Durban 2 – Il Ministro Frattini: “Non si può negoziare su tutto”
“Ero andata per seguire una conferenza contro il razzismo nel mondo, e invece ho sentito parlare di Israele come di un orribile disgustoso Stato di apartheid, violatore di tutti i diritti umani, ho visto inseguire ragazzi con la kippà e gli ebrei incapaci di prendere la parola. Ho visto Mugabe e Fidel Castro prendere la parola in difesa dei diritti umani”.
A parlare è Fiamma Nirenstein vicepresidente Commissione Affari Esteri della Camera, giornalista e scrittrice, mentre ricorda gli eventi accaduti a Durban nel 2001, a margine del convegno “Durban 2: una conferenza antisemita contro la democrazia” che si è svolto nella sala Capitolare del Senato della Repubblica in piazza della Minerva a Roma organizzato all’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele e in particolar modo dall’onorevole Fiamma Nirenstein.
Onorevole Nirenstein l’abbiamo vista nel corso degli anni battersi per lo Stato di Israele come giornalista, quanto è cambiata la situazione ora che può farlo come parlamentare?
Seguito a scrivere, ci tengo immensamente, la parola scritta è la mia vita. Alla Camera porto tutte le mie passioni, i miei interessi. Ho un’autentica passione soprattutto per la questione dei diritti umani, perché ho visto un rovesciamento fra aggressore e aggredito. Quindi essendo vicepresidente della Commissione esteri alla Camera dei Deputati ho uno spazio per occuparmi di tante cose, dal Tibet al Darfur. C’è tutto un ambito di cose che penso che debbano essere rimesse sulle gambe. Magari le ONG (Organizzazioni non governative) potessero davvero difendere i diritti umani…
Che cosa si aspetta che accada in seguito al gesto italiano di non partecipare alla conferenza di Ginevra?
Mi aspetto che l’ONU prenda una posizione decisa. L’Italia non è la sola ad aver ritirato la propria adesione, lo hanno fatto anche gli USA, il Canada e Israele e vi sono molti altri Stati che hanno espresso il proprio dissenso per il documento in 251 punti dove si parla in termini espliciti solo del Medio Oriente e in termini terribili dello Stato di Israele.
Per quale motivo l’ONU non ha finora preso una posizione contro di ciò?
Perché nel suo ambito vi è un forte numero di Paesi islamici e di Paesi non allineati che costituiscono un forte blocco.
Il conflitto israelo-palestinese è sfociato ancora una volta nell’antisemitismo, siamo ad un punto tale che dobbiamo rimettere le cose a posto”.
Fra i relatori intervenuti in sala oltre a Fiamma Nirenstein, il ministro degli Affari esteri Franco Frattini, Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera, il professor Gerald Steinberg, del Centro di monitoraggio delle Ong per i diritti umani dell’Università di Bar-Ilan e l’onorevole Gianni Vernetti, vicepresidente dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele.
L’onorevole Enrico Pianetta, presidente dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele ha fatto gli onori di casa sottolineando che questa è la quarta iniziativa di questa associazione, che ha già organizzato nel passato recente un viaggio in terra israeliana con 24 parlamentari e una manifestazione di fronte a Montecitorio in difesa dello Stato di Israele alla fine di gennaio.
“Mille volte grazie per la linea adottata su Durban II: spero che l’Europa segua la strada aperta da Roma” ha detto l’ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir seduto fra il pubblico in sala e chiamato a intervenire “In questo modo – ha aggiunto il diplomatico israeliano rivolgendosi al ministro Frattini – l’Italia ha rinnovato la sua tradizione democratica” in un occidente dove purtroppo sono ancora “in molti” a negare allo Stato di Israele il suo diritto all’esistenza”.
“Non si può negoziare su tutto, non sui diritti fondamentali” ha detto in uno dei passaggi del suo discorso il ministro Frattini che, nel ricostruire temporalmente gli atti preparatori del documento in 251 punti che verrà presentato a Ginevra, ha anche spiegato per quale motivo l’Italia ha deciso di non aderire “Io sono il capo della diplomazia italiana, ha affermato, ma la diplomazia a volte si deve arrestare” e riferendosi al documento che verrà presentato a Ginevra ha spiegato “lo riteniamo inemendabile: può essere solo sostituito con un testo più snello, 15 o 20 paragrafi, che contenga principi chiari per la lotta al razzismo”. Il titolare della Farnesina ha osservato che quelle “frasi inaccettabili e antisemite” contenute nella bozza attuale “getterebbero discredito anche sulla credibilità dell’Onu”.
“Questa battaglia di libertà – ha detto Frattini ribadendo la decisione dell’Italia di boicottare la conferenza – la facciamo condividendo anche le speranze del popolo israeliano, ma la facciamo in primo luogo in nome di diritti assoluti: se cediamo oggi su questo, domani negozieremo ad esempio sui diritti delle donne violentate e dopodomani sul traffico dei bambini…”. “L’Italia non partecipa a questo gioco. Noi – ha concluso il ministro degli Esteri – non ci siamo adeguati a questa tolleranza silenziosa”
Il punto di vista del Ministro Franco Frattini è stato condiviso da tutti i relatori intervenuti alla conferenza e in particolar modo dall’editorialista del Corriere della Sera Piero Ostellino che nel riprendere alcuni passi dal discorso del Ministro Frattini ha posto questa domanda: perché i nostri principi non sono negoziabili?
Ostellino ritiene che ci siano due aspetti del problema: una questione di merito e una questione di metodo “Sotto il profilo del merito, ha detto Ostellino, quando compare l’antisemitismo, è l’anticamera del totalitarismo e un pericolo per l’umanità intera”.
Quale possibilità c’era di fronte al documento che si preparava di cedere a un compromesso? Si è domandato “Quando una religione diventa un programma politico come nel caso dell’islam il compromesso è ancora più difficile”, ha osservato amaramente Ostellino, che ha poi rilevato come sotto il profilo del metodo l’Italia ha fatto bene a decidere di non andare a Ginevra perché è in discussione la nostra libertà e la nostra stessa vita. “Noi non possiamo andare, ha concluso Ostellino, perché siamo eredi della nostra tradizione. Nei nostri Paesi ci sono democrazie che non mettono in discussione i diritti fondamentali. Le mie ragioni sono quelle di un filosofo politico che fra coloro i quali mettono in discussione i nostri diritti e non solo il diritto dello Stato di Israele a esistere noi rispondiamo che non ci andiamo”.
Di razzismo alla rovescia hanno parlato Gianni Vernetti e Fiamma Nirenstein che oltre a ricordare i clamorosi eventi accaduti durante la Conferenza di Durban 1 ha espresso alcune considerazioni su quanto sia difficile difendere lo Stato di Israele e sul fatto che gli episodi antisemiti sono aumentati del 300%. “Vi è un enorme riacutizzarsi dell’antisemitismo, ha osservato la Nirenstein, al Consiglio d’Europa i miei colleghi hanno espresso opinioni terribili su Israele. Israele è al centro di un errore colossale. L’Italia ha alzato una bandiera universale nel difendere Israele…Quando diciamo Never Again ci riferiamo soprattutto a questo”.
Lucilla Efrati