esodo/moked

Questo sabato leggeremo, in preparazione a Pesach, il brano dell’Esodo che istituisce il calendario ebraico: “questo mese è per voi l’inizio dei mesi”. Il mese è quello con cui inizia la primavera, Nissan, e nel quale gli ebrei furono liberati dall’Egitto. Il tempo ebraico, secondo l’ordine biblico, si calcola dando la precedenza a un evento storico. Ma nella misurazione del tempo c’è anche l’aspetto della natura, o meglio della creazione. Sappiamo tutti che il capodanno, Rosh haShanà, che si celebra ritualmente e dal quale inizia il conto degli anni, è quello autunnale, di Tishrì, nel quale il modo è stato creato (secondo un’opinione) o è stato “concepito” (secondo un’altra opinione). E’ un esempio della complessità ebraica ma non di una contraddizione. L’idea di fondo è che siamo tenuti a celebrare, ricordare, scandire il tempo in base a due principi: la presenza divina nella creazione e la presenza divina nella storia. La scansione del calendario, i significati delle feste ebraiche, tra natura e storia, il sabato prima di tutto (ricordo della creazione e ricordo dell’uscita dall’Egitto, come liberazione dalla schiavitù) rappresentano nella loro dinamica questa duplice idea che è essenziale nella visione ebraica.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Negli anni Sessanta si era molto discusso il problema della stampa ebraica in Italia e in particolare la sua frammentazione fra venti testate, quasi tutte a limitata diffusione locale. Il 2 maggio 1965 si tenne a Roma un convegno nazionale organizzato dalla Federazione Giovanile Ebraica d’Italia, la mitica FGEI. La mozione finale auspicava fra l’altro la “creazione di un grande periodico degli ebrei italiani che, senza rinunciare a un’ampia ma particolare personalità, dia democraticamente spazio a tutte le opinioni e sopperisca alle esigenze di formazione e di informazione di tutte le famiglie ebraiche”. Sono passati 44 anni, molte cose sono cambiate nel mondo, in Israele, nell’ebraismo italiano e nella diaspora globale. Chi ricorda quei tempi sa che le necessità e le sfide sono oggi enormemente più complesse in una società inondata dall’informazione. Il collettivo ebraico è impegnato su più fronti, nel mondo e in Israele, non necessariamente unanime su tutto, ma ancora fondamentalmente solidale nella difesa dei propri diritti civili e della propria cultura. E questo di fronte a una popolazione ebraica che in Italia è diminuita a causa dell’invecchiamento e dell’erosione identitaria, ma che contiene energie intellettuali e una profondità di conoscenze ebraiche certamente non inferiori a quelle di 44 anni fa. Ora l’Unione delle Comunità ha dato una chiara indicazione di voler creare un giornale ebraico nazionale a stampa, concepito con moderni criteri editoriali, al di là del sito internet. Con tutto l’apprezzamento meritato da chi oggi dirige con passione e onestà la stampa periodica ebraica, le risposte locali non sono sufficienti. Le iniziative editoriali esistenti potrebbero proficuamente confluire e trovare spazio nella nuova pubblicazione nazionale. Chi ha visto il “numero zero” del nuovo giornale ebraico pensa che esso offrirebbe un grande salto di qualità nell’immagine e nell’approfondimento, in grado di competere in modo più efficiente e aggressivo con le forze della disinformazione, della contestazione, e anche della violenza fisica che ci circondano. Sosteniamo l’idea e la sua realizzazione.

Sergio Della Pergola, demografo, Università Ebraica di Gerusalemme