutto il percorso, la colonna sonora del film Shindler List.
Ad attendere il corteo, in Piazzale 16 ottobre 1943, il Rabbino Capo della comunità ebraica romana, Riccardo Di Segni.
Il valore della memoria, il rifiuto di ogni forma di razzismo e di discriminazione e la necessità di far fronte comune contro ogni forma di persecuzione, gli elementi comuni negli interventi di tutti i relatori.
“Quest’anno ricordiamo il settantesimo anniversario delle leggi razziali. Fu un’infamia del fascismo, non l’unica, ma la più grave – ha detto il Sindaco Alemanno – da qui partirono i camion che portarono al massacro degli innocenti, fra cui Settimia Spizzichino, unica donna ritornata. All’improvviso la piazza esplose…l’inimmaginabile è avvenuto anche in questa città. Una ferita che resta nel cuore di Roma. Quelle leggi – ha aggiunto Alemanno – isolarono la comunità ebraica, furono l’anticamera della deportazione, andarono a tagliare la carne viva della società italiana separando ciò che la storia, fin dal Risorgimento aveva unito nell’ appartenenza alla patria comune. Alla base di tutto ciò c’era una visione che separava l’umanità in razze diverse, gerarchicamente disposte. Sappiamo che in quegli anni il razzismo fu una vera e propria malattia dell’Europa e il fascismo praticò la sventurata politica razzista”.
“Importante che il sindaco abbia fatto riferimento alla tragedia del 16 ottobre 1943 – ha spiegato Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma- ma anche agli episodi di oggi. Questo significa che sulle grandi questioni come emergenza economica e razzismo, bisogna lavorare uniti”.
Sulla necessità di lavorare uniti si è soffermato anche il Presidente UCEI, Renzo Gattegna, che ha ribadito il valore del ritrovarsi sempre nello stesso luogo da quindici anni per ribadire l’alleanza che sottende al rifiuto di ogni forma di discriminazione.
La guerra all’ antisemitismo, al razzismo e alla discriminazione, l’impegno preso dal Sindaco Alemanno e dalle altre personalità politiche intervenute, “Proprio in un momento di crisi economica come questo, ha affermato Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, bisogna fare attenzione al pericolo razzista e antisionista, vi sono molti segnali di allarme su cui bisogna vigilare”.
Il Rav Riccardo Di Segni, si è soffermato a riflettere sul valore della memoria e sul fatto che essa “non avrebbe senso se non se ne traesse un insegnamento”.
“La razzia del 16 ottobre avvenne mentre gli ebrei stavano festeggiando la festa delle capanne – ha detto il Rav Di Segni – questo ci deve far pensare alla nostra precarietà e invitarci a trovare i nostri riferimenti in alto. I nostri maestri insegnano che gli esseri umani lavorano tutta la vita per guadagnarsi “l’olam ha-ba”, ma ci sono delle volte in cui un essere umano mostra in un’ora tutta la propria grandezza, compiendo dei gesti talmente grandi da valere quelli di tutta una vita”
“Dopo la morte della democrazia in questo Paese. – ha spiegato Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio nell’intervento che ha concluso la serata, – Dopo quel 16 ottobre 1943, molti capirono che cosa avesse significato lasciar discriminare la comunità ebraica, ma era troppo tardi. In un mondo in cui tutto si cancella rapidamente c’è un senso profondo nel ritrovarsi. Noi vogliamo ricordare quell’avvenimento unico”.
Lucilla Efrati (ha collaborato Valerio Mieli)