“Gli orrori del passato e le minacce future. Serve vigilanza e uno sguardo lucido”

Il 4 gennaio di 65 anni fa il decreto legislativo del duce n. 2 recò “Nuove disposizioni concernenti i beni posseduti dai cittadini di razza ebraica”, che segnò – nei territori assoggettati alla Repubblica di Salò – la spoliazione finale degli ebrei, già individuati come stranieri appartenenti a nazionalità nemica dalla Carta di Verona (14 novembre 1943).
Con contraddittorio ossimoro, gli ebrei venivano ora nuovamente insigniti del titolo di “cittadini”, proprio mentre venivano braccati da fascisti e nazisti, nella negazione più totale del diritto di avere e – soprattutto – del diritto di essere.
Si compiva nella Repubblica di Salò l’atto finale della persecuzione antiebraica in Italia che, nel corso dello scorso anno civile è stata commemorata in numerose manifestazioni, a settanta anni dalle leggi razziali.
Alla legislazione razziale è anche dedicato un bel numero della “Rassegna mensile di Israel”, curato da Michele Sarfatti e alla cui realizzazione ha dato un prezioso apporto Myriam Silvera.
L’auspicio, a breve distanza dal Giorno della Memoria, è che non vi sia un illogico strabismo – come talora sembra di vedere – tra l’occhio che si volge indietro, severo nel riconoscere gli orrori del passato, e l’occhio che guarda all’oggi, incapace di percepire come questi orrori possano riprodursi se non si ha il coraggio di fronteggiare chi vaneggia di nuovi olocausti, chi continua a trattare Israele come l’ebreo tra gli Stati e chi professa e diffonde l’antisemitismo.

Valerio Di Porto, Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane