sbandamenti/capolavori
Vi sono tanti significati nella celebrazione di Chanukkà, che si mescolano ed emergono con diverso rilievo, secondo lo spirito del momento e le sensibilità. In questi giorni può diventare anche la festa dei regali e delle lucine che si accendono e si spengono a intermittenza, o la festa della pace e della luce. Non bisogna dimenticare che Chanukkà è essenzialmente festa di resistenza e di recupero di valori originari, di purificazione e nuovo inizio, come il nome stesso di Chanukkà (=inaugurazione) suggerisce. La storia di questa festa è una grande sollecitazione a pensare ai continui sbandamenti del popolo ebraico, insoddisfatto della sua tradizione, alla perenne ricerca di qualsiasi cosa che sia esterna, seducente, sostitutiva e alternativa; e alla necessità di riproporre il modello tradizionale. Se questa risposta, qui da noi, sia espressione di “una pesantissima mentalità da ghetto che dimentica il profetismo messianico”, un “irrigidimento del rabbinato italiano” che “finirà per condurre a un lento azzeramento dell’ebraismo italiano” (come ha dichiarato un autorevole commentatore ne Il Foglio del 20.12.2008) è cosa su cui bisogna discutere.
Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma
Sul supplemento culturale del Sole di ieri, Marco Carminati ricostruisce la storia, riemersa ultimamente dagli archivi grazie alle ricerche di Amalia Pacia, dell’acquisto nel 1939 del capolavoro di Caravaggio La Cena di Emmaus da parte della pinacoteca di Brera . E’ una storia affascinante, e anche molto di attualità in questo anniversario delle leggi razziste del 1938, perché l’acquisto fu dovuto all’opera dell’ex sovrintendente di Brera, Ettore Modigliani, già trasferito all’Aquila nel 1935 e poi licenziato nel 1938 come ebreo. Carminati racconta dei rapporti di stima e rispetto tra Modigliani e il ministro dell’educazione Bottai, e di come grazie a quei rapporti l’acquisto del Caravaggio fu reso possibile. E ci descrive anche come subito dopo il regime sciolse l’ associazione Amici di Brera, donatrice del quadro, come covo di antifascisti ed ebrei. L’articolo esalta le “doti intellettuali decisamente al di sopra della media nazionale” del ministro Bottai, contrapponendolo ad un giovane Argan, astro nascente del Ministero dell’Educazione fascista, che tenne alla cerimonia di acquisizione del quadro, nel 1940, la lezione su Caravaggio. Tutto vero, naturalmente. Peccato che la sua grande intelligenza e la sua apertura mentale non abbiano impedito a Bottai di essere fra i più caldi sostenitori delle leggi razziste e fra i più zelanti esecutori delle norme che cacciavano gli ebrei dalle scuole di ogni ordine e grado. E che, come risulta dall’articolo stesso di Carminati, il rispetto di Bottai per Modigliani non lo abbia indotto nemmeno a rispondere alla lettera in cui questi gli raccomandava l’acquisto del Caravaggio, ma soltanto a seguirne le indicazioni. L’intelligenza non giustifica tutto, e il ruolo positivo, in questa vicenda, non va certo all’illuminato ministro Bottai, ma ad Ettore Modigliani, che continuò a lavorare per dar lustro a Brera anche dopo esserne stato scacciato e senza poterne sperare alcun riconoscimento.
Anna Foa, storica