La voce dei giovani nell’Europa ebraica. Nuove responsabilità per Claudia De Benedetti
La partecipazione dei giovani alla vita ebraica internazionale e la formazione dei leader di domani. Queste le sfide che Claudia De Benedetti, da pochi giorni eletta nell’esecutivo del Congresso ebraico europeo, si pone nel suo nuovo mandato riprendendo così la cifra che da oltre due anni contrassegna il suo impegno a livello nazionale come vicepresidente Ucei. Unica donna eletta, con ben 52 preferenze su 84 votanti, nel prestigioso organismo presieduto dal russo Moshe Kantor, Claudia De Benedetti (nell’immagine assieme a Serge Cwaigenbaum, segretario generale dell’organizzazione internazionale) ha ben chiaro il ruolo che l’ebraismo italiano ha giocato finora sul fronte europeo e le responsabilità che si prospettano per il futuro.
Claudia, com’è visto in Europa l’ebraismo italiano?
Da sempre siamo molto considerati e stimati, sia per la nostra capacità di comunicazione con il mondo esterno sia per lo stretto rapporto con le Comunità ebraiche. Siamo stati ad esempio fra i primi a realizzare con successo eventi quali la Giornata della memoria e la Giornata della cultura ebraica, mentre è stata molto apprezzata la capacità di politica mostrata in occasione della Fiera del libro di Torino quando si profilò la minaccia del boicottaggio. Al momento, con l’apporto dei nostri rabbanim, stiamo lavorando ad alcuni problemi rituali la cui risoluzione potrebbe porci all’avanguardia in Europa.
Cosa significa per l’ebraismo italiano la partecipazione alla politica ebraica europea?
Stare nella rete internazionale è per noi una priorità. L’ebraismo italiano ha piccole dimensioni, ma una grande tradizione. Occupare un posto d’eccellenza nello scacchiere ebraico internazionale è dunque necessario per continuare ad acquisire competenze, conoscenze e riconoscimenti.
Uno dei temi emersi negli ultimi anni riguarda le Comunità ebraiche dell’Est.
Abbiamo senz’altro la responsabilità di contribuire alla rinascita delle istituzioni ebraiche in Europa orientale. Vivere l’ebraismo oltre i nostri confini permette oggi più che mai di rinsaldare i legami di solidarietà e aiuto fraterno che hanno da sempre caratterizzato la nostra appartenenza al popolo d’Israele. E in questi momenti di grande difficoltà avverto con forza la necessità per tutti gli ebrei del mondo di sentirsi responsabili gli uni degli altri.
Su quali filoni procederà nei prossimi quattro anni il Congresso ebraico europeo?
Il lavoro nel corso del mandato si concentrerà, come indicato dal presidente, sulla lotta all’antisemitismo e al razzismo, il contrasto alla minaccia nucleare iraniana, il rafforzamento della vita ebraica nell’Est Europa e il sostegno a Israele. All’indomani del massacro di Mumbai è stato immediatamente istituito un forum strategico, cui hanno fatto seguito pianificazioni per il prossimi mesi di corsi di hasbarà e consultazioni con i principali capi di stato e di governo europei. Il nostro è un ruolo silenzioso che svolgiamo in un costante rapporto con le istituzioni politiche, i rappresentanti delle organizzazioni che tutelano l’ebraismo in sede internazionale, gli enti che forniscono aiuti alle comunità ebraiche in stato di bisogno e gli organizzatori di manifestazioni internazionali impegnati nella lotta all’antisemitismo ed alla xenofobia e nell’appoggio ad Israele. Vorrei inoltre ricordare la consolidata collaborazione con l’Anti defamation league di cui è presidente per l’Italia l’onorevole Alessandro Ruben.
Quali sono le prossime scadenze?
A fine gennaio si riunirà a Gerusalemme il Congresso mondiale ebraico cui parteciperanno quattro delegati in rappresentanza del nostro paese. Si affronteranno i grandi problemi che l’ebraismo è chiamato oggi a fronteggiare: da Durban 2 all’Iran alla lotta all’antisemitismo e alla xenofobia. A primavera si svolgerà poi a Roma il quinto seminario Arachim – Conference for european jewish educators. L’ American jewish joint distribution commitee, noto in Italia come Joint e l’European council of jewish communities hanno scelto la nostra grande comunità per le ottime esperienza di cui è portatrice in campo educativo ed assistenziale. Al di là di questo momento d’incontro, vi sono poi le consultazioni settimanali in teleconferenza e altre occasioni di condivisione delle strategie comuni.
La tua priorità per questo mandato?
Senz’altro il coinvolgimento dei giovani nella vita ebraica internazionale e la formazione di nuovi leader. Oggi nelle sedi del Parlamento europeo si muovono tantissimi giovani, i nostri sono forse ancora un po’ indietro: si tratta dunque di sostenerne le capacità e le competenze perché un domani possano dedicare una parte del loro tempo alla politica ebraica e a Israele.
In questo senso sono già state realizzate alcune proposte formative.
In partnership con alcuni enti ebraici abbiamo intrapreso belle iniziative, particolarmente riuscite grazie all’entusiasmo delle nostre Comunità che hanno inviato qualificate rappresentanze a convegni ed incontri di settore. Ricordo ad esempio il Symposium on the state of jewish children in special need di settembre 2008 a Londra e il Leatid leaders seminar for jewish community lay leaders di febbraio 2008. Per i giovani ho lavorato negli ultimi mesi a due progetti: il Young adult forum del Benè Berith europeo svoltosi a Roma ai primi di novembre e la tre giorni denominata Tolerance, a dream for Europe? svoltasi a Bruxelles, Praga e Kaliningrad.
E’ in cantiere qualche nuovo progetto per i più giovani?
E’ in corso di definizione la richiesta dell’Ucei di far partecipare due ragazzi italiani al progetto Young diplomatic corps del World jewish congress. Sul sito www.leadel.net è inoltre partito, proprio in questi giorni, un progetto internazionale che mi vede coinvolta in prima persona che offre formazione ai giovani leader comunitari europei delle prossime generazioni puntando sul tema, di stringente attualità, della nuova identità ebraica.
Daniela Gross