Shoah, una dura lezione per tutta l’umanità
“La Memoria non riguarda solo gli ebrei, ma l’intera società. La Shoah ha colpito soprattutto gli ebrei, che ne sono stati le vittime, ma ha riguardato e riguarda tutta l’umanità, dal momento che ancora persistono i germi della violenza e del razzismo contro i quali la lotta deve essere proseguita senza interruzioni, senza indugi e senza indulgenze, abbinando sempre alla fase della repressione e della lotta, quella del recupero e dell’educazione” Così il Presidente Ucei Renzo Gattegna ha concluso il suo discorso in occasione della Giornata della Memoria al convegno “Memoria: dalle testimonianze dirette al Museo della Shoah”, che si è tenuto nella Sala della Lupa di palazzo Montecitorio a Roma. Molte le personalità intervenute oltre al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, il segretario del partito democratico ed ex-sindaco di Roma Walter Veltroni, il presidente della Fondazione Museo della Shoah ed ex presidente della Comunità Ebraica di Roma Leone Paserman, il professor Marcello Pezzetti, la signora Goti Bauer testimone reduce dei campi di sterminio ed infine i due architetti che hanno realizzato il progetto del Museo della Shoah Giorgio Maria Tamburrini e Luca Zevi.
Gli interventi di tutti i relatori si sono soffermati sul significato della Memoria e su quello della realizzazione di un Museo della Shoah in Italia, ma forse è un terzo aspetto quello che ha pesato più di tutti proprio nel giorno della celebrazione della memoria della Shoah, scaturito dalle affermazioni di Monsignor Richard Williamson, accusato di negazionismo, al quale il papa Benedetto XVI ha appena revocato la scomunica e che è stato il fantasma di tutti coloro che hanno vissuto personalmente la tragica esperienza dei campi di concentramento nazisti al loro ritorno a casa: la paura di non essere creduti, la paura che qualcuno potesse mettere in dubbio ciò che era stato.
Così il Presidente della Camera Gianfranco Fini non ha perso l’occasione di prendere duramente posizione “C’è il dovere di indignarsi e non minimizzare quando riecheggiano teorie negazioniste sempre infami e ancor di più se arrivano da chi ha un incarico religioso” tornando poi sull’importanza del concetto di memoria ha ammonito “Il dovere della memoria è non solo il dovere di ricordare, ma anche il dovere di capire. Il dovere di scoprire i meccanismi perversi che hanno permesso questa spaventosa corruzione della coscienza dell’uomo”.
Sulla stessa linea il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo “La memoria -ha detto- affonda nel passato ma deve parlare al presente e soprattutto al futuro” invitando però a fare attenzione perché “senza un forte fondamento di conoscenza la memoria della Shoah rischia di svuotarsi. Il nostro compito è proprio quello di ricordare e far capire che quelle idee e quegli atti demoniaci hanno camminato su gambe assolutamente umane”.
“Il nostro compito – ha continuato Marrazzo – è mettere in luce quali dinamiche abbiano permesso il realizzarsi di un male così estremo ed inumano. Dietro a tutto ciò c’erano uomini. Di questa coscienza, purtroppo, oggi abbiamo bisogno”.
“Si vedono affiorare – ha detto nel concludere Marrazzo- nuove forme di razzismo e discriminazione. Si registrano episodi gravi, si avverte un rumore di fondo, uno strisciante fastidio per la diversità. Questo meccanismo mentale, purtroppo, è oggi presente nella nostra società. Può avere come bersaglio i rom o i musulmani o, di nuovo, gli ebrei”.
Il leader del Pd Walter Veltroni associandosi alle affermazioni di Fini ha commentato
“La Shoah è stata una grande tragedia. Nessuno può negare, quale che sia il suo vestito, la sua tonaca, il suo mestiere, ciò che non può essere negato: ovverosia la tragedia delle camere a gas”. Citando poi un episodio della sua infanzia Veltroni ha ricordato con amarezza “che a vendere degli italiani per poche decine di lire c’erano altri italiani”.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è soffermato invece sull’importanza della realizzazione del museo della Shoah “Quando il museo della Shoah sarà inaugurato -ha detto Alemanno- affideremo a Roma uno strumento della memoria ma anche una palestra per mantenere la nostra umanità” ed ha poi continuato “nei prossimi anni il museo della Shoah sarà uno strumento per le giovani generazioni con un triplice obiettivo: il primo è storico perché sia sempre presente nella memoria la realtà dei fatti; bisogna poter dire ai giovani che ciò che è accaduto è reale così come reali sono le responsabilità storiche di nazismo e fascismo e di chi, indifferente, non ha saputo schierarsi con i giusti”. Il secondo, è un obiettivo “ideologico-culturale perché ogni volta che ci si rivolge ad una comunità, ad una etnia o ad una razza condannandola in blocco si fa il primo passo verso la discriminazione”. Infine dal museo della Shoah verrà “un insegnamento umano, la capacità di non perdere la percezione dell’essere umano che si ha di fronte perché simili orrori non si ripetano più”.
Il professor Marcello Pezzetti soffermandosi sulla funzione del museo della Shoah ha rilevato che “il museo è un servizio, non una esposizione” ma ha anche precisato che “esso non è un museo per gli ebrei, nessun museo della Shoah al mondo è per gli ebrei, è un museo per l’Italia e per la scuola italiana”.
A conclusione del convegno, Luca Zevi, uno dei dei due architetti che hanno realizzato il progetto, ha spiegato l’idea di fondo su cui si basa il Museo nazionale della Shoah di Roma che dovrebbe essere inaugurato nel 2011, un enorme parallelepipedo nero sulle cui pareti saranno incisi i nomi degli ebrei italiani deportati nei campi di concentramento nazisti.
Le celebrazioni per la Giornata della Memoria sono poi proseguite al Vittoriano dove il Ministro dei Beni Culturali Alessandro Bondi, in una manifestazione organizzata insieme all’Ucei, ha presentato ‘Il Libro della Shoah italiana’ di Marcello Pezzetti.
Il libro riporta 105 testimonianze, raccolte, (come ha spiegato l’autore) in 13 anni “di ricerca quotidiana, di lavoro storico”. Un impegno che “mi ha fatto capire -ha detto Pezzetti- che cosa è stata veramente la Shoah. Molti dei sopravvissuti, infatti, non avevano mai parlato prima, non avevano raccontato neanche ai parenti più stretti la tragedia dei campi di concentramento”.
“Tra il dovere della testimonianza e la scelta di rifugiarsi nel silenzio, di fronte all’orrore della Shoah, -ha osservato il Ministro Bondi nel presentare il libro- della disumanità assoluta dei campi di sterminio, c’é una terza via, quella di ricordare attraverso la meditazione e la preghiera”.
Lucilla Efrati