salice/beatificazione

Che rapporto può esserci tra la dolcezza, il tramonto, l’occidente, la steppa, l’Arabia, la terra d’Israele vista dalla Babilonia, il pegno, il corvo, gli insetti, il collegamento tra confini e tra tempi? Difficile dirlo, eppure in ebraico sono tutti termini che derivano dalla stessa radice ‘rv. La stessa che dà il nome alla pianta protagonista di questa giornata, che è l’ultima della festa di Sukkot. Oggi è Yom ha’aravà, il “giorno del salice”, più comunemente noto come Hosha’ana Rabba. Il giorno in cui i ramoscelli di questa pianta vengono prima agitati e poi battuti per far cadere le foglioline secche che rappresentano le nostre colpe. Magari bastasse questo gesto a farle cancellare. Ma c’è dietro la speranza in un ordine superiore clemente e tollerante delle nostre debolezze. Questa pianta rappresenta con il suo strano nome dai molteplici sensi un miscuglio di cose, la caduta dei confini, il tramonto e la dolcezza ma soprattutto la sua stretta dipendenza dall’acqua. Che per un ebreo è anche l’acqua spirituale, la Torà.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Le dichiarazioni di Padre Gumpel che attribuisce le esitazioni di Benedetto XVI a procedere oltre nella beatificazione di Pio XII a una sua paura di peggiorare i rapporti con gli ebrei sembrano riportare indietro la discussione sul ruolo di papa Pacelli ai momenti più aspri della disputa fra le due leggende, quella rosa e quella nera. Dichiarazioni di tal fatto non giovano né alla chiarezza né al dialogo fra mondo ebraico e Chiesa cattolica. Si può discutere all’infinito sulle interpretazioni da dare ai silenzi di papa Pacelli, che sono un dato di fatto, come alla sua concreta opera di salvataggio degli ebrei, che sono un altro dato di fatto. In un bel libro recentissimo, L’inverno più lungo (Laterza, 2008) Andrea Riccardi documenta la scelta di Pio XII di salvare Roma e i suoi abitanti, e in primo luogo i perseguitati, tutti i perseguitati: militari, antifascisti, ebrei. Tutto questo può essere variamente interpretato e discusso, senza dogmatismi e nel rispetto di tutti. L’intervista di stamattina di Rav Rosen a Repubblica pone, a mio avviso, questi problemi in modo illuminante ed equilibrato. Ma questa teoria complottistica, che vede gli ebrei agire nell’ombra per impedire il processo di beatificazione del Papa, mi sembra una voce fuori coro, una vera e propria nota stonata in un dibattito che, pur fra mille difficoltà, si avviava a gettare alle ortiche miti e leggende di ogni genere..

Anna Foa, storica