Protagonista del Novecento

“L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – ha dichiarato il Presidente Ucei Renzo Gattegna apprendendo della scomparsa di Vittorio Foa – è affettuosamente vicina alla famiglia per la grande perdita di Vittorio Foa. Un grande uomo, un grande italiano che è sempre stato in prima fila nelle lotte per la libertà, la democrazia e la giustizia sociale. La sua caratteristica principale è sempre stata l’estrema libertà di giudizio esercitata nei confronti di tutti, amici e avversari. Uomo di formazione laica, non si è mai allontanato dalle sue radici ebraiche, tanto che gli è stata conferita l’iscrizione onoraria alla Comunità ebraica di Roma. Mancheranno a tutti gli italiani la sua saggezza, la sua rettitudine e le sue analisi lucide e profonde”.
Anche il Presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici ha ricordato la figura di Foa affermando che “Con lui ci lascia un ebreo della generazione di coloro che hanno vissuto in prima persona i postumi della prima guerra mondiale, l’avvento del fascismo, la privazione della libertà in quanto oppositore politico e la persecuzione del 1938 come ebreo. Seppur non coinvolto direttamente nella gestione della vita ebraica della nostra Comunità, e’ rimasto comunque figura di riferimento per i suoi ideali e per non aver mai rinunciato, lui laico, alla sua identità ebraica. Motivo per il quale – ha concluso Pacifici – accettò con piacere e con onore la proposta della iscrizione onoraria”.
Innumerevoli le manifestazioni di cordoglio, in campo ebraico e non ebraico, per questa grande figura del Novecento.
La vita di Vittorio Foa, morto a Formia a 98 anni lunedì 20 ottobre, è quasi un riassunto di un secolo di storia della sinistra italiana: in carcere durante il fascismo, protagonista della Resistenza e della Costituente, a lungo impegnato in politica e nel sindacato, Foa era diventato, anche grazie all’autorevolezza che gli veniva dalla sua storia, un padre nobile per tutta la sinistra. E se aveva scelto infine il Partito democratico, ciò non impediva che la sua voce, lontana dai condizionamenti della politica quotidiana e libera di pungolare i conservatorismi ovunque si nascondessero, venisse ascoltata con rispetto e attenzione anche dagli uomini della sinistra (molti dei quali sono stati suoi allievi). Anche perché la ricerca dell’unità a sinistra è stata la costante del suo impegno, politico e intellettuale. Nato a Torino nel 1910 in una famiglia di origine ebraica, comincia l’impegno politico sotto il fascismo, attraverso Giustizia e libertà, gruppo che faceva capo ai fratelli Rosselli e che perseguiva l’unità fra gli antifascisti legati alle correnti della sinistra democratica. Nel 1935 è condannato per questo a 15 anni di reclusione da uno dei Tribunale speciali istituito dal regime per la repressione del dissenso politico. L’impegno di Foa in Giustizia e libertà si sviluppa nella lotta di Liberazione e poi con l’impegno e sindacale, entrando nel Partito d’Azione, per il quale è uno dei sette eletti alla Costituente, e diventando dirigente della Cgil unitaria. Con lo scioglimento del Partito d’Azione, nel 1947, segue la componente che aderisce al Partito socialista; dopo le scissioni del 1948 che mettono fine all’unità sindacale, diventa uno dei capi della componente socialista della Cgil. Negli anni ’50 e ’60 e’ esponente di spicco dell’operaismo, corrente di pensiero che, attorno alla rivista Quaderni Rossi, di Raniero Panzieri (cui Foa collabora), sostiene l’unità dal basso, a partire dalle lotte operaie. Coerentemente con questa impostazione unitaria e autonomista, è fra quanti nel 1964 non accettano la svolta di Pietro Nenni, che rompe col Pci e porta i socialisti al governo assieme alla Dc. La sua scelta è per il Psiup, che resta all’opposizione assieme al Pci, ma restando autonomo dal principale partito della sinistra. Ma prima ancora che l’esperienza del Psiup si concluda, Foa lascia, all’inizio degli anni ’70, incarichi politici e sindacali, per dedicarsi allo studio e all’insegnamento. Seguono anni in cui partecipa ora a questa, ora a quella delle molte iniziative, dalla vita spesso breve, a sinistra del Pci. Nel 1987 torna in parlamento, eletto al Senato come indipendente nelle liste del Pci (che di li’ a poco diventera’ Pds). E’ in questa area che Foa, sempre a sinistra e mai comunista, trova la nuova dimensione di padre nobile e voce critica della sinistra, invitata ad unirsi ma anche a sapersi rinnovare. Messaggio che Foa affida soprattutto a numerosi libri, di saggistica e memorialistica, scritti a volte a quattro mani e in dialogo con altri esponenti della sinistra (come Guglielmo Epifani, Furio Colombo, Miriam Mafai e Alfredo Reichlin), o con suo figlio Renzo, già direttore dell’Unità poi passato al Giornale e spostatosi su posizioni vicine al centro destra. A 95 anni Foa aveva sposato Maria Teresa Tatò, sua compagna da 26 anni (in precedenza era stato sposato con Lisa Giua).