antisemitismo/Hamas

Nella parashà di Shemòt assistiamo all’inizio della prima persecuzione antiebraica della storia. A progettare e attuare questa persecuzione è un “nuovo” re. Nel Talmùd si discute se si tratti veramente di un nuovo re o se sia invece lo stesso che ha semplicemente cambiato opinione. Che senso ha questa discussione? Perché è così importante stabilire che si tratti veramente di un nuovo re? Secondo Rav Moshè Feinstein, il Talmùd vuole insegnarci qualcosa dell’animo umano. La prima opinione ritiene che gli uomini non possano arrivare a un tale grado di malvagità. Non è possibile che lo stesso uomo che aveva accolto amichevolemente la famiglia di Ya’akòv e che era stato salvato dalla carestia insieme al suo popolo da Yosèf possa diventare un feroce persecutore dei discendenti di quella famiglia. Chi invece sostiene che si tratta dello stesso re pensa che tutto ciò sia possibile e che l’aberrazione a cui può arrivare l’animo umano è sconfinata.

Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano

L’articolo 7 dello statuto di Hamas dice: […] Il Profeta, Allah lo benedica e gli conceda salvazione, ha detto: “Il Giorno del Giudizio non verrà finché i Musulmani non combatteranno gli ebrei, quando gli ebrei si nasconderanno dietro pietre e alberi. Le pietre e gli alberi diranno: Oh Musulmani, Oh Abdulla, c’è un ebreo dietro di me, venite e uccidetelo” […]. Il profeta Geremia (1, 9-12) ha detto: […] Egli mi disse: […] “Vedi: Io ti ho dato oggi, riguardo alle genti e ai regni, l’incarico di abbattere, di atterrare, di distruggere, di demolire, di costruire e di piantare”. […] “Che cosa vedi tu, Geremia?” Ed io risposi: “Io vedo un bastone di mandorlo”. […] “Hai visto bene: infatti Io sto per affrettarmi ad eseguire quel che ho detto”.

Sergio Della Pergola, demografo Università Ebraica di Gerusalemme