Parla la gente: “Essere qui è un obbligo”
Migliaia di persone nella sala conferenze di Roma, che ha ospitato la manifestazione Sosteniamo Israele Sosteniamo la pace organizzata dalle principali associazioni e istituzioni ebraiche.
Lontano dalle prime file e dai posti riservati agli alti esponenti del mondo politico, giornalistico ed ebraico, uno straordinario numero di persone ha seguito con attenzione il susseguirsi degli interventi in programma nel corso della serata. Una partecipazione che probabilmente trova le sue fondamenta nell’apprensione che in questi giorni, purtroppo, accomuna gli ebrei della diaspora. Ma non solo!
“Essere qui questa sera è un dovere, un obbligo. Questo vuol dire essere ebreo!”dice uמ agente di viaggio di 52 anni, che continua “vivo male questi giorni, con ansia e preoccupazione, noi tutti vorremmo che finisse, siamo per la pace!”.
Vito Kahlun, 25 anni, studente, per lui la presenza fisica alla serata non è determinante, piuttosto ritiene fondamentale l’affermazione costante dei valori democratici e sostiene “Si può discutere sulla legittimità o meno dell’azione militare, ma non si discute l’esistenza dello Stato di Israele.”.
Nella sala gremita, i giovani presenti costituivano un numero considerevole. Lo ha notato in particolare Alessandra Calò, 25 anni, educatrice, che soddisfatta osserva “Sono contenta, perché siamo tutti qui. Molti miei coetanei hanno rinunciato alla pizza del sabato sera per essere presenti in questa occasione, una rinuncia semplice, è vero, ma non sempre scontata” e con rammarico prosegue “tuttavia avrei voluto che un evento del genere potesse essere allargato anche a persone esterne alla Comunità. Sono i non ebrei gli interlocutori principali nella vita di tutti i giorni e a loro, in particolare, vorrei fossero note le ragioni di Israele.”. Dello stesso parere un’impiegata di 37 anni: “ognuno di noi avrebbe potuto portare con se un non ebreo. Il confronto con il mondo esterno è immancabile e una serata come questa avrebbe potuto sciogliere i dubbi di molte persone confuse dalle notizie contrastanti di questi giorni”.
L’opinione pubblica risulta essere dunque uno dei capitoli più delicati della questione mediorientale per un gran numero di persone presenti in sala. Di questo avviso Silvio Di Castro, 42 anni, per lui, libero professionista, è indispensabile partecipare alla serata e afferma “è impossibile vivere serenamente questi giorni. Sapere che parte dell’opinione pubblica è contro lo Stato d’Israele mi angoscia come ebreo ma soprattutto come padre. Da ciò scaturisce un doppio malessere, perché negare allo stato ebraico il diritto ad esistere equivale a negare a noi il diritto di essere ebrei!”.
Il succedersi di giorni complicati e pieni di angoscia dall’inizio delle operazioni militari a Gaza lo scorso 27 dicembre, non ha dunque scalfito l’attaccamento di molti ebrei romani allo stato verso cui continuano a guardare sempre con amore e speranza e, per il quale, non è mancato e non continuerà a mancare mai, l’appoggio morale di cui gli ebrei della diaspora sono capaci.
Melissa Sonnino