Cento giorni di lavoro e un progetto per i giovani ebrei italiani
Cento giorni di lavoro e un progetto per i giovani ebrei italiani. A raccontarlo è l’assessore ai giovani Ucei Claudia De Benedetti.
Claudia De Benedetti, quali sono le strategie che sta sviluppando il tuo assessorato?
“L’unione per il futuro” è un nuovo progetto dell’Assessorato ai Giovani UCEI predisposto in collaborazione con gli assessorati ai giovani di Roma e di Milano, una sorta di protocollo di intesa con le due più grandi comunità italiane. Un metodo di partecipazione e condivisione che nelle scorse settimane ho esteso a Livorno e Torino e a breve coinvolgerà le altre comunità.”
Quali sono gli obiettivi?
“ Innanzitutto rafforzare l’identità giovanile ebraica ed il senso di appartenenza alle comunità ed all’UCEI. Poi creare legami più solidi tra movimenti giovanili e enti ebraici, istituzionalizzare e finanziare la partecipazione dei giovani ebrei italiani ai seminari europei, formare eccellenze in settori specifici ebraici, accrescere l’uso e la pratica dell’ebraico anche in ambiti ludici, favorire la partecipazione di giovani ebrei italiani a progetti di scambio universitario con Israele.”
Qual è la novità rispetto al passato?
“Il riconoscere come fondamentale la formazione delle nuove leadership comunitarie. Ho identificato per questo obiettivo tre grandi aree di intervento: l’educazione, l’informazione e la gestione delle nostre comunità.”
Quale è la funzione dei movimenti giovanili?
“I movimenti giovanili da sempre svolgono un ruolo di capitale importanza nella formazione delle future classi dirigenti ebraiche, sono un patrimonio da valorizzare, integrare e confrontare con il panorama europeo altrettanto qualificato.”
A chi è dedicato, concretamente, il progetto?
“Ci sono due situazioni molto diverse da considerare, i bambini e ragazzi in età scolastica e i giovani dai 18 ai 30 anni.
Per il primo gruppo è essenziale coinvolgere i genitori, favorire l’attività dei movimenti e la formazione.
Per il secondo gruppo, usando l’esperienza pilota milanese di “Efes due”, abbiamo predisposto un’agenda nazionale condivisa per coinvolgere tutti i giovani ebrei nell’età in cui spesso, e purtroppo per sempre, si allontanano dal mondo ebraico.
E’ necessario distinguere con chiarezza il problema di un coinvolgimento integrale nella vita ebraica da quello più urgente e forse preliminare del riallacciare i rapporti con la comunità.”
Venezia, Livorno, Torino, Bruxelles quali attività ha svolto l’Ufficio Giovani Nazionale nei primi 100 giorni della tua gestione ?
A settembre è stato ricreato il gruppo di educatori, rigorosamente selezionati e motivati, appartenenti a tutte le comunità italiane. I giovani hanno frequentato un primo seminario di formazione a Venezia ed un secondo, conclusosi ieri, a Torino.
Sono ripartite in 10 località le attività pensate e dedicate a bambini ed adolescenti: una preziosa opportunità offerta alle realtà decentrate e numericamente esigue.
Due grandi eventi hanno permesso il coinvolgimento di oltre 800 ragazzi. Una piccola folla di volti nuovi ha partecipato alla festa organizzata a Roma da Lesson Party in concomitanza con il “Second European Young Adults Forum del Benè Berith”. Sotto la Sukkà della Comunità di Livorno oltre cinquanta persone hanno partecipato ad uno Shwarma Party in cui gli studenti israeliani giunti di recente in Toscana hanno raccontato le non poche difficoltà che incontrano nella loro vita quotidiana in Italia.
A Bruxelles alcuni giovani italiani che entreranno nei prossimi mesi a far parte del “World Jewish Congress Diplomatic Corps” hanno partecipato attivamente al lancio del progetto del Congresso Europeo Ebraico “Promoting tolerance throughout the European Continent” .
A Torino due intensissime giornate, guidate dalla accorta regia di Alan Naccache e dalla consolidata professionalità di Daniel Segre e Lidia Calò, hanno richiamato giovani torinesi ed israeliani che in passato avevano partecipato ad altri progetti giovanili UCEI.
Un progetto molto impegnativo.
“Nasce per raggiungere gli obiettivi prefissati dal Congresso. E’ necessario che lo sia. Il futuro delle nostre comunità dipende dalla nostra capacità di lavorare coi giovani. Come è scritto nel libro dei Proverbi, “Indica al giovane la via da seguire – Neppure da vecchio se ne allontanerà”.