Crisi 2 – Lo sportello antiusura Da Roma una risposta concreta
Un prestito per avviare un negozio, per il matrimonio di un figlio, per una cura importante, le rate per il divano o l’automobile, carte di credito, revolving o fidelity card, richieste di pagamento di vario genere che si aggiungono al mutuo per la casa: e si arriva al punto di non essere in grado di onorare i debiti. Può succedere a tutti e il rischio è cercare aiuto dalla parte sbagliata, soprattutto in tempi di crisi come quelli attuali. “Oggi c’è una riduzione della liquidità, una riduzione del credito e di fatto questo apre la possibilità a tante, tante persone di rivolgersi al mercato illegale dell’usura” ha detto in un’intervista a Sorgente di Vita, Tano Grasso, il commerciante siciliano da anni impegnato su questo fronte e presidente onorario del FAI, Federazione delle Associazioni Antiracket.
Dal suo impegno sono nate molte iniziative, come gli sportelli antiusura, aperti in molte città italiane. A Roma ce ne sono cinque: l’ultimo, nato nel 2006 nel centro storico, in una sede della Comunità Ebraica di Roma, è gestito dall’ associazione “DROR onlus” nell’ambito di una collaborazione tra il Comune di Roma e la Comunità Ebraica, con la Deputazione di assistenza sociale (email: antiusura@romaebraica.it, telefono 06-6876816).
La parola DROR in ebraico vuol dire libertà “nel senso di liberazione dalla schiavitù di un uomo su un altro uomo, come succede nel caso di chi esce dall’ usura, che si emancipa dalla schiavitù dell’usura”, spiega Fabio Calderoni, presidente dell’associazione. E questo è lo spirito che anima l’attività dello sportello, aperto a tutti i cittadini, ebrei e non ebrei. L’obiettivo del servizio è soprattutto la prevenzione, con intervenenti sui processi che inducono al ricorso all’usuraio; ma ci sono anche casi di assistenza a persone che sono già finite nelle mani di usurai.
Lo staff è composto da un coordinatore, l’unico retribuito, e una rete di consulenti, tutti volontari: avvocati, bancari, commercialisti, psicologi. Dal 2006 lo sportello ha seguito 100 casi, il 60% dei quali appartiene alla comunità ebraica.
Tra tante storie, due donne hanno accettato di raccontare la loro vicenda a Sorgente di Vita, con la garanzia dell’anonimato. Sono state riprese difficili da organizzare: non in casa, ma in un posto neutro – e abbiamo scelto Villa Pamphili -; al montaggio le figure sono state sfocate e rese irriconoscibili, le voci alterate. Precauzioni richieste dalle intervistate non tanto per la paura di ritorsioni da parte degli usurai o dei creditori, quanto per il disagio, la vergogna di essere riconosciute e additate dai vicini di casa, dai colleghi di lavoro.
La prima intervistata, una ragazza, racconta una storia di indebitamento fuori controllo: “E’ successo due anni fa, dopo la morte di mio padre, mi sono ritrovata senza il suo appoggio, in una situazione di fragilità, di inutilità; ho dovuto affrontare delle spese urgenti, ho fatto tantissimi errori, ho contratto dei prestiti pensando che fossero la salvezza in quel momento”. Una spirale senza ritorno, la ragazza non riusciva a rientrare dai prestiti e continuava a spendere “per riempire degli spazi vuoti, senza avere un’idea di futuro, di che cosa poteva succedere dopo”. “Mi vergognavo – continua il racconto – mi sentivo un fallimento, non avevo il coraggio di parlarne con mia madre, con mia sorella: e nel frattempo arrivavano le telefonate delle banche, delle finanziarie”. Una situazione di panico e di disperazione. Poi una telefonata allo sportello DROR, un appuntamento e l’inizio di un percorso difficile ma costruttivo. Con il sostegno della psicologa la ragazza ha ritrovato la lucidità e con l’intervento dei volontari DROR presso le banche è riuscita ad ottenere un prestito unico, con rate più basse e più adatte alle sue possibilità. “Mi hanno aiutato a rimettere ordine nelle carte e nella testa”, dice con un certo sollievo la ragazza, ancora provata dalla vicenda, ma consapevole del difficile cammino verso la normalità.
“Lo sportello DROR – ci tiene a precisare uno dei volontari, l’esperto bancario Stefano Panke – come tutti gli sportelli antiusura, non fa erogazioni di denaro, ma offre consulenza”. ”Come psicologa allo sportello – dice un’altra volontaria, Elisabetta Vernoni – mi occupo dell’accoglienza, dell’ascolto; cerchiamo di aiutare le persone a trovare la forza per affrontare i compiti che noi diamo loro. Noi non ci sostituiamo a loro, ma diamo un supporto perché raggiungano di un pò di serenità”
Le cause delle crisi possono essere tante: disagi familiari e sociali, difficoltà nella gestione di aziende o di bilanci familiari, fragilità e problemi psicologici. Allo sportello si rivolgono per lo più lavoratori autonomi e commercianti.
E’ il caso di un‘ altra donna, straniera, che dieci anni fa ha aperto un esercizio commerciale con i risparmi della famiglia: ha chiesto prestiti per allestire il negozio che poi è rimasto chiuso per un anno, in attesa di permessi e per risolvere i tanti problemi burocratici. La famiglia è rimasta senza entrate. “Le banche- racconta la signora – ci hanno rifiutato i prestiti. Dicevano ‘voi commercianti non siete affidabili, un giorno siete aperti, un altro giorno avete la serranda abbassata”.“Parlando con un’amica – prosegue l’intervistata – mi dice..’ti do una mano io ‘ .. e così ha cominciato a cambiarmi assegni…con un interesse molto alto, ma io lì per lì non mi sono accorta in quale situazione stavo entrando: avevo solo paura che la banca mi protestasse, temevo di perdere un’attività che non avevo finito di pagare”.
A peggiorare la situazione interviene poi un direttore di banca che suggerisce soluzioni illecite, coinvolgendo altre persone. Le richieste dell’”amica” e degli altri creditori sono sempre più pressanti: alla fine la signora trova il coraggio di denunciare tutti, con l’aiuto di un buon avvocato. E la giustizia comincia il suo corso.
Per uscire dai debiti nel 2007 la signora decide di rivolgersi al DROR: con una serie di consigli mirati, la domanda al Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura, piano piano rimette ordine nella sua esistenza “Ci è cambiata la vita, la mia famiglia ha cominciato ad avere speranza, abbiamo avuto un supporto psicologico per continuare a lottare e avere fiducia che tutto questo finirà”. Il suo coraggio e la sua costanza sono stati premiati: pochi giorni fa gli usurai sono stati rinviati a giudizio.
Sono due casi emblematici, la punta di un iceberg di un problema preoccupante, presente anche nella comunità ebraica: dopo la puntata di Sorgente di Vita allo sportello DROR sono arrivate molte telefonate di persone che chiedevano aiuto, da tutta Italia. “Il pericolo peggiore per le persone in una fase come questa – dice Tano Grasso – è il rinchiudersi nella solitudine, pensare che il proprio problema sia proprio e basta. No, il tuo problema lo devi condividere con gli altri, non ti devi vergognare se per ragioni economiche devi chiedere aiuto, perché se lo chiedi puoi salvarti da una prospettiva che sarebbe sicuramente più grave, così come avviene quando si va dagli usurai”.
Piera Di Segni