Il grande incontro dei giovani ebrei italiani. Riparte da Milano un progetto per il futuro
Giovani ebrei italiani di molte organizzazioni e città diverse. Giovani ebrei italiani di diverse formazioni e visioni. Per la prima volta si sono incontrati a Milano in occasione del Noar09, gli stati generali della gioventù ebraica in cui si è evidenziata l’importanza di mettere a confronto (o meglio, di affiancare) problematiche e strategie, che spesso sono comuni, così come il vero e unico obiettivo di tutti. Quello di rafforzare e consolidare l’identità ebraica nelle fasce d’età più critiche e fondamentali nella crescita e nella formazione di un individuo.
Impensabile, francamente impensabile, quello che si è visto nei locali della scuola ebraica di Milano. Impensabile perché fino a qualche tempo fa riunire solamente due o tre delle tante piccole grandi organizzazioni di eventi per giovani in Italia, sarebbe stata un’impresa difficile. Figurarsi tutte le realtà d’Italia e invece l’Ucei (promotrice ufficiale del raduno) insieme alla Comunità Ebraica di Milano ci è riuscita alla grande.
Noar, ovvero gioventù in ebraico, questo il nome scelto per il primo raduno di tutte le organizzazioni giovanili ebraiche in Italia e c’erano davvero tutte: da Roma a Milano, da Firenze a Genova passando per Torino e Livorno e anche Trieste e Napoli, la cartina geografica era ben rappresentata dai diversi movimenti presenti.
Il forum delle realtà giovanili si è svolto nella scuola della Comunità di Milano. Sono intervenuti un centinaio di “addetti ai lavori” di piccole e grandi Comunità ebraiche, attivi in tutte le associazioni giovanili, da quelle locali a quelle a copertura nazionale. La fascia d’età dei partecipanti si è rivelata decisamente ampia, e ha visto presenti sia chi muove i primi passi all’interno delle organizzazioni giovanili ebraiche, grazie a movimenti come Benè Akiva e Hashomer Hatzair, sia chi da adulto li supporta, forti della loro esperienza e della loro determinazione.
La giornata è stata aperta dal vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Claudia De Benedetti, che ricopre anche il ruolo di assessore ai giovani dell’Ucei, e dal rabbino capo di Milano Rav Alfonso Arbib. Sempre nella prima parte degli incontri sono intervenuti anche David Piazza, assessore ai giovani della Comunità Ebraica di Milano, e Alan Naccache, direttore Ufficio Giovani Nazionale. Importante il messaggio lanciato da tutti gli intervenuti: i giovani devono assumere la responsabilità del loro destino e vanno considerati come persone formate e in grado di gestirsi da sole. Hanno il futuro davanti, e questo dà loro il privilegio e il compito di stabilire obbiettivi a lungo termine, e non di vivere giorno per giorno.
La parola viene poi lasciata ai ragazzi, che si dividono in commissioni a seconda dell’età, del bacino d’utenza dei diversi gruppi (maggiori e minori di 18) per discutere riguardo alle dinamiche vincenti nello svolgimento delle rispettive attività.
Il pomeriggio prosegue all’insegna dell’informazione, grazie agli interventi del professor Enzo Campelli, che ha presentato il Corso di laurea triennale in Studi ebraici attivato dall’Ucei, di Guido Vitale, coordinatore dei dipartimenti Cultura e Informazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha presentato il Portale dell’ebraismo italiano moked.it, Giuseppe Giannotti (giornalista a Il Secolo XIX di Genova) e Emanuele Ottolenghi, direttore del Transatlantic Institute Bruxelles, che presentano i loro recenti libri, rispettivamente “Israele-verità e pregiudizi”, e “La bomba iraniana”.
La giornata era iniziata di buon mattino nella biblioteca Hasbani già completamente affollata, con il saluto degli organizzatori .
I due workshop di lavoro suddivisi per fasce di età: uno dedicato ai ragazzi fino ai 18 anni alla presenza dei movimenti giovanili Benè Akiva e Hashomer Hatzair (con animatori venuti anche da Roma) nonché di altre organizzazioni con lo stesso target proveniente da altre città; il secondo riguardante i ragazzi con piu’ di 18 anni che escono dalla scuola e dai movimenti giovanili e che spesso vivono momenti di disorientamento.
L’obiettivo dei workshop era molto chiaro e non dava spazio alle chiacchiere: cercare delle soluzioni comuni e propositive ai problemi che caratterizzano questo tipo di attività, il tutto in maniera costruttiva. In particolare per i ragazzi più grandi, il tema più sentito e dibattuto è stato quello su come si possa riuscire ad attirare maggiormente i ragazzi che non frequentano assiduamente la vita comunitaria.
Finiti i workshop, i numerosi presenti, si sono trovati a pranzo per confrontare e dibattere le idee appena espresse, prima di tornare ai lavori del pomeriggio.
Dopo i feedback di entrambi i workshop ed il riassunto delle idee e delle soluzioni proposte, che hanno successivamente lasciato spazio alla parte didattica della giornata.
Prima Guido Vitale ha parlato dell’esperienza del Portale dell’Ebraismo Italiano presentando il sito www.moked.it, le attività svolte, la struttura organizzativa, le persone che collaborano, le iniziative, ma soprattutto parlando della passione che tutti i collaboratori mettono e che hanno portato a questi risultati.
Infine, il conflitto mediorientale: i giornalisti Giuseppe Giannotti ed Emanuele Ottolenghi hanno presentato ed illustrato una delle tematiche più importanti a questo riguardo, ovvero la comunicazione: fotografie artefatte, immagini spesso contraddittorie, titoli fuorvianti sono solo alcuni dei filtri che vengono messi in atto nel nostro paese per sbilanciare l’opinione pubblica molto spesso solo a favore della parte debole ed il problema di Israele che spesso non riesce a controbattere con un’informazione adeguatamente efficace e penetrante.
Chiusi i lavori, era evidente la soddisfazione su tutti i volti degli organizzatori e non solo: la giornata è stata un grande punto di partenza per quella parola magica che finalmente ha iniziato a funzionare, ossia “condivisione”.
Condivisione e collaborazione che si spera portino in futuro ad i risultati sperati: dalle piccole problematiche di tutti i giorni all’augurio piu’ grande che ieri si è sentito nominare varie volte, ovvero che le prossime candidature alla presidenza delle varie comunità tra 15-20 anni, siano partite proprio da ieri: il futuro è dei giovani e grazie a Noar, forse ora non è più così impensabile.
“Noar09 – ha commentato al termine dei lavori Claudia De Benedetti – si è concluso con una fitta nevicata e un piano di lavoro di 13 punti(saranno forse anche 13 articoli di fede?). Forse mai prima d’ora madrichim con le hulzot ancora nuove e assessori con qualche capello bianco, Chabad e Maccabi, Lesson Party e Pitigliani avevano lavorato fianco a fianco con umiltà e determinazione. Grazie a uno straordinario e contagioso entusiasmo dei partecipanti ho identificato le priorità irrinunciabili che tra quattro mesi al Moked di Milano Marittima saranno oggetto di una prima verifica. Enzo Sereni nel 1922 diceva ‘ogni giorno sento e mi vado convincendo che la mia ebraicità è un fatto naturale, elementare ed insieme basilare della mia vita: non mi sento affatto ebreo solo se insultano o assaltano gli ebrei, non mi sento più ebreo solo a casa e al Tempio, ma sempre, dovunque, in ogni atto della mia vita’. I partecipanti al Noar09 hanno affermato con vigore una ebraicità consapevole, attiva, propositiva e concreta”.
“Noar09 – ha detto l’assessore ai giovani della Comunità Ebraica di Milano David Piazza – si conclude con una grande sconfitta e una doppia speranza. È una grande sconfitta che subisce il lavoro comunitario che strappa magari qualche successo, ma che si svolge solitario, isolato e spesso autoreferenziale. Ne sono piene le piccole e le grandi Comunità, così come le piccole e le grandi istituzioni ebraiche. A Milano invece, la scommessa per niente scontata dell’Assessorato ai Giovani Ucei, ha vinto sin dal primo momento, vedendo al saluto di apertura, in una nevosa domenica milanese, la biblioteca della Scuola Ebraica straripante non solo di numeri, ma di rappresentatività. C’erano praticamente tutte le organizzazioni ebraiche che si occupano di ragazzi e di giovani in Italia. Tutte. Il merito è certamente di una “visione” coraggiosa, ma anche di una organizzazione capillare dove tutto ha funzionato bene (bravo Alan), sostenuta e condivisa dalla Comunità Ebraica di Milano e dallo staff dei giovani di Efes2”.
“La doppia speranza – ha aggiunto Piazza – è che i legami stretti tra gruppi tanto diversi e tanto distanti possano, con l’aiuto degli strumenti che l’Ugn saprà mettere in campo, rafforzarsi e portare a nuove iniziative e che, oltre a ciò, la formula di Noar09 possa convincere altri “pezzi” di Ucei a rischiare, decentrando e condividendo le proprie attività non con vetrine (come talvolta accade), ma con la sostanza. Ne abbiamo tremendamente bisogno”.
“Vorrei sottolineare – ha commentato il Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Riccardo Hofmann – dopo aver partecipato agli intensi lavori della giornata, due aspetti principali che ho notato. Il primo che ne testimonia il successo è quello di aver coinvolto in un convegno-dibattito tutte le sigle dell’ebraismo giovanile italiano e questo è merito di Claudia De Benedetti, degli organizzatori e ovviamente dei giovani presenti.
Il secondo aspetto è che aver organizzato la manifestazione a Milano ha reso forse più agevole coinvolgere i giovani delle molteplici comunità del Nord e del Centro Nord, oltre alla consueta ed importante presenza dei giovani di Roma. Da Trieste a Napoli si può dire che era rappresentata quasi tutta l’Italia ebraica. In poche parole è difficile analizzare i molteplici contenuti, ma al di là di questo, si è trattato, a mio avviso, comunque di un inizio, di una prima fase di un percorso il cui obiettivo dovrebbe essere chiaro a tutti: cioè investire sui giovani, vicini e lontani, sulle loro idee, capacità e competenze, che in ultima analisi significa investire sul futuro dell’ebraismo italiano”.
Tana Abeni – Benji Oskar