“Sicurezza e integrazione devono essere congiunte”

Nuovo incontro al Vittoriano a Roma dove, dal 16 dicembre, è ospitata la mostra “Leggi Razziali. Una tragedia italiana” curata da Marcello Pezzetti e Bruno Vespa, con il coordinamento generale di Alessandro Nicosia, per presentare il numero speciale della ‘Rassegna mensile di Israel‘ in occasione del settantesimo anniversario della leggi razziste. Il secondo di una serie di incontri organizzati per approfondire alcuni aspetti storici dei provvedimenti del 1938 (il prossimo, dedicato alla memoria della deportazione dei militari italiani, avrà luogo il 19 febbraio) ha visto la partecipazione di molti esponenti delle realtà ebraiche italiane.
“Le leggi razziste costituiscono un monito contro l’antisemitismo e il razzismo. Nei confronti di tutti”, ha affermato il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, che poco prima aveva accompagnato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, a visitare la mostra. “Il nostro ricordo vuole essere – ha continuato Gattegna – un monito anche contro l’indifferenza di molti. Le leggi del 1938 fanno parte di una delle pagine più buie della nostra storia. Sono state un tradimento da parte dello Stato per i suoi cittadini ebrei che tanto hanno contribuito alla storia della patria”.
Il ministro Maroni ha dichiarato di essere rimasto impressionato dalla mostra, cruda per i documenti esposti, ma denuncia in particolar modo l’uso della propaganda. Il rappresentate del Governo ha infatti affermato di essere “rimasto sconvolto da come l’uso della propaganda potesse influenzare le coscienze dei cittadini e portare il consenso su cose che ora ripugnano chiunque”.
Secondo Maroni oggi non sarebbe più possibile “il ripetersi dell’orrore delle leggi razziali, perché ci sono anticorpi nelle istituzioni, nei controlli dell’Europa che si è data regole e nei valori ispirati a principi diametralmente opposti a quelli della “difesa della razza” tuttavia riconoscendo la necessità di mantenere e diffondere fra i giovani la memoria di quanto è avvenuto. Maroni ha dichiarato di voler dare la disponibilità a tutte le prefetture italiane di ospitare la mostra “affinché i giovani vedano l’orrore delle leggi del 1938, in modo da impedire che ciò succeda di nuovo”.
Maroni ha anche colto l’occasione per rispondere alle accuse di xenofobia che gli erano state rivolte nei giorni scorsi, sostenendo che la situazione italiana è la migliore d’Europa per quanto riguarda l’integrazione, ma l’obiettivo da perseguire è la sicurezza.
La Rassegna mensile di Israel, nata nel 1925, fu chiusa dalle autorità fasciste nel 1938 (anno in cui furono promulgate le leggi razziste) e poté riaprire soltanto nel 1948, come ha avuto modo di far rilevare l’attuale direttore della prestigiosa rivista edita dal”Unione delle Comunità ebraiche Italiane professor Giacomo Saban. L’ultimo numero pubblicato è stato curato dallo storico Michele Sarfatti, del Centro di documentazione ebraica di Milano – e ripercorre la storia delle Leggi dai loro prodromi alla realizzazione e agli effetti. “Continuiamo a studiarle – ha spiegato Sarfatti – perché hanno costituito un elemento originale nel contesto europeo”. Sarfatti ha ricordato che “la legislazione italiana dell’epoca fece scuola in Europa. Il suo accanimento nei confronti in particolare degli ebrei stranieri fu adottato da altri paesi”. Venendo all’oggi ha poi detto che “il razzismo in Italia è in crescita ed ha manifestazioni anche più gravi di allora. “Per questo conoscere la genesi e gli effetti di quelle Leggi – ha concluso – è fondamentale per quanto può accadere oggi”.
Alla presentazione del numero speciale della rivista sono intervenuti anche due degli autori: Annalisa Capristo, esperta della politica antisemita del fascismo, che ha scritto la parte riguardante “Il decreto legge 5 settembre 1938 e le altre norme antiebraiche nelle scuole, nelle università e nelle accademie” e Valerio Di Porto, Consigliere Ucei, che si è occupato de “Il 1938 in Italia e Germania. Spunti per una comparazione”.

Lucilla Efrati

Maroni: «Le leggi razziali? Mai più, abbiamo gli anticorpi»
Quando legge nella lista dei 96 professori ebrei cacciati dalle università con le leggi razziali anche il nome di Arturo Maroni, docente di Geometria analitica a Padova, il ministro dell’Interno si concede una battuta: «Non era certamente mio parente, io e la geometria abbiamo poco a che spartire…». Poi la visita continua e le polemiche anche. Famiglia Cristiana, Veltroni, eccetera. Si dice «sdegnato» Roberto Maroni e definisce le accuse mosse al Parlamento di aver discusso norme della stessa natura delle leggi razziali «pretestuose, infondate e offensive», aggiungendo che in ogni caso queste «non influiranno sull’azione del governo». Fuori programma per Maroni, intervenuto alla presentazione del numero speciale della Rassegna mensile di Israel per il 70esimo anniversario delle leggi razziali, che ha colto l’occasione anche per visitare la mostra al Vittoriano. A fargli da guida Michele Sarfatti, direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano e Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Le copertine della Rivista della razza , i discorsi del Duce sugli ebrei, le rotte dei treni coi deportati verso i campi, e poi le valigie, i bigliettini, gli occhiali, gli orologi; dopo la visita Maroni ha detto di essere rimasto «impressionato» e ha promesso di adoperarsi per fare girare la mostra in tutta Italia, onde «riparare ai danni causati dal suo predecessore Mussolini» ministro dell’Interno per un ventennio. Oggi, ha detto Maroni, «non pu ripetersi l’orrore delle leggi razziali, perchè ci sono anticorpi nelle istituzioni, nei controlli dell’Europa che si è data regole e nei valori ispirati a principi diametrahnente opposti a quelli della difesa della razza». L’obiettivo, ha proseguito il ministro, «è coniugare il difficile binomio libertà e sicurezza. E compito delle istituzioni garantire il massimo della sicurezza e il massimo dell’integrazione. L’Italia finora ha garantito il massimo dell’integrazione; lo straniero ha tutti i diritti che hanno gli italiani, anzi qualcuno in più. Purtroppo questo sistema ha indotto la certezza che le regole non si applicassero a tutti. Da qui gli episodi di intolleranza grave razzismo che si sono sviluppati negli ultimi 10-15 anni». Fuori programma anche a fine convegno, quando il giornalista Gad Lemer ha consegnato a Maroni la trascrizione di una trasmissione di Radio Padania Libera, condotta da Leo Siegel, il quale è stato rinviato a giudizio dal gip di Milano per istigazione all’odio razziale. «Consegno questo documento al ministro – ha detto Lerner- perché faccia pulizia in casa propria. Ci sono ripetuti episodi di incitamento all’odio razziale, sia nei confronti degli ebrei che dei rom». Secca la risposta di Maroni: «Il ministero si costituirà parte civile contro questa persona». In serata arrivato anche il commento di Siegel che ha detto: «Non sono razzista. Ho nonni che non ho mai visto, per motivi di razzismo. Io sono uno sportivo».

Francesca Nunberg, Il Messaggero, 12 febbraio 2009