Qui Livorno – Bioetica e tradizione ebraica
” ……e tu sceglierai la vita….” è il principio della Torà su cui si è basato il convegno “Bioetica e tradizione ebraica” che ha visto a Livorno la partecipazione di numerosi esperti, ebrei e non, che si sono interrogati sul significato della vita alla luce delle potenzialità e delle responsabilità messe in essere dalla ricerca scientifica e dallo sviluppo della medicina.
Circa 150 persone, rinunciando a un pomeriggio di sole ormai primaverile, hanno affollato la sala convegni della Fondazione Livorno Euro Mediterranea, per approfondire un argomento d’attualità complesso e delicato. L’iniziativa è stata promossa dal Dipartimento Educazione e Cultura (Dec) dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e con la collaborazione della Comunità Ebraica e del Comune di Livorno e il patrocinio della Provincia. Il convegno è avvenuto poco dopo il Consiglio dell’Ucei, ospitato, lo stesso giorno, dalla Comunità Ebraica livornese.
Paola Bedarida vicepresidente della Comunità Ebraica di Livorno, cui è spettato il compito di coordinare il convegno, ha introdotto gli interventi dei relatori intervenuti fra cui il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, il presidente della Comunità Ebraica di Livorno Samuel Zarrough, il sindaco di Livorno
Alessandro Cosimi e Laura Bandini, assessore alla cultura e vicepresidente della Provincia di Livorno, che hanno ribadito la necessità di confrontarsi con la realtà, piuttosto che fermarsi a pregiudizi e ideologie. Il presidente Gattegna in particolar modo ha precisato che da questo punto di vista l’ebraismo sembra portare un proprio contributo, offrendo opinioni e spunti di riflessione validi anche per il pensiero laico .
“Per l’ebraismo la vita non è interrompibile, ha osservato il Rav Yair Didi rabbino capo della Comunità di Livorno, Non ci è permesso toglierla a chi è malato, in modo attivo ma solo in modo passivo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il Rav Roberto Della Rocca, direttore del Dec, che analizzando il verso su cui si è ispirato il convegno “e tu sceglierai la vita…”, ha osservato come questo verso possa essere interpretato sia come un consiglio che come un ordine, “dobbiamo scegliere la vita non perché essa abbia un valore intrinseco, un valore proprio, ha spiegato il Rav Della Rocca, ma perché la Torà ha indicato che questa vita è buona e che ognuno deve aderire alla propria vita. In altri termini la vita è qualcosa che si impone dall’esterno di cui non si è completamente padroni; non la si domanda, non la si cerca, e malgrado tutto non si è liberi di disfarsene. In questo caso, come insegna il Pirqè Avot, tutto ciò che facciamo è nostro malgrado. Paradossalmente la parola chiave sarebbe “baal korchachà”, tuo malgrado. La vita, la morte ci vengono imposte e nostro malgrado dovremmo anche renderne conto”.
Di carattere più tecnico gli interventi dei due medici Gianfranco Di Segni e Maurizio Fornari che hanno approfondito il tema della bioetica dell’inizio e del termine della vita umana alla luce della normativa ebraica.
“Prima della nascita, i diritti del frutto del concepimento aumentano gradualmente. Secondo le fonti talmudiche l’embrione prima del 40esimo giorno dal concepimento non è ritenuto che “mera acqua”” ha rilevato il Rav Gianfranco Di Segni biologo ricercatore al CNR di Roma e docente presso il Collegio Rabbinico Italiano, spiegando poi che non tutte le opinioni attribuiscono a questa affermazione un valore legale assoluto, ma che essa è considerata una motivazione per facilitare (quando ne sussistano le condizioni) la sperimentazione sugli embrioni e la ricerca sulle cellule staminali embrionali come anche per autorizzare l’interruzione della gravidanza quando questa metta in
pericolo la salute della madre.
“Uno dei problemi principali per cui è fondamentale arrivare a una chiara determinazione della fine della vita, ha osservato poi Maurizio Fornari medico cardiologo, primario ospedaliero presso l’Ospedale Israelitico di Roma e dottore in studi ebraici, è quello del trapianto degli organi. Stabilire che il decesso sia avvenuto è infatti un prerequisito per poter effettuare l’espianto degli organi da destinare per il trapianto ai pazienti compatibili”.
Ripercorrendo le varie fasi attraverso cui il rabbinato centrale d’Israele concluse che l’assenza della respirazione prima ancora che l’arresto cardiaco può essere considerata come un segno dell’avvenuto decesso, Fornari ha spiegato che nel maggio del 2000 l’Assemblea dei rabbini d’Italia ha deliberato a maggioranza (ma non all’unanimità) di seguire l’orientamento del rabbinato centrale di Israele e di considerare quindi la morte cerebrale come elemento sufficiente per la determinazione legale della morte.
Francesco Busnelli, professore di diritto civile presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nonché membro dell’European Group of Ethics, ha esaminato i problemi giuridici connessi a capacità giuridica e capacità di agire, soffermandosi sulla necessità di una maggiore articolazione delle leggi in materia di bioetica esaminando i percorsi giuridicamente possibili in Italia, in Europa e nel Nord America. Il professor Busnelli ha anche espresso la sua preoccupazione del rischio di strumentalizzazione da parte della stampa riguardo a casi clamorosi avvenuti nel recente passato.
Ilana Bahbout