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Tribuna aperta: Auschwitz e il doppiopetto

Occorre guardarsi dall’opportunismo politico, dalla pubblicità personale a buon mercato, dall’uso e abuso della storia per scopi settoriali o meramente propagandistici. Come non cogliere, nelle cronache del recente viaggio ad Auschwitz da parte dell’amministrazione capitolina e in altri episodi precedenti, il facile lavaggio delle coscienze, l’operazione-ripulitura o, se si preferisce, l’operazione-doppiopetto che la Destra di governo (tanto a livello nazionale quanto a livello romano) sta realizzando con una sapienza politica pari alla superficialità critica? Oggi i politici, a destra come a sinistra, sembrano improvvisamente essersi trasformati in storici di professione; non passa giorno senza che li si senta disquisire di fascismo, di antifascismo, di nazismo, di comunismo, di totalitarismo, di Shoah, di foibe. Ma la visione storica che emerge dai loro discorsi a effetto manca di profondità, di continuità, di comprensione strutturale; è, in genere, poco più di uno slogan che tutto appiattisce e tutto mette sullo stesso piano. E tale deve essere, perché di quello hanno bisogno. L’obiettivo che perseguono infatti non è la comprensione della realtà, o la condivisione di una eredità, o l’acquisizione della memoria, ma la visibilità sui mass media, la credibilità politica attuale che si misura superficialmente sui giudizi intorno ai nodi critici del nostro passato. Un viaggio ad Auschwitz con una scelta compagnia di giovani e di ebrei rappresentativi è dunque la sponsorizzazione ideale per un presente politico calibrato sulla reazione alla Shoah. Ma, mi chiedo, è lecito strumentalizzare la Shoah? E’ morale costruire un consenso politico sulla spettacolarizzazione della memoria?
A subire le conseguenze negative di operazioni come questa è forse anche la coscienza di massa dello sterminio. Dopo l’ultimo viaggio-evento si parla molto più di Auschwitz, è vero. Ma cosa ne acquisisce la coscienza popolare, in definitiva? La consapevolezza che Auschwitz fu “il male assoluto”. E che cosa vuol dire davvero questa espressione? Cosa contiene? Definizioni così inconsistenti lasciano molto perplessi. E’ indiscutibile che Auschwitz sia stato “il male assoluto”. Il punto è che si tratta di una determinazione in sé vuota e fuorviante, di una connotazione priva di contenuti che sembra portare su un piano ultra-umano (e quindi, in quanto metafisico, implicitamente assolutorio) uno sterminio che fu opera di uomini concreti e di concreta tecnologia dello sterminio. La dimensione di Auschwitz quale industria della disumanizzazione e macchina di morte progettata costruita e usata dal nazismo rischia di cedere il passo all’immagine di un mostro vuoto.
David Sorani