Libertà, tradizione, autorità
In vista delle rivelazioni che il titolo del libro di Israel promette può essere utile chiarirsi preliminarmente le idee. Da chi è minacciata oggi la scienza? Proviamo a fare una ricognizione generale delle forze avverse. I nemici della scienza sono essenzialmente di tre tipi: i nemici dichiarati o effettivi, cioè coloro che per ostilità intellettuale, per indifferenza o semplicemente per ignoranza ne contestano o mistificano i metodi e i risultati, e aborrono la razionalità scientifica (è il variegato mondo dell’”antiscienza”); gli amici dannosi, quelli cioè che per un eccesso di fiducia nei poteri della scienza, di fatto la danneggiano, assolutizzandola e facendone così uno spauracchio (gli scientisti); i falsi amici, cioè quelli che propongono alla scienza finte alleanze (che si rivelano essere in effetti dei rapporti di subalternità) con ideologie e religioni (o con religioni ideologizzate, che è il caso attuale), privandola non già di suoi presunti primati, ma semplicemente della sua autonomia.
Leggendo il libro di Israel ci si accorge che i nemici della scienza di cui si occupa sono quelli della seconda specie, gli scientisti; per meglio dire, sarebbero quelli, se Israel non allargasse arbitrariamente la categoria dello scientismo, includendovi anche quanti si limitano a sostenere l’oggettività della scienza, la sua indipendenza da altri saperi e da altre sfere di discorso e di azione, e la sua indifferenza ai finalismi e alle questioni di senso (cosicché rimane ben poco spazio a uno scienziato per non essere tacciato di scientismo). Si tratta di un’operazione ampiamente praticata dai “falsi amici” della scienza, che si abbina a quella consistente nel costruire bersagli di comodo (il positivismo, l’egemonia scientifica ecc.) per poi abbatterli senza sforzo e affossare con essi anche le prerogative fondanti della scienza. Come si può seriamente pensare e sostenere che la scienza in Italia stia morendo di scientismo (per di più, “di stampo positivistico”)? Quanti sono da noi gli intellettuali che predicano il culto della scienza come unica forma conoscitiva assolutamente valida? Si contano sulle dita di una mano, e non sono quelli cui si indirizza la maggior parte degli strali di Israel. Ma tant’è: si respira un’aria di restaurazione e ogni giorno spunta qualche nuovo nipotino di de Maistre che, con gli stessi argomenti del trisavolo ma con stile meno raffinato, continua ad attribuire a Bacone tutte le nequizie dell’umanità.
Israel appartiene a quella schiera di intellettuali transitati dal catechismo
marxista (come lo chiama lui) al catechismo teocon e alla difesa armata delle radici giudaico-cristiane d’Europa (si veda, a questo proposito, il suo precedente Liberarsi dei demoni, Marietti, 2006). Trattandosi di un percorso personale non ci sarebbe niente da eccepire, ma il libro risente pesantemente degli strascichi velenosi che simili parabole politico-culturali di solito si portano dietro. E così le poche osservazioni pacate e ampiamente condivisibili (ad esempio, la sottolineatura del valore culturale e non meramente tecnico della scienza) sono sommerse da uno straripante e disordinato flusso polemico — politicamente e ideologicamente a senso unico — che attraversa ogni pagina. Nel primo e nel quinto capitolo, la giusta critica di alcune perniciose mode didattiche diventa l’occasione per attribuire alla sinistra e al cosiddetto “pedagogismo progressista” lo sfascio dell’intero sistema educativo italiano. Per contro, la visione della scuola come impresa — che pure viene condannata — non sembra avere paternità (e le tre «i» berlusconiane?). Il documento approntato nel 2007 dal gruppo di lavoro per lo sviluppo della cultura scientifica diretto da Luigi Berlinguer viene, senza alcuna seria disamina, liquidato come «campione da laboratorio dell’ideologia che sta distruggendo l’insegnamento scientifico”, mentre un totale silenzio copre l’iniziativa della ex ministra Moratti e del pedagogista Bertagna di cancellare l’evoluzionismo dai programmi scolastici (un atto che evidentemente Israel non ritiene così deleterio per l’educazione scientifica).
Le parole d’ordine che Israel propone per la rinascita educativa sono tre: libertà, tradizione, autorità: le ultime due a temperare e a rendere “autentica» la prima (viene in mente Freeman Dyson — affetto anche lui da pedagogismo progressista? — che al contrario indica nell’antiautoritarismo uno degli aspetti della scienza più caratteristici e più affascinanti per i giovani). La magica triade è alla base di un appello «di notevole importanza” sottoscritto dallo stesso Israel qualche anno fa. Per fortuna, e per nostro diletto, il testo e i firmatari dell’autorevole manifesto sono riportati in nota, e così possiamo chiederci, ad esempio, se la firma di illustri direttori di giornali e telegiornali sotto la frase “per anni dai nuovi pulpiti — scuole e università, giornali e tele- visioni — si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia” sia da considerarsi una confessione tardiva o solo il frutto di una distrazione, e se l’amara constatazione che ai nostri giorni “nulla in fondo ha valore, se non i soldi, il potere e la posizione sociale” vada attribuita a un altro noto firmatario, Renato Farina.
Dei “documenti di malascienza” raccolti nell’appendice omonima non vale la pena dare conto, trattandosi perlopiù di esempi di malainformazione giornalistica, attribuibile a mera ignoranza e non certo a scientismo. Ma c’è un documento di genuina malascienza che merita di essere menzionato. Peccato che si trovi nella prima parte del libro, quella che dovrebbe contenere invece la «buona scienza” predicata dall’autore. A p. 198, in risposta a Massimo Piattelli Palmarini che contestava le tesi del cardinale Schonborn sull’evoluzionismo facendo notare che la visione che attribuisce un ruolo centrale all’evoluzione è perfettamente “materialistica, proprio come lo sono la fisica e le sue leggi», Israel scrive: “Ma quando mai? Questo è un solenne svarione dal punto di vista della storia della scienza. Quasi nessuno scienziato (e, in particolare, nessun fisico) del ‘600 era materialista e non lo era neppure la maggioranza degli scienziati del ‘700 e dell’800. Non si vede affatto per quale motivo le leggi della fisica dovrebbero essere materialiste” (corsivo mio). Insomma, il fatto che Galileo e Newton fossero credenti dimostrerebbe che la fisica non è materialista (e quindi, presumibilmente, è spiritualista, animista o qualcosa del genere). Forse non possiamo pretendere che Israel – che è un matematico – abbia consuetudine con la fisica, ma un po’ di logica non dovrebbe essergli familiare?
Vincenzo Barone – L’indice – gennaio 2009
Giorgio Israel – Chi sono i nemici della scienza? Riflessioni su un disastro educativo e culturale e documenti di malascienza – pp. 346, 21,50 euro, Lindau, Torino 2008