Israele al voto 1 – Sergio Della Pergola “Risultato incerto, ma sistema solido”

Israele va al voto. Fra poche ore l’unica democrazia del Medio Oriente ridefinirà gli equilibri alla Knesset e si darà un nuovo Governo. Gli equilibri determinati dal risultato elettorale saranno probabilmente il risultato di alchimie molto complesse. E il nome del nuovo premier potrà dipendere da piccoli spostamenti dell’ultimo minuto negli umori dell’opinione pubblica.
Gli indecisi, alla vigilia della consultazione, sono ancora in numero consistente. E le incognite di un sistema elettorale fra i più frammentati e fra i più complessi sono così numerose che nemmeno i grandi esperti si sentono in grado di formulare un pronostico del tutto affidabile.
Il demografo Sergio Della Pergola, uno dei nomi più prestigiosi dell’Università ebraica di Gerusalemme, più volte consulente degli Esecutivi israeliani sulle questioni strategiche, ha appena finito di sfogliare i quotidiani ritrovandovi una sua studentessa, piuttosto chiacchierata.
Una vignetta dell’influente ma minoritario Haaretz (vedi l’immagine a fianco) la ritrae di fronte a suo padre, Avigdor Lieberman, leader di Israel Beitenu, la formazione nazionalista astro nascente del nuovo panorama politico israeliano. La battuta è al vetriolo, come spesso avviene sulle pagine dei quotidiani di un sistema libero talvolta fino ai limiti dell’eccesso. “Papà, un giorno tutto questo sarà tuo”, dice lei mostrando un gruzzolo che secondo la stampa scandalistica Lieberman starebbe accumulando e amministrando con troppa disinvoltura con l’aiuto dei propri familiari.
“Per come l’ho conosciuta – liquida la questione il professor Della Pergola – posso dire che si è dimostrata una studentessa capace e intelligente”. Sulle accuse di corruzione piovute nel corso della campagna elettorale lo studioso usa molta cautela. Il sistema giudiziario israeliano non perdona e non guarda in faccia a nessuno, se ci sono illeciti sicuramente chi li ha commessi dovrà risponderne. Ma per ora la parola spetta agli elettori. “Tzipi Livni – commenta Della Pergola – si presenta come la signora ‘mani pulite’, ma questo da solo non basta per vincere la competizione”.
Sta di fatto che fra i pochi punti fermi che Della Pergola dice di vedere alla vigilia del voto c’è proprio l’emergere della formazione di Lieberman (nell’immagine in alto una manifestazione dei supporter di Israel Beitenu a Haifa alla vigilia del voto).
E poi? “Mi sembra del tutto prevedibile – aggiunge lo studioso – che assisteremo a un’ulteriore marginalizzazione della sinistra nel quadro politico generale. La massa dell’elettorato è distante dalle sue ragioni e nemmeno gli esiti della crisi di Gaza sono bastati per invertire la tendenza. Il grande dilemma, a questo punto, è se la maggioranza relativa sarà conquistata da Kadima di Tzipi Livni o dal Likud di Netanyahu. Nei sondaggi sono testa a testa. Ma con 34 diverse formazioni sulla scheda, il margine degli indecisi è ancora grande, il numero di voti dispersi corre il rischio di essere molto alto e anche una piccola differenza può essere importante”. “Nel sistema israeliano – continua Della Pergola – conquistare la maggioranza relativa non significa infatti solo aver raccolto più voti dei concorrenti, ma anche assicurarsi automaticamente il mandato di comporre la nuova coalizione di governo. Molto probabilmente Netanyahu, se riuscirà ad arrivare primo, potrà decidere se formare una coalizione tutta di destra o invece una grande coalizione che comprenda più formazioni compresa i centristi di Kadima, o addirittura ancora più allargata”.
Ma in quale quadro generale l’elettore israeliano farà le proprie scelte? “La crisi di Gaza – riprende Della Pergola – ha suscitato una forte solidarietà interna e un’importante intesa sostanziale anche sul fronte internazionale. Ci sono molti dati che lasciano intendere come la società israeliana abbia reagito prontamente e in maniera unitaria (salvo la posizione di frange estremamente minoritarie) a una situazione molto delicata. Vorrei solo ricordare che al momento del richiamo dei riservisti nelle scorse settimane il tasso di presentazione immediata per prendere servizio ha toccato il 120%”.
Esiste però anche un rovescio della medaglia. “Certo – aggiunge Della Pergola – il risvolto negativo è che l’emergenza sicurezza fa ombra al discorso politico. I palestinesi non si sono dimostrati in grado di costruire una società civile e in questo modo fanno il loro stesso male. Ma ciò che è più grave è che la loro incapacità di generare una società civile danneggia di riflesso la società civile israeliana”. E questo basta per giustificare il pessimismo? “No, direi che ancora una volta la storia recentissima ha dimostrato che chi aveva voluto intendere Israele come un fenomeno artificioso e temporaneo ha visto la propria visione chiaramente smentita dai fatti. Israele è una realtà molto solida, sta qui per rimanere. Bisogna che i nemici dello Stato ebraico se ne facciano una ragione”.

g.v.