Israele al voto 4 – Yaakov Andrea Lattes “Per la pace ci vuole un partner consenziente”
Israele ha votato, e i risultati delle elezioni presentano alcuni fenomeni assai interessanti. Questi fenomeni, o meglio gli aspetti da analizzare, sono sostanzialmente tre: il crollo della sinistra storica che comprendeva i due partiti dell’Avodà e di Meretz, l’ascesa del Likud di Netanyahu, e l’ascesa di Israel Betenu guidato da Liebermann.
Per poter analizzare questi tre movimenti di voto, è necessario tener presente la situazione in cui la popolazione israeliana si è trovata in questi ultimi anni, e comprendere che questo voto è stato sostanzialmente un voto di protesta. I cittadini israeliani difatti si sono trovati durante i passati anni a subire quasi come cavie esperimenti politici che non hanno portato a nessun risultato, ma anzi sono falliti clamorosamente. Questi esperimenti come gli accordi firmati con Arafat e il ritiro unilaterale da Gaza, hanno causato quasi esclusivamente atti di terrorismo contro la popolazione civile, con autobus pubblici che esplodevano per strada e missili caduti su scuole e abitazioni, sia del Nord provenienti dal Libano sia del Sud provenienti da Gaza, assommati a notevoli problemi sociali quali il sempre maggiore divario economico fra ricchi e poveri, e infine il tracollo del sistema educativo pubblico (Israele è stata classificata al 26° posto su 32 nell’ultima statistica sull’educazione dell’OCSE, cioè al settimo posto dalla fine). Questa situazione ha portato la popolazione all’esasperazione, che ha quindi reagito nella più democratica delle maniere: andando a votare.
Ma torniamo ai fenomeni di cui si diceva. Il primo risultato di queste elezioni è il tracollo dei partiti della sinistra storica (l’Avodà che è scesa da 19 a 13, e il Meretz che è sceso da 5 mandati a 3 soltanto), e contemporaneamente la discesa di Kadima della Livni da 29 mandati nelle elezioni del 2006 a 28 mandati di oggi. E` facile notare quindi come i due partiti della sinistra storica siano stati abbandonati da gran parte del proprio elettorato, che è passato invece a votare Kadima. La Livni infatti pur di ottenere i voti della sinistra si era collocata nelle sue dichiarazioni durante la campagna elettorale, su quelle che erano le posizioni storiche di quei partiti, oltre a sviluppare un atteggiamento di forte antagonismo verso Netanyahu e quello che era il suo precedente partito, il Likud. Di conseguenza questo elettorato, che è sempre stato ostile a Netanyahu, ha preferito concedere il proprio voto a chi riteneva avesse possibilità di bloccarne l’ascesa. Da qui si deduce fra l’altro, come la campagna elettorale appena passata sia stata in sostanza alquanto superficiale, la maggior parte dei partiti non abbia espresso posizioni ideologiche, e il voto sia stato dato soprattutto in base a simpatie personali.
Il secondo aspetto che bisogna analizzare è la forte ascesa del Likud di Netanyahu, che è passato da 12 mandati nel 2006 a 27 oggi. Il Likud, essendo l’alternativa storica ai partiti di Avodà e Meretz ha tratto vantaggio dalla protesta della popolazione, esausta degli attacchi missilistici provenienti da Gaza e durati mesi, a cui il governo soltanto ultimamente ha reagito. Ugualmente ha guadagnato la lista di Liebermann, che esprimendo durante la campagna elettorale slogan populisti, ha facilmente attirato i voti di chi era scontento del passato governo. Per di più Liebermann è riuscito a raccogliere i voti di gran parte della popolazione emigrata dall’ex Unione Sovietica, che solitamente vota appunto propri rappresentanti. Questi due fattori messi assieme hanno promosso l’Israel Betenu a 15 mandati.
I risultati del voto a Sderot, la cittadina tartassata dai missili di Gaza, confermano questa analisi, nonostante tale località sia per tradizione appannaggio del Likud. Difatti lì il voto era così suddiviso: 33% Likud, 23% Israel Betenu (Liebermann), Shas 13%, Kadima 12%, Avoda 5% e Meretz 1%. A Ashkelon, non distante da lì i risultati del voto sono stati simili.
La conclusione a cui si giunge è che la popolazione israeliana vuole effettivamente vivere in pace, ma che questa pace gli arabi e Hamas in particolare non la possono ottenere attraverso attacchi terroristici e missilistici. Gli israeliani hanno imparato a proprie spese che per fare la pace, come per fare l’amore, è necessario avere un partner consenziente, e guai se non c’è il suo consenso sincero.