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La lotta al genocidio nel mondo moderno

Come nasce la parola ed il concetto di genocidio? Su questa domanda si snoda l’intervento di Antonio Cassese, professore di diritto internazionale presso l’università di Firenze e giudice del tribunale internazionale dell’Aja alla giornata di studio in onore di Elie Wiesel.
Nella storia dell’uomo ci sono sempre stati genocidi, prima venivano chiamati massacri, stermini, eccidi, uccisioni di massa. Se si leggono i grandi storici del passato da Erodoto a Tucidide si vede che ad ogni piè sospinto vengono raccontate uccisioni di intere popolazioni, non si facevano prigionieri in guerra, questi erano veri e propri massacri. Oggi il termine genocidio viene definito da molti politologi come “the magic word”, la parola magica, sembra infatti che pronunciare la parola genocidio serva a risolvere tutto. Un esempio lampante di questo uso strumentale del termine lo troviamo nella politica americana degli ultimi anni. Al tempo dei massacri in Ruanda del 1994, quando l’America era guidata dall’amministrazione Clinton, ci fu un acceso dibattito: alcune associazioni non governative volevano spingere Clinton a parlare di genocidio, il Presidente esitava perché c’era il problema della sua rielezione e per ragioni di politica interna decise di mettere da parte questo concetto, quando invece successivamente si profilò quello che gli americani chiamano il genocidio del Darfur, grazie anche alle pressioni di alcuni gruppi evangelici di forte influenza, si rese necessario per Bush l’utilizzo della parola genocidio, pensando di creare un circolo virtuoso a livello internazionale per riuscire a fermare quel massacro. Non è vero che quando un massacro viene etichettato con la parola genocidio, la comunità internazionale abbia degli obblighi specifici di intervenire e porre termine al massacro. Non bisogna porre l’attenzione quindi sull’uso che si fa oggi del termine, piuttosto su quando e come è nato. Il primo momento nella storia in cui si sentì il bisogno di elaborare delle categorie mentali per delineare la particolarità di alcuni massacri fu nel 1915 quando nell’impero ottomano si compì il massacro di oltre ottocentomila armeni da parte dei giovani turchi, alcune caratteristiche di questa strage hanno fatto da prodromo al genocidio degli ebrei, le sperimentazioni sulle modalità di smaltimento dei cadaveri e le deportazioni di massa. La comunità internazionale decise di intervenire, prevalentemente per ragioni politiche visto il disfacimento dell’impero ottomano, minacciando conseguenze che si realizzarono tra il 1919 e il 1921 con una serie di processi la maggior parte di essi svoltisi in contumacia, ma anche in questo caso si parlò di crimini contro l’umanità e non di genocidio. Nemmeno quando nell’agosto del 1945 le grandi potenze si incontrano a Londra per elaborare lo statuto del tribunale militare internazionale di Norimberga, anche in questo caso si parla di crimini contro l’umanità che comprendono in questo caso la persecuzione e lo sterminio: persecuzione per ragioni politiche, religiose o razziali e sterminio cioè uccisione di massa di gruppi umani. Il termine genocidio venne formalizzato grazie al contributo del giurista polacco Raphael Lemkin, che coniò il termine e promosse l’adozione di una convenzione internazionale per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio che venne stilata nel 1948. Genocidio non è un qualunque massacro; perché si parli di genocidio è necessario quello che i giuristi chiamano “dolo speciale”: il fatto di uccidere una persona non perché persona, ma per la sua appartenenza ad un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

Michael Calmani