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capomese/negazionismo

Nella parashà letta ieri compare il primo precetto dato a tutta la collettività di Israele: l’obbligo di proclamare il capo mese, che coincide con il novilunio. Mese è, in ebraico, chodesh, dalla stessa radice di chadash, nuovo. Un’ indicazione preziosa per l’ebraismo: essere alla ricerca – all’interno della tradizione – della novitá interpretativa e del rinnovamento.

Benedetto Carucci Viterbi, rabbino

In questi giorni la questione del negazionismo è tornata a occupare la scena. Vorrei sottolineare che nel negazionismo non c’è solo la negazione di un evento storico provato ma ritorna al centro la filosofia dei “Protocolli dei savi anziani di Sion”. Il negazionismo, infatti, contesta non solo le prove, ma le testimonianze di chi sostiene l’esistenza nelle forme e nei modi dello sterminio. Anzi il vero obiettivo del rifiuto delle prove è la convinzione che i sopravvissuti non abbiano diritto di parola. Quel diritto non viene riconosciuto dai negazionisti perché la natura dei testimoni – e non la loro esperienza, li renderebbe incredibili. Ovvero essi non sono credibili e non devono essere creduti perché la loro identità ebraica li qualifica come pericolosi sovvertitori dell’ordine che si intende instaurare. In breve quei testimoni non sono non credibili perché raccontano il falso, ma perché ebrei che per essenza, altri direbbero per loro natura – raccontano il falso e il loro obiettivo comunque è la conquista fraudolenta del potere.

David Bidussa, storico sociale delle idee