Mosca – Ostia Lido – Gerusalemme – New York Regina Spektor, la voce della nuova generazione
Ha compiuto 29 anni pochi giorni fa, il 18 febbraio: con il suo accento fin troppo newyorchese, il suo stile un po’ glamour e un po’ retrò, la sua musica orecchiabile eppure ricercata, da qualche anno Regina Spektor è uno dei volti più interessanti della scena musicale ebraico-americana. Conosciuta in Italia per le sue canzoni più commerciali come “Fidelity” (tormentone invernale 2007) e “On the Radio”, la giovane cantante e pianista nasconde però un repertorio e una storia personale molto più complessi e affascinanti.
Nata a Mosca nel 1980 da una famiglia di musicisti, come molti altri ha lasciato la Russia dopo la caduta del Muro di Berlino. Transitando come tanti altri esuli per Ostia Lido, come da copione si è trasferita a New York, poi nel New Jersey. Per qualche anno ha anche frequentato una yeshivà femminile, “però mi sentivo fuori posto”. L’idea di comporre canzoni tutte sue le è venuta all’età di 16 anni durante un viaggio in Israele per adolescenti: si annoiava durante le lunghe passeggiate attorno a Gerusalemme, avrebbe poi raccontato, e così si è messa a canticchiare dei motivetti ispirati dal paesaggio.
Molte delle sue canzoni esprimono, sotto un velo pop, un fortissimo attaccamento alle sue radici ebraiche e russe. Il titolo del suo primo album Soviet Kitsch è già tutto un programma, la canzone “US” è un tributo autobiografico all’immigrazione verso New York, “Baby Jesus” un ritratto surreale e scanzonato dei predicatori-truffatori che predicano odio contro gli “infedeli”. Spektor è un’artista eclettica, che fonde brani per piano in stile Tory Amos ai motivi dell’Europa orientale, che passa senza scomporsi dal citare i Guns ‘n Roses (“On the Radio” è un tributo a “November Rain”) a Boris Pasternak in lingua originale ( “Apres Moi” è cantata in inglese, francese e russo).
Sarà anche per questo che, a differenza di Pink e Amy Winehouse, Regina sembra l’unica reginetta del pop a mantenere un legame tutto particolare con il pubblico dei giovani ebrei americani. Il sito “Stuff Jewish Young Adults like” (pure qui il titolo è tutto il programma) ne ha fatto un punto di riferimento. E riassume così il suo fascino: “Le ragazze la adorano perché Regina sembra una vecchia amica incontrata a un campo estivo per adolescenti ebrei, che ha sfondato nel mondo del pop e che continua a spedire loro i biglietti per i concerti”. E i ragazzi? “La adorano perché sembra una vecchia amica incontrata a un campo estivo per adolescenti ebrei, che ha sfondato nel mondo del pop, e che però non spedisce loro i biglietti per i concerti. Ma se non altro li saluta per strada”.
Anna Momigliano