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Chanukkà/Natale

Quest’anno il calendario fa coincidere oggi Chanukkà con il Natale. Non avviene molto spesso, per quanto le due feste, malgrado le evidenti differenze, abbiano anche qualche affinità e lontane radici comuni (si pensi solo al fatto che entrambe cadono il 25 del mese). Il rapporto ebraico con il Natale è stato sempre complesso, soprattutto in tempi di forte ostilità cristiana antiebraica. Per esempio c’era, e forse c’è ancora, chi, in segno di lutto, non studiava Torà la notte, passandola a giocare a carte, con il risultato paradossale di fare alla fine le stesse cose degli altri. Ma, secondo quanto mi ha raccontato un notissimo rabbino di Yerushalaim, nella Varsavia del 1930 la maggioranzadegli ebrei aveva in casa l’albero di Natale, giustificandolo con una certa disinvoltura come un uso culturale-nazionale piuttosto che religioso. Proprio nei giorni della festa ebraica che celebra la lotta contro l’assimilazione queste contraddizioni vengono a galla (come l’olio) e pensando a queste storie e al clima di oggi appare ben evidente come il nostro rapporto con gli altri sia strettamente legato a come gli altri si comportino con noi.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Questa settimana, la settimana di Chanukkà, nel Mall di Washington di fronte alla Casa Bianca, si erige una grande Chanukkià. Il Mall è quel grande spazio verde al centro della capitale americana, attorno al quale si affacciano i maggiori centri del potere istituzionale e molti dei maggiori mausolei della memoria collettiva del paese che costituisce (tuttora) il primario polo di riferimento della civiltà occidentale. Lunedì mattina il notiziario televisivo americano iniziava con l’annuncio “Oggi è il primo giorno di Chanukkà ” e terminava con l’augurio, nell’ordine, “Felice Chanukkà e Buon Natale”. Tutto questo è un poco come se, circa 2200 anni fa, una grande Chanukkià fosse stata posta sull’Acropoli di Atene di fronte al Partenone, nel fulcro della civiltà occidentale di allora. Non la profanazione del Tempio in Gerusalemme da parte degli Ellenici, magari con l’approvazione degli Ellenizzanti, ma la pacifica metabolizzazione della simbologia ebraica da parte della cultura dominante, allora in Atene, buffa ipotesi, oggi a Washington, concreta realtà. La condizione ebraica è diversa nel presente rispetto al passato, anche grazie a quegli ebrei che, allora come oggi, hanno saputo combattere per l’affermazione della propria civiltà.

Sergio Della Pergola, demografo, Università ebraica di Gerusalemme