AnnoZero/Memoria
Anno zero è quello della creazione di Adamo. Un uomo che è costitutivamente complesso, fatto di istinto del bene e del male, composito: la polvere di cui è fatto è tratta da tutti gli angoli della terra. Per questo deve essere in grado di evitare ogni interpretazione univoca della realtà, che è sempre faziosa.
Benedetto Carucci Viterbi, rabbino
A nove anni dalla sua istituzione il Giorno della Memoria è in crisi. Apparentemente dalla carica emotiva che lo ha investito, dalla retorica con cui viene rappresentato e vissuto, da ultimo dalle scene di Gaza. In realtà la scommessa intorno al Giorno della Memoria è incerta da tempo. Quella scommessa riguardava e ancora riguarda la costruzione di una coscienza storica attrezzata e soprattutto la costruzione di un’identità europea che sopravanzasse le singole identità nazionali.
L’insuccesso di questo processo segnato dal risorgere delle identità nazionali e dalla crisi della costruzione dell’Europa, entra in rotta di collisione con il contenuto culturale del Giorno della Memoria. Che cos’è la nazione? Se consideriamo quanto indicato da Ernest Renan nella sua celebre lezione tenuta nel marzo 1882, dedicata appunto all’identità della nazione (un testo classico della cultura contemporanea) tutti i segni che nel corso del Novecento sono stati assunti come il marchio profondo della nazione sono rimessi in discussione dal genocidio. Non si tratta più – a differenza di quanto affermava Renan – di assumere il passato indiviso ma di farne severamente l’inventario. Alla gloria succede così la vergogna; al ricordo dei torti subiti, il trauma della partecipazione al male; al posto della pietà filiale per gli antenati, il culto delle loro vittime. Lo slogan con cui Renan nel 1882 chiudeva la sua conferenza sottolineando come l’inno di ogni patria, rivolgendosi ai propri antenati, dovesse essere “noi siamo quel che voi foste, saremo quel che voi siete”, risulta rovesciato nel Giorno della Memoria. L’inno che oggi viene proposto della patria postcoloniale, posthitletriana, è semplicemente “Non come voi”. Per quanto ancora può reggere?
David Bidussa, storico sociale delle idee