«Barack? Un pratico che deluderà la nostra sinistra»
«Obama deluderà molto la sinistra italiana. Noi siamo giudicati dai fatti, non dalle battutine». Alessandro Ruben (nell’immagine) è un uomo di poche parole. Esponente della Comunità ebraica italiana, al vertice della Antidefamation league e ora anche deputato del Pdl e presidente del comitato interparlamentare Italia-Usa, Ruben parla poco. Si ferma su un divanetto del Transatlantico per commentare gli ultimi sviluppi.
Onorevole, come valuta l’apertura di Obama all’Iran?
«È chiaro che si è chiusa una fase storica. Sinora gli Usa erano convinti a usare prevalentemente l’opzione militare che, forse, non ha dato tutti i frutti sperati. Nella recente visita in Italia, la spokesman del congresso Usa, Nancy Pelosi, lo ha detto in modo chiaro ai nostri vertici istituzionali».
E la nuova fase?
«Per la nuova fase direi che la parola chiave è confronto . Gli americani sono molto più propensi a confrontarsi con gli alleati. E non solo. Diciamo con tutti. Obama è un uomo di grande pragmatismo. E un uomo che tende la mano. Ma, attenzione, è pronto a usare il pugno con chi risponde usando l’offesa».
In questo senso va intesa l’apertura di Obama all’Iran?
«Certo. Un’apertura di credito. Una mano tesa. Se viene raccolta, Obama andrà avanti. Ma sul nucleare non farà sconti».
Non teme che questo significherà un allontanamento tra Usa e Israele?
«Non credo».
Ne è sicuro? Anche se il ministro degli Esteri sarà Lieberman?
«Guardi, oggi il grande discrimine è la lotta al terrorismo. E tra Israele e Usa gli obiettivi sono comuni. Per questo sono convinto che non c’è nulla da temere».
Pertanto non teme neanche frizioni nel rapporto tra Usa e Italia?
«Soltanto in Italia si guarda alla politica estera attraverso la politica italiana. Racconto un episodio. Di recente mi è capitato di essere a Washington in una sede istituzionale ho chiesto un’indicazione e una guardia mi ha chiesto: Italian? Carabinieri?’. Vede, il punto è proprio questo. Quando i nostri soldati vanno all’estero sono italiani e basta. Solo noi facciamo distinzione».
Che distinzione?
«Se si alza il tricolore non guardiamo la bandiera. Stiamo a vedere chi la sta alzando. Se è della nostra parte politica, allora va bene. Altrimenti è tutto sbagliato. Vorrei invitare tutti a pensare al Paese, al bene del Paese».
Torniamo all’estero. Si sono incrinati i rapporti tra Obama e Berlusconi?
«Ho già detto, Obama è un pragmatico. Berlusconi pure. Conteranno i fatti».
La nuova strategia americana è quindi dialogo e condivisione con gli alleati..
«Il cambiamento di Obama è proprio questo. Ma che non si pensi a una debolezza. Affatto. Obama non farà sconti a nessuno. Ai nemici come agli alleati che cercano di fare i furbetti magari con accordi segreti o doppi binari di trattativa. L’obiettivo è comune nella lotta al terrorismo e nella ricerca della pace. Quindi ecco che si cerca di mettere insieme gli uomini di buona volontà per raggiungere gli obiettivi».
E l’Italia che ruolo avrà?
«Oggi forse più di prima un ruolo da protagonista. E la credibilità che oggi l’Italia, il governo Berlusconi, hanno all’estero. E’ questo che conta. Quello che si fa. Non la battuta o le polemiche di condominio. A Washington Frattini ha porte aperte. Gli americani guardano cosa fanno e come si comportano i nostri soldati nelle missioni all’estero. Ecco loro, i soldati, sono i nostri veri ambasciatori. In Libano, Afghanistan come istruttori in Iraq. Grazie a loro il nostro Paese avrà un grande ruolo in questo futuro prossimo».
Fabrizio dell’Orefice – Maurizio Piccirilli, Il Tempo, 21 marzo 2009