Israele al voto 5 – Avigdor Lieberman: “Una cittadinanza responsabile in Israele”
Ci troviamo alla soglia di un nuovo governo in Israele, sono orgoglioso dei nostri successi come partito politico. Israel Beitenu è riuscito a crescere da partito di nicchia per gli olim russi fino a diventare il terzo partito della Knesset. Come può essersi verificato tutto questo? E ancor più importante, come possiamo far buon uso del nostro successo elettorale?
Nel corso dell’operazione “Piombo fuso” a Gaza, sono rimasto sgomento dalle richieste di distruzione dello Stato di Israele e di rinnovati attentati suicidi cui inneggiavano i leader arabi israeliani nelle riunioni in favore di Hamas. Nonostante “la cittadinanza responsabile” sia sempre stata una componente della nostra linea di partito, mi sono reso conto che questo era un argomento da porre in testa alle questioni da affrontare.
Alle discussioni che hanno preceduto il voto, il rappresentante del partito palestinese Balad, Awad Abed Al Patah, ha dichiarato: “Le elezioni sono uno degli strumenti che abbiamo a disposizione per combattere il sionismo entro le proprie mura”. Siamo stati gli unici politici ebrei a reagire, attraverso la proposta di una rigorosa legislazione che espellesse quei leader politici che desideravano distruggere lo Stato.
Nella mia adozione di una posizione che non ammette scuse sui doveri di cittadinanza, ho avuto solidi modelli di comportamento da ogni parte del mondo. Il ministero dell’interno britannico, ad esempio, ha di recente stilato nuove leggi facendo della cittadinanza responsabile una componente essenziale per quanti che desiderano diventare cittadini inglesi. I candidati dovranno trascorrere un periodo di prova durante il quale dovranno dimostrare di essere capaci di contribuire alla comunità. Negli Stati Uniti, coloro che richiedono un permesso di soggiorno e di lavoro devono prestare un giuramento con cui affermano di adempiere ai diritti e ai doveri dei cittadini.
Alcuni giornalisti hanno sostenuto che io stia proponendo criteri di acquisizione della cittadinanza che altri Paesi applicano solo per concedere la cittadinanza agli immigrati e non ai nativi. A queste critiche rispondo che questa è una distinzione irrilevante da fare quando si dibatte di cittadinanza responsabile. Per gli immigrati gli inglesi chiamano in causa gli attentati terroristici del 2005? Un impegno al rispetto dei diritti e delle responsabilità che scaturiscono dallo status di cittadino dovrebbe essere fatto rispettare a ciascuno indipendentemente dal luogo in cui è nato.
Nonostante la mia posizione riguardo alla “cittadinanza responsabile” sia condivisa da molti israeliani, le élite intellettuali non hanno potuto, ovviamente, approvare tutto questo. “Razzista” e “fascista” son state le reazioni.
Mi trovo ora a capo del più eterogeneo partito della Knesset, quattro dei nostri primi dieci membri eletti alla Knesset sono donne. Tre dei primi dieci membri eletti alla Knesset hanno disabilità fisiche. Hamad Amer è il pilastro della comunità drusa. Anastassia Micaeli è la prima ebrea convertita a entrare alla Knesset. E David Rotem è un religioso sionista che vede Israel Beitenu come supporto agli ebrei religiosi.
In ogni caso, Israel Beitenu non ha nulla da obbiettare alla non violenta espressione di opinioni. Sono i discorsi violenti che creano un danno evidente e che ci rifiutiamo di tollerare. Mi riferisco per esempio al sindaco arabo della città israeliana di Sakhnin, che durante l’operazione “Piombo fuso” ha detto: “Mi rivolgo alla gente di Gaza per dire loro: non arrendetevi, fermateli con il vostro sangue per riuscire a costruire lo Stato di Palestina, la cui capitale sarà Gerusalemme. Lunga vita alla Palestina, la cui capitale sarà Gerusalemme e viva i suoi martiri”.
Un’altra definizione che mi è stata attribuita è di essere di “estrema destra” o “ultranazionalista”. Voglio che lo Stato di Israele continui a essere sionista, ebraico e democratico. Non c’è niente di “estremo” o di “ultra” in questi ideali. Anch’io sostengo la creazione di uno stato palestinese indipendente. Vedo con favore il contributo che proviene dal fiorire delle minoranze che vivono in Israele.
Noi non chiediamo agli arabi israeliani di prender parte al sogno sionista. Chiediamo loro di accettare il fatto che Israele è uno Stato ebraico. L’unico al mondo. E’ anche l’unico Stato democratico nel Medio Oriente. Il più avanzato in ambito tecnologico, sanitario e sul fronte dell’istruzione. Se coloro che mettono in pericolo Israele con la violenza e con il terrore focalizzassero invece la propria attenzione nel rendere migliore la vita quotidiana, l’istruzione, le infrastrutture, la salute, noi tutti potremmo avere una vita migliore.
Se sarò parte del nuovo Governo, auspico la collaborazione con il Presidente statunitense Barak Obama, sono consapevole che le relazioni fra Stati Uniti e Israele devono essere forti come sempre e che i nostri valori condivisi renderanno il nostro rapporto di amicizia indistruttibile.
Avigdor Lieberman presidente di Israel Beitenu
Copyright “Jewish Week” – “Moked”
(versione italiana a cura di Lucilla Efrati)