Quei militari italiani internati nei campi

“Una Memoria istituzionalizzata, così come prevista dalla legge 211 del 2000, è utile solo se è complementare alla formazione, l’obiettivo non è celebrativo ma formativo, informare e far conoscere la storia per prevenire il ripetersi delle tragedie, altrimenti il rischio è che quegli eventi, finiscano nell’oblio, come sono scomparsi dal panorama dei nostri giovani la grande guerra e il compimento dell’unità nazionale.
Eppure, la memoria delle persecuzioni, delle deportazioni e dello sterminio della Seconda Guerra Mondiale non può essere dispersa. Se ciò avvenisse saremmo più vicini che mai al monito di Primo Levi, è accaduto e potrebbe accadere di nuovo”. Così Anselmo Calò, Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (nella foto insieme al sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga) ha aperto la tavola rotonda Le deportazioni dei politici e dei militari che si è svolta al Vittoriano, nel cuore di Roma. Poco prima lo stesso Calò e lo storico Marcello Pezzetti avevano accompagnato il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, a visitare la mostra 1938 Leggi Razziali Una tragedia italiana, inaugurata in occasione delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziste e aperta fino al 22 febbraio.
Alla tavola rotonda sono intervenuti Gianfranco Maris presidente dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) e gli storici Anna Maria Casavola, Anna Foa, Brunelllo Mantelli e Piero Melograni oltre al sottosegretario Giuseppe Cossiga e al Consigliere Calò che ha fatto gli onori di casa. Lo scopo del convegno era quello di approfondire le vicende storiche che, dopo l’8 settembre 1943, portarono alla cattura all’internamento e al massacro di centinaia di migliaia di soldati e politici italiani nei campi nazisti.
“Superata la stagione della testimonianza c’è la Storia” ha detto Gianfranco Maris, milanese classe 1921, che ha letto alcuni passi tratti dal libro di David Bidussa, Dopo l’ultimo testimone, sottolineando la necessità che gli storici si assumano il compito di tramandare la testimonianza. Necessità peraltro avvertita da tutti gli storici intervenuti.
“Abbiamo la necessità di trasformare i racconti in pietre, ha detto infatti Brunello Mantelli, bisogna impedire agli assassini della memoria di negare”. “Storia e memoria sono due elementi che si compenetrano, ha continuato Mantelli, ma profondamente differenti”.
Dopo l’intervento della professoressa Anna Maria Casavola autrice del libro 7 Ottobre 1943 – La deportazione dei Carabinieri romani nei Lager nazisti, che ricostruisce la storia di un evento completamente dimenticato: la deportazione a opera dei nazisti di duemila, duemilacinquecento Carabinieri, Anna Foa ha esaminato il rapporto fra le deportazioni (politiche, militari e di ebrei) esprimendo la necessità di far si che gli storici ricostruiscano una parte della storia del Paese caduta per lungo tempo nell’oblio. “Ho la sensazione che ci siano due momenti, ha detto la Foa, nel primo momento la memoria dei soldati non scompare, poi soprattutto sulla memoria dei deportati c’è un enorme buco che non c’è invece sulla deportazione politica”.
Il professor Piero Melograni ha portato la propria esperienza di testimone ricordando la deportazione in via Po a Roma, il 16 ottobre 1943.
“Confesso che io stesso solo recentemente mi sono reso conto dell’immane entità della deportazione dei militari italiani in Germania dopo l’8 settembre 1943, ha affermato il Consigliere Anselmo Calò nel concludere la tavola rotonda, mi ero sempre fermato alla persecuzione ebraica, dei rom, dei diversi e degli oppositori ai regimi nazista e fascista. I deportati italiani furono quindi centinaia di migliaia, e andarono chi in un modo chi nell’altro a rafforzare le fila degli schiavi di Hitler, costretti loro malgrado, a rafforzare l’industria bellica tedesca, coltivare le campagne per alimentare i soldati nazisti al fronte.
E’ evidente che l’immaginario è maggiormente colpito dallo sterminio di milioni di esseri umani che avevano l’unica colpa d’appartenere ad un popolo disperso e questo vale tanto per gli ebrei che per i rom. L’internamento e la prigionia dei militari sono parte della guerra stessa così come la persecuzione degli oppositori è funzionale a ogni regime totalitario”.

Lucilla Efrati