L’osservanza dello Shabbat e l’astensione dal lavoro
Una delle maggiori difficoltà che ostacolano l’osservanza dello Shabbat è quella di interrompere il lavoro. Perché Shabbat è anzitutto cesura, interruzione. La difficoltà è acuita nella nostra epoca dove il creare è ridotto sempre più al produrre, a quel fare sfrenato che sembra travolgere tutti in una vertigine senza fine.
Eppure interrompere, per ritirarsi e per non-fare, può essere il preludio per una nuova, più profonda creatività. Non necessariamente creare è produrre, e spesso quel fare illimitato, quel continuo affaccendarsi e industriarsi, che spesso per noi è diventato la norma, può risolversi in un nulla.
Nella narrazione qabbalistica la creazione è descritta come un ritrarsi del Creatore per dar luogo al creato. Questo gesto dello tzim-tzum è una concentrazione e una contrazione, un ritiro e un esilio. E se si dovesse ripensare anche la creatività umana secondo questo suggerimento. Se creare fosse anzitutto un ritrarsi concentrato? Un raccogliersi per liberare spazio? Se questo ritrarsi liberatorio lasciasse emergere ciò che non è costruito né costruibile, il dono imprevisto di quel che deve avvenire?
Donatella Di Cesare, filosofa