Storia, Memoria, Israele. La Giornata al Quirinale
Storia, Memoria, Israele. I cardini della vicenda ebraica e degli ideali di libertà, di pace e di giustizia di cui gli ebrei si sono fatti portatori nei millenni, sono stati riconnessi dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha ospitato, in occasione del Giorno della Memoria al Quirinale, gli studenti italiani vincitori del concorso “I giovani ricordano la Shoah”. “Due mesi fa, tornando a Gerusalemme dopo molti anni, ha affermato il Presidente Napolitano nella parte iniziale del suo discorso, ho ritrovato in tutti i miei interlocutori quel senso profondo delle radici storiche e ideali di Israele che mi ha sempre colpito: perché forse in nessun altro popolo e Stato un simile sentimento si manifesta in un rapporto così naturale con il passato più lontano”. Passando poi a parlare della situazione mediorientale, Napolitano ha definito “drammatiche” le settimane della crisi a Gaza. “A tattiche terroristiche senza scrupoli, – ha detto – che hanno a lungo colpito il territorio di Israele e messo a rischio la popolazione di Gaza, è seguita, da parte di Israele, un’azione di guerra sulla cui portata e sulle cui conseguenze non è mancata la discussione, anche in Israele e fra gli amici di Israele. “Ma è necessario distinguere fra la politica di Israele ed il suo diritto ad esistere e “Proprio in questi momenti, – ha concluso Napolitano – deve farsi più forte la vigilanza, ed esprimersi più nettamente la reazione, contro il riprodursi del virus dell’antisemitismo, contro l’insorgere di nuove speculazioni e aggressive campagne contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico”.
Il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha posto l’accento sui molti italiani che durante il periodo della furia nazista salvarono vite e protessero i perseguitati. “Il loro ricordo – ha affermato la Gelmini – mi solleva il cuore e mi dà certezza che il proposito della memoria può trovare terreno fertile. Una memoria del male, del male assoluto, diventa sopportabile se insieme scorgiamo tracce di un’altra possibilità per gli uomini”.
Alla cerimonia al Quirinale hanno partecipato le massime autorità, ed è intervenuto, fra gli altri, il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna. La prolusione è stata affidata al professor Claudio Magris, uno dei massimi nomi della cultura italiana contemporanea.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio diffuso in occasione della Giornata ha affermato che “64 anni or sono furono abbattuti i cancelli di Auschwitz. Questa data e quel luogo sono il paradigma dello sterminio di un popolo che ha segnato per sempre la storia dell’umanità. Non lo dimenticheremo mai. Per questo nutriremo il ricordo della Shoah con celebrazioni e iniziative rivolte in modo particolare ai giovani, affinché sappiano a quale punto di aberrazione può arrivare l’odio dell’uomo contro l’uomo”.
Il Presidente del Senato, Renato Schifani all’inizio alla seduta dell’Aula dedicata al Giorno della Memoria ha sottolineato che “Fare memoria significa oggi considerare che questo e’ stato, secondo le parole di Primo Levi”, ma significa anche “non stancarsi di denunciare il sentimento antisemita tuttora presente in una parte consistente della società italiana”.
L’ambasciatore di Israele in Italia Gideon Meir ha rivolto un invito a vigilare e “combattere la violenza antisemita fatta di parole, ma anche di atti concreti” riemersa da quando Israele ha lanciato l’operazione militare a Gaza per difendere i propri cittadini dal lancio di razzi dalla Striscia. “Per fortuna – ha rilevato l’ambasciatore – posso dire che l’Italia non è un paese antisemita, rispetto ad altri paesi europei. E tutte le forze politiche e moderate, da destra a sinistra, hanno preso posizione chiara e ferma contro ogni forma di intolleranza a sfondo antisemita”.
Il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, intervenendo a margine della cerimonia al Quirinale sulla necessità di integrazione tra culture diverse ha dichiarato che è necessario “tendere la mano per facilitare l’integrazione ma nello stesso tempo pretendere il rispetto delle più elementari norme della nostra Costituzione, a partire dalle libertà civili per le donne, e l’utilizzo dei luoghi di preghiera non come luoghi di incitamento all’odio come in molte moschee avviene”.